DAGOREPORT - L'ENNESIMO ROUND TRA DONALD TRUMP E PAPA LEONE SI SVOLGERÀ IL 25 MAGGIO IN VATICANO -…
BENVENUTI NEL PAESE DI ARLECCHINO E PULCINELLA - ECCO LA “FAVOLETTA” RACCONTATA DA MARCELLO SALA, EX DG DEL MEF, AI MAGISTRATI SU COME SI È ARRIVATI ALLA VENDITA DEL 15% DI MPS DA PARTE DI QUEL TESORO DI GIORGETTI AL QUARTETTO CALTA-MILLERI-BPM-ANIMA SGR – ‘’LE TRATTATIVE CON I FONDI, LE BANCHE, NONCHÉ IMPRENDITORI COME CALTAGIRONE, MARCHI, APONTE ED ALTRI, ERANO SEMPRE MOLTO SVANTAGGIOSE PER IL MEF” - SALA NEGA DI ESSERE STATO CONTATTATO DAGLI INVESTITORI (“AVEVAMO UN INTERMEDIARIO, BANCA AKROS”) ED ESCUDE CHE ''UNICREDIT ABBIA FORMULATO UNA PROPOSTA DI ACQUISTO CON PREMIO'' – MA NEL 2025 L’AD ANDREA ORCEL DICHIARO' AI PM: “QUANDO UNICREDIT PROVÒ A CONTATTARE AKROS CI RISPOSERO CHE L’OFFERTA ERA GIÀ CHIUSA. COSA CHE CI AVEVA SORPRESO PERCHÉ È NOTORIO CHE IN PROCEDURE SIMILI ESISTE UNO SPAZIO NEGOZIALE PRIMA DI CHIUDERE L'OPERAZIONE" – ORCEL AGGIUNSE: "CI FURONO MOLTI COMMENTI CRITICI SOPRATTUTTO A LONDRA, BASATI ESSENZIALMENTE SULL'ANOMALIA DI UN'OPERAZIONE DI MERCATO AFFIDATA AD UN SOGGETTO COME BANCA AKROS APPARTENENTE ALLO STESSO GRUPPO DEL PRINCIPALE ACQUIRENTE" (BPM)
Andrea Deugeni e Luca Gualtieri per “MF – MilanoFinanza” - Estratti
Emergono nuove rivelazioni sulla privatizzazione del Mps e sulla scalata a Mediobanca, al centro di un’indagine della Procura di Milano su un presunto concerto tra Francesco Milleri (Delfin) e Francesco Gaetano Caltagirone con il concorso del ceo di Siena, Luigi Lovaglio.
A rivelarli è un verbale di assunzione informazioni allegato alla richiesta di autorizzazione preventiva a visionare eventuali chat sul cellulare dell’ex direttore generale del Tesoro Marcello Sala, non indagato ma a cui il telefono è stato sequestrato, con alcuni parlamentari.
La richiesta per ora è bloccata in Giunta per le autorizzazioni della Camera, che ha chiesto chiarimenti ai magistrati di Milano sullo stato di elaborazione del telefonino del dirigente. Un passaggio che allungherà i tempi dell’esame della richiesta dei pm.
giancarlo giorgetti giorgia meloni foto lapresse.
Come anticipato ieri online da MF-Milano Finanza, il 7 luglio 2025 in un colloquio durato circa quattro ore con il pm Giovanni Polizzi e gli ufficiali del Valutario della Gdf, l’ex dg del Tesoro con delega alle partecipazioni nonché attuale presidente di Nexi ripercorre come si è arrivati al collocamento di Mps fino all’ultima tranche del 15% il 13 novembre 2024.
Gli impegni del Tesoro in Ue
Sala ricorda come, dopo l’aumento di capitale del 2022, il Mef fosse salito al 65% di Mps assumendo impegni stringenti con la Dg Comp. Tra questi il più rilevante riguardava la discesa sotto il 20% entro il 2024.
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«Nell’estate 2023 ebbi diversi incontri con gli esponenti di fondi privati, banche, imprenditori al fine di valutare la cessione della partecipazione del Mef in Mps. Questi incontri erano estremamente frequenti, sono avvenuti sia a Roma, presso il Ministero, che presso le sedi di questi enti, o anche all’estero quando riguardavano fondi esteri. A questi incontri partecipavano talora alcuni miei collaboratori e in qualche occasione, in particolare quando si trattava di incontrare gli ad, anche lo stesso ministro (Giancarlo Giorgetti, ndr)».
I nomi? «I soggetti sono davvero numerosi, li potrei raggruppare per categoria, ad esempio gli hedge fund americani e britannici, pressoché tutte le banche nazionali e anche alcune banche estere, nonché singoli imprenditori italiani come Caltagirone, Marchi, Aponte ed altri».
