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"PER LA CINA IL VERTICE SCO È TENTATIVO DI SCALFIRE LA CENTRALITÀ AMERICANA E DI ACCREDITARE UN'ASIA CAPACE DI ORGANIZZARSI SENZA L'OCCIDENTE" - ETTORE SEQUI SPIEGA PERCHÉ LE POLITICHE SCOMPOSTE DI TRUMP STANNO SPOSTANDO IL BARICENTRO POLITICO VERSO L’EURASIA: “XI ACCOGLIERÀ OLTRE VENTI LEADER, TRA CUI PUTIN E L'INDIANO MODI. LA SUA PRESENZA È LA NOVITÀ PIÙ RILEVANTE. TRUMP HA IMPOSTO DAZI DEL 50% SULL'EXPORT INDIANO, MA NON A PECHINO. L'ALLEATO PENALIZZATO E IL RIVALE RISPARMIATO: PER MODI È UN'IPOCRISIA CHE RIVELA LA DEBOLEZZA AMERICANA. PIÙ GLI STATI UNITI ALZANO BARRIERE IN MODO AGGRESSIVO, PIÙ RENDONO FACILE A PECHINO FEDERARE LE INSODDISFAZIONI…”

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Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

ETTORE SEQUI

Qualche settimana fa, un intellettuale cinese mi ha detto con soddisfazione che alla Cina basta sedersi sulla riva del fiume e attendere: il proprio soft power cresce grazie agli errori della nuova amministrazione americana. I dazi Usa generalizzati hanno frammentato le catene globali e colpito più gli alleati che i rivali.

 

Il ridimensionamento di UsAid ha aperto spazi in Africa, Asia e America Latina, riempiti da Pechino con prestiti e infrastrutture. L'imprevedibilità di Washington ha reso la Cina un partner percepito come affidabile. Il rifiuto americano del multilateralismo ha legittimato piattaforme come Brics, Belt and Road e Sco (Shanghai Cooperation Organization). Non è merito di Pechino, ma frutto di una erosione della vocazione universalistica americana.

 

NARENDRA MODI - DONALD TRUMP

Il vertice Sco che si apre a Tianjin il 31 agosto conferma questo quadro. È più di un summit regionale: segnala che il baricentro geopolitico si sposta dall'Occidente all'Eurasia. Xi accoglierà oltre venti leader del Sud globale, tra cui Putin, l'indiano Modi, il presidente iraniano Pezeshkian e il segretario generale Onu Guterres.

Per la Cina è un nuovo tentativo di scalfire la centralità americana e di accreditare l'immagine di un'Asia capace di organizzarsi senza l'Occidente.

 

xi jinping narendra modi 2

La presenza di Modi è la novità più rilevante. Dopo sette anni, torna in Cina non per allearsi con Pechino, ma per un calcolo tattico causato dalle scelte di Washington.

Trump ha imposto dazi del 50% sull'export indiano, come sanzione per gli acquisti indiani di greggio russo, passati da meno dell'1% a circa un terzo del fabbisogno totale dell'India. Trump ha invece risparmiato Pechino, primo acquirente di petrolio scontato da Mosca. L'alleato penalizzato e il rivale risparmiato: per Modi è un'ipocrisia che rivela la debolezza americana.

 

narendra modi vladimir putin xi jinping 1

La ragione risiede nella vulnerabilità degli Stati Uniti nel campo delle terre rare. La Cina controlla oltre l'85% della lavorazione mondiale e più del 90% della produzione di magneti permanenti.

Ogni F-35 richiede oltre 420 chili di terre rare e magneti, un cacciatorpediniere Arleigh Burke più di 2,6 tonnellate e un sottomarino Virginia oltre 4,5 tonnellate, in massima parte provenienti dalla Cina. La potenza militare americana dipende da materiali che Pechino può condizionare a piacimento.

 

È un paradosso strategico: Washington deve tollerare la dipendenza dal rivale che non osa sanzionare, mentre colpisce gli alleati.

NARENDRA MODI E DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA

La presenza di Modi non indica un cambio di campo, ma segnala che l'India ha alternative. La sua immagine accanto a Xi e Putin, con Guterres a legittimare, è un messaggio eloquente per Washington.

 

Per la Russia Tianjin è ossigeno: Putin non detta più l'agenda, ma porta due doti decisive, energia e forza militare. La sua presenza accanto a Xi e Modi certifica che Mosca non è isolata e che la Sco normalizza l'interdipendenza eurasiatica.

 

Dietro la vetrina del Vertice scorrono tre agende. La prima è securitaria: Afghanistan, narcotraffico, confine sino-indiano. La seconda è economica e finanziaria: clearing fuori dal dollaro, valute e strumenti digitali legati allo yuan, che l'India tuttavia accetta solo in parte.

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La terza è simbolica: estendere la narrativa di autonomia strategica dall'Eurasia al Golfo e al Sud-Est asiatico.

 

[…] la Sco consente alla Cina di trasformare contraddizioni in convergenze tattiche. È un asse frastagliato ma reale, che non vuole sostituire l'Occidente ma ridimensionarlo, contrapponendo all'incoerenza americana la narrativa di stabilità e l'immagine cinese di "potenza responsabile".

 

Il vertice di Tianjin non cambierà l'ordine globale, ma confermerà che il mondo può riorganizzarsi senza l'America e in parte contro di essa.

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[…]

 

La lezione è tagliente: più gli Stati Uniti alzano barriere in modo incoerente, aggressivo e imprevedibile, più rendono facile a Pechino federare le insoddisfazioni. È la politica dell'egemonia negativa. E la Cina, con pazienza strategica, sembra voler applicare un antico insegnamento cinese: "quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento".

NARENDRA MODI E DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA

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