felice maniero

FELICE...E PURE RICCO! - IL TESORETTO NASCOSTO DI FELICE MANIERO, EX BOSS DELLA MALA DEL BRENTA ORA RICOVERATO IN UNA RSA: "AVEVO 30 MILIARDI DI LIRE. ORA NE HO MENO" - TRA I QUADRI CHE HA RUBATO ANCHE UN DE CHIRICO E DUE AUTORITRATTI DI PICASSO E UNO DI VAN GOGH: "UNO L’HO RESTITUITO PER LA LIBERAZIONE DI MIO CUGINO GIULIO. GLI ALTRI SONO ALL’ESTERO, PER I FIGLI..."

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Estratto dell'articolo di Andrea Pasqualetto per "il Corriere della Sera"

 

FELICE MANIERO OGGI

In un angolo della sala, seduto come un soldatino, c’è un signore che fissa l’unico quadro. È magro, pallido, silenzioso. Lo chiamano con un nome da bambino e fino a qualche tempo fa pochi qui sapevano che quest’uomo dall’aria mite, in realtà, è lui: il superboss Felice Maniero. «Il mondo – sussurra indicando il quadro – il vulcano, la lava, l’inferno…». Chi è l’omino rosso sotto il vulcano? «Io». Un’anima dannata? «Sì».

 

[...] Quello era il Maniero dall’inconfondibile frangetta, l’espressione furba e il pensiero veloce che lo portò a decidere in pochi giorni di scrivere un libro autobiografico, «Una storia criminale», la storia cioè di un bandito diventato il capo indiscusso della Mala del Brenta, la più potente e feroce organizzazione malavitosa mai esistita al Nord. Basti un numero: 400 uomini fra ladri, rapinatori, biscazzieri, sequestratori, spacciatori, trafficanti e anche assassini.  [...]

 

felice maniero

Si è sempre vantato di essere comunista spacciandosi per novello Robin Hood, di certo se avesse le energie dei trent’anni tenterebbe il colpaccio del Picasso al Moma. Il curriculum c’è tutto: un Velasquez, un Correggio, un El Greco e due Guardi trafugati dalla Pinacoteca di Modena. «Li ho restituiti in cambio di una liberazione». 

 

Nella sua personalissima galleria sono entrati anche un De Chirico e due autoritratti di Picasso e uno di Van Gogh. «Li prendevo e li mettevo da mia zia a Campolongo. Mi piaceva accarezzarli, anche se poi li usavo come merce di scambio. Uno l’ho restituito per la liberazione di mio cugino Giulio». E gli altri? «Non ho più niente». Cioè? «Sono all’estero, per i figli», aveva detto a Dianese.

 

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Boh. Pare che il Van Gogh l’avesse comprato all’asta per 650 milioni di lire quarant’anni fa. Ora varrà milioni di euro. «L’ho venduto». Non aggiunge altro, anche perché sa bene che tutto ciò che dichiara di possedere gli verrebbe sequestrato. Quindi, non si sa, e bisogna fare i conti con il fatto che la prodigiosa memoria di un tempo ora è quel che è, tanto che gli stanno nominando un amministratore di sostegno. «Avevo 30 miliardi»

 

Dicono che abbia finito i soldi: «Non li ho finiti, ne ho meno», insorge con l’orgoglio del boss che non vuole riconoscere di essere finito sul lastrico. C’è ancora il tesoro di Maniero? «No, quello non c’è più». Quant’era? Cinquanta miliardi di lire? «Nooo, meno, una trentina, non li contavo, tanti comunque». [...]

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