Svantaggi per il Tesoro
Secondo il dirigente, però, le trattative «con i soggetti interessati alle azioni erano sempre molto svantaggiose per il Mef» e le condizioni proposte dagli investitori risultavano «penalizzanti per il Tesoro».
«Le prospettive future della banca in quel momento non apparivano positive, in particolare per la necessità di ulteriori finanziamenti, ma anche per la pendenza di cause giudiziarie molto importanti, e per la presenza di npl in bilancio», sottolinea Sala. «Ho tenuto presente che l’operazione di dismissione avrebbe dovuto superare le valutazioni anche della Corte dei Conti».
Uno dei passaggi rilevanti dell’audizione riguarda le interlocuzioni con Unicredit. La banca «nell’estate 2023 si disse interessata a rilevare anche tutta la partecipazione Mps offrendo uno sconto rispetto al prezzo di mercato e proponendo una serie di altre condizioni da noi ritenute svantaggiose. Escludo […] che Unicredit abbia formulato una proposta di acquisto con premio, che avremmo immediatamente accettato date le difficili condizioni della banca in quel momento».
Vennero esaminate anche ipotesi «come ad esempio la fusione con Bpm e Bper, che non andarono in porto per le stesse ragioni».
«Milleri? Non lo conosco»
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Tra i passaggi rilevanti c’è quello relativo ai rapporti con Delfin: «Non ho incontrato Milleri, che peraltro non conosco, né altri dirigenti del gruppo» della famiglia Del Vecchio.
Ma come si è arrivati a privatizzare in più tranche la banca?
La prima quota di Mps pari al 25% venne collocata nel novembre 2023. «Nell’autunno di quell’anno le prospettive di Mps erano migliorate sia perché in generale le banche avevano registrato significativi guadagni, sia perché le cause legali di Mps si andavano chiarendo». Così si procedette con un collocamento accelerato curato da Ubs, Bofa e Jefferies, perché «le trattative con i soggetti interessati alle azioni erano sempre molto svantaggiose per il Mef».
«Dopo il primo Abb, la percezione del mercato su Mps ha incominciato a cambiare», sottolinea Sala. Ma anche in quella fase non si trovarono acquirenti. Così il Mef procedette a un secondo abb per il 12,5% con Bofa, Jefferies e Mediobanca.
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«Dopo questo abb di marzo 2024, il titolo Mps si è ulteriormente apprezzato» e sono arrivati i primi utili tanto che la banca tornò a pagare un dividendo; «inoltre erano venute meno le cause legali che presentavano le criticità maggiori, e tutto questo si è riflettuto anche sui media che riportavano un grande interesse per Mps», spiega Sala ai pm.
Al tavolo governance e ceo
Nei mesi successivi continuarono le interlocuzioni, registrando «interesse molto elevato per la banca, al punto che i temi che venivano affrontati riguardavano direttamente la governance futura della banca, l'attribuzione della carica di amministratore delegato e la permanenza o meno del Mef all’interno della compagine.
francesco gaetano caltagirone - ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCO FRANK FEDERIGHI PER IL FATTO QUOTIDIANO
Questi contatti tuttavia non hanno consentito di pervenire ad una trattativa concreta con nessuno, nel frattempo i mesi passavano e al Mef registravamo anche le pressioni dalla Ue per rispettare l’impegno di perdere il controllo sulla banca».
Ci si avvicina così al collocamento della terza trance. Ci furono interlocuzioni anche «con i diversi imprenditori italiani che ho menzionato sopra, tuttavia preciso che la prospettiva di creare un nucleo rilevante di imprenditori nazionali all'interno dell’azionariato Mps era solo una delle diverse ipotesi al vaglio», spiega l’ex dirigente del Mef.
Sala rivela che era stata esaminata anche la possibilità di un'acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo o di Unicredit, per quanto questo avrebbe potuto porre problemi in termini di Antitrust, così come è stata anche esaminata la possibilità di fusione tra Mps e Bpm, che avrebbe senz'altro avuto un significato dal punto di vista industriale. Fatto sta che nulla di tutto questo si è concretizzato e, nel novembre 2024, abbiamo proceduto al terzo abb».
Ma perché, chiedono i pm, vi siete affidati come bookrunner solo a Banca Akros, che non era stata invitata nei precedenti collocamenti e che aveva una struttura meno rilevante rispetto alle banche globali?
Sala giustifica la scelta così: «In precedenza avevamo promosso una procedura di vendita (titolo Poste), affidandoci a tutte le banche italiane che fanno quel tipo di attività, e quindi anche ad Akros, che però non era stata selezionata in virtù di un’offerta meno vantaggiosa, cosa di cui si era lamentata». Inoltre, riguardo al terzo abb Mps, «lo sconto di Akros si è rivelato il più basso tra quelli offerti» dalle banche collocatrici.
roberto pellicano pierantonio zanettin marcello viola commissione banche al senato foto lapresse
Ma avete rilevato «come una criticità» – chiede il pm – che ci siano stati soli quattro aggiudicatari di quelle azioni, due dei quali (Bpm e Anima) legati ad Akros? «A noi interessava dismettere la quota di controllo entro fine anno, al miglior prezzo ed a soggetti che fossero affidabili, come nel caso di specie; in proposito, avevamo ipotizzato, anche sulla base di conoscenze pregresse dei due intermediari, che Finnat acquistasse per Caltagirone e Natixis per Delfin».
