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“LA BREXIT E’ STATO UN ERRORE CATASTROFICO, BISOGNA RIENTRARE NELLA UE” – NEL LABOUR SI INFIAMMA LA SFIDA A STARMER: L’EX MINISTRO WES STREETING ROMPE IL TABÙ NEI LABURISTI E DICE CHE “IL FUTURO DELLA GRAN BRETAGNA È CON L’EUROPA” – UNA PRESA DI POSIZIONE CHE CHE È SOPRATTUTTO UNO SGAMBETTO NEI CONFRONTI DI ANDY BURNHAM, IL SINDACO DI MANCHESTER CHE È IL FAVORITO PER LA SUCCESSIONE A STARMER. MA BURNHAM DEVE PRIMA FARSI ELEGGERE DEPUTATO (PERCHÉ CHI NON SIEDE A WESTMINSTER NON PUÒ FARE IL PREMIER) E PER QUESTO CORRERÀ IN UNA SUPPLETIVA A MAKERFIELD, NELL’AREA DI MANCHESTER, DOVE STRAVINSERO I SÌ ALLA BREXIT…
Luigi Ippolito per il Corriere della Sera - Estratti
La Brexit entra di prepotenza nella corsa per succedere a Keir Starmer, il primo ministro britannico. Il dimissionario ministro della Sanità, Wes Streeting, nell’annunciare la sua intenzione di candidarsi alla leadership del partito laburista e del governo, ha definito l’uscita di Londra dalla Ue «un errore catastrofico»: «Il futuro della Gran Bretagna è con l’Europa — ha aggiunto — e, un giorno, di nuovo nell’Unione europea».
Secondo Streeting, il Labour dovrebbe andare alle prossime elezioni con la promessa di rientrare nella Ue.
La mossa dell’ex ministro rompe un tabù nella politica britannica, dove finora vigeva una omertà di fatto sulla Brexit, perché nessuno voleva mettere apertamente in discussione una decisione democratica quale quella presa col referendum del 23 giugno 2016, che sancì l’uscita di Londra dalla Ue.
Ma quella di Streeting è una presa di posizione che è soprattutto uno sgambetto nei confronti di Andy Burnham, il sindaco di Manchester che è il favorito per la successione a Starmer: Burnham deve prima farsi eleggere deputato (perché chi non siede a Westminster non può fare il premier) e per questo correrà in una suppletiva a Makerfield, nell’area di Manchester, che si terrà il 18 giugno.
Ma Makerfield è un posto che nel 2016 votò al 65% a favore della Brexit e dunque rivangare la questione europea è un chiaro imbarazzo per Burnham: non a caso, il sindaco di Manchester, pur confermando quanto aveva detto in passato, e cioè che si aspetta il rientro nella Ue «nel corso della sua vita», ha precisato che non intende fare campagna su questo e che si concentrerà sulle questioni pratiche che davvero stanno a cuore alla gente.
La fuga in avanti filo-europea di Streeting ha una sua logica: il nuovo premier dovrà essere scelto dagli iscritti al partito laburista, che sono all’87% a favore del ritorno nella Ue. Tuttavia l’ex ministro della Sanità non ha ancora lanciato formalmente la sfida a Starmer, perché per farlo ha bisogno delle firme di 81 deputati laburisti (il 20% del gruppo parlamentare) e finora non sembra aver trovato il sostegno necessario.
Le parole di Streeting sono state tuttavia criticate da esponenti del governo, che le hanno definite «divisive»: «Davvero non capisco questo improvviso focus sull’Europa — ha detto alla Bbc la ministra della Cultura, Lisa Nandy —. Se la risposta è riunirsi alla Ue, allora essenzialmente stiamo dicendo alla gente “tutto andava bene nel 2015, dobbiamo solo tornare indietro”».
È evidente che riaprire la questione crea grande disagio nel partito laburista, nel momento in cui il governo Starmer è impegnato in un delicato esercizio di equilibrismo che implica un deciso riavvicinamento al mercato unico, pur senza dare l’impressione di rovesciare la Brexit. Chi gode in tutto questo è Nigel Farage, il tribuno della destra populista, che metterà il «tradimento» al centro della campagna per bloccare l’elezione di Burnham a deputato.
Al di là del dibattito interno britannico, l’eventualità di un ritorno di Londra nell’Unione europea resta però assai remota (...)
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