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Umberto Rapetto per www.infosec.news
La Federal Communication Commission (FCC) ha definitivamente seppellito i colossi dell’industria cinese nel settore delle telecomunicazioni. La “sentenza” è stata commentata dal commissario Geoffrey Starks, avvocato formatosi ad Harvard e alla Yale Law School e componente della Autorità in quota democratica, che si è fatto interprete dell’approfondito lavoro svolto dal “Public Safety and Homeland Security Bureau” ossia della struttura interna alla FCC competente a trattare le questioni di sicurezza.
Questa mossa – tutt’altro che inaspettata visto che da novembre scorso tutti sapevano dell’indagine in corso – si traduce nel divieto formale di utilizzare fondi federali per acquistare e installare apparecchiature Huawei e ZTE da parte di società statunitensi operanti nel comparto TLC.
Ajit Pai, che presiede la FCC, avrebbe spiegato che la draconiana decisione sarebbe stata determinata dal “peso delle prove”. Da tempo le due aziende, i cui prodotti risultavano capaci di garantire prestazioni superiori a quelle della concorrenza americana a prezzi estremamente competitivi, erano nel mirino a stelle e strisce.
La circostanza che Huawei e ZTE fossero soggette alla legislazione cinese avrebbe portato alla conclusione che potrebbero essere obbligate a cooperare con i servizi di intelligence di Pechino.
Un altro comunicato diramato dalla FCC mette in risalto una sfumatura politica non trascurabile quando dice “Non possiamo e non permetteremo al Partito Comunista Cinese di sfruttare le vulnerabilità della rete e compromettere la nostra infrastruttura di comunicazioni critiche”
Geoffrey Starks, ha tenuto a precisare che l’attività di “etichettatura” delle minacce costituisce soltanto la fase iniziale di un piano operativo che prevede l’identificazione e la sostituzione di una grande quantità di apparecchiature Huawei e ZTE attualmente installate nelle reti USA.
xi jinping con il ceo di huawei ren zhengfei
Va detto che il Congresso degli Stati Uniti – con il “Secure and Trusted Communications Networks Act” che disciplina le reti di comunicazioni sicure ed affidabili – ha riconosciuto che molti operatori del comparto TLC avranno bisogno di sostegno per abbandonare apparecchiature “pericolose” ed ha ben presente che gli stanziamenti per il rimpiazzo sono ancora ai blocchi di partenza.
L’effetto del provvedimento? Immediato, ma restano non poche perplessità sulle dinamiche di attuazione e in particolare non si sa ancora nulla degli oltre 8 miliardi di dollari di denaro pubblico che dovrà essere “distribuito” nel piano di finanziamento dello Universal Service Fund.
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