Sala nega di essere stato contattato dagli investitori: «Avevamo un intermediario, Banca Akros», per raccogliere le prenotazioni, «ed in ogni caso non avrei risposto proprio per questo motivo». Il collocamento venne alzato dal 7% al 15% in poco tempo: «Avendo a quel punto venduto il 15% di azioni a premio, come Mef non potevamo che ritenerci soddisfatti. Chiunque fosse stato interessato a fare offerte analoghe o anche migliori non aveva che da partecipare al book».
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29 NOV 2025 - L’AD DI UNICREDIT: “CI RISPOSERO CHE L’OFFERTA ERA GIÀ CHIUSA”
(ANSA) - In occasione del collocamento di azioni Mps, Unicredit ha provato a contattare Banca Akros, incaricata dal Tesoro di curare la vendita del 15% del Monte, ma si è sentito rispondere che "l'offerta era già chiusa, cosa che ci aveva sorpreso perché è notorio che in procedure simili esiste uno spazio negoziale prima di chiudere l'operazione".
E' quanto dichiarato dall'ad di Unicredit Andrea Orcel ai pm che indagano sulla scalata a Mediobanca, secondo quanto risulta dal decreto di perquisizione di Mps. Orcel ha spiegato l'interesse ad acquistare azioni del Monte con il timore che si stesse profilando "la possibilità di un'operazione strategica tra Bpm e Mps che avrebbe mutato il panorama del settore".
"Ho considerato doveroso, anche per rispetto dei miei azionisti di intervenire" ma "non è stato possibile per i motivi che ho già illustrato". Orcel ha riferito dei "molti commenti critici soprattutto a Londra" in merito al collocamento orchestrato dal Tesoro "basati essenzialmente sull'anomalia di un'operazione di mercato affidata ad un soggetto come Banca Akros appartenente allo stesso gruppo del principale acquirente, e che si è di fatto sostanziata in una negoziazione con un numero limitato di parti".
L'ad di Unicredit si è detto d'accordo con "le osservazioni secondo cui Banca Akros, oltre a non aver partecipato a precedenti collocamenti, non era certamente un soggetto primario del settore, come lo erano stati i precedenti bookrunner ed apparteneva effettivamente al gruppo che in definitiva ha acquistato il 9%" di Mps, tra quote del Banco e di Anima.
C'era, a suo dire, il rischio di "conflitti di interessi": "il dubbio era se l'intermediario individuato era in condizione di difendere adeguatamente gli interessi del venditore" ossia del Tesoro. Di solito il venditore tende "ad affidarsi sempre ai medesimi bookrunner, se hanno fatto un buon lavoro" e dunque "è stato trovato anomalo, e non solo da me"...
ORCEL: "PREMIO DEL 10% PER MPS MA TESORO VOLEVA MOLTO DI PIÙ"
(Alliance News) - Nell'estate del 2023, dopo colloqui con il ministro Giorgetti, UniCredit tenta di acquistare una quota di MPS dal Tesoro offrendo un premio del 10% ma l'accordo salta perché il MEF chiede di più.
Come ricorda la Repubblica mercoledì, un anno dopo, invece, Caltagirone e Delfin ottengono ciascuno il 3,5% attraverso un'operazione ABB con un premio più basso del 6,96% mentre UniCredit viene esclusa dalla procedura, circostanza ora al centro dell'indagine milanese sul risiko bancario.
Le operazioni ABB del Tesoro su MPS sono tre: novembre 2023 del 25%, marzo 2024 del 12,5% e novembre 2024 del 15%, l'ultima gestita da Banca Akros.
UniCredit riferisce di aver manifestato interesse anche per questa vendita ma di essersi sentita dire che l'offerta era già chiusa.
fabio corsico - francesco gaetano caltagirone
Per i PM, la terza cessione potrebbe essere stata pilotata: Caltagirone e Milleri hanno dichiarato alla Consob di aver avuto contatti con il MEF perché il Ministero voleva un "nucleo di investitori italiani", circostanza smentita dal Tesoro.
Anche Melzi d'Eril, amministratore delegato di Mediobanca, ha riferito ai PM che la vendita era nota, consegnando articoli di stampa.
L'inchiesta prosegue con l'analisi di dispositivi e documenti. I legali di Caltagirone e Milleri hanno chiesto accesso agli atti per visionare il materiale d'accusa senza ricorrere al Riesame, segnale di collaborazione con i PM.
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