DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO…
GONG! MELONI CALZA L’ELMETTO E DA' IL VIA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE ATTACCANDO FRONTALMENTE IL QUIRINALE – DAL MAI OSTILE VESPA LA STATISTA DELLA SGARBATELLA, DOPO IL CEFFONE DI MATTARELLA SULLA PROPOSTA DI INTRODURRE UN NUMERO MASSIMO DI STUDENTI STRANIERI, RIFILA UN COLPO BASSO AL CAPO DELLO STATO RICORDANDO CHE 37 ANNI FA, QUINDI IN UN CONTESTO COMPLETAMENTE DIVERSO, “DA MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE REDIGEVA CIRCOLARI SUL TETTO AGLI STRANIERI IN CLASSE” – L’OFFENSIVA DELLA DUCETTA, CHE NON HA PER NULLA GRADITO L’APPELLO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CONTRO "LE CLASSI GHETTO", E’ STATA ALIMENTATA DALLE CHAT DEI PARLAMENTARI DI FDI E RAPPRESENTA UN PROVVEDIMENTO IDENTITARIO “CRUCIALE” NELLA BATTAGLIA A DESTRA CONTRO VANNACCI – LO STUPORE DEL QUIRINALE I CUI UFFICI GIURIDICI TROVANO DIFFICILE OBBLIGARE I PRESIDI A FISSARE UN TETTO - LA SORA GIORGIA IN MODALITA’ “S-FASCIO TUTTO IO” MINACCIA UNA CRISI A OTTOBRE (E ELEZIONI A FINE FEBBRAIO) SE GLI ALLEATI LA SGAMBETTANO SULLA NUOVA LEGGE ELETTORALE: “SE NON C’È LA FIDUCIA DEL GOVERNO, PENSO CHE NE DOVREMO PRENDERE ATTO…” - VIDEO
Tommaso Ciriaco per repubblica.it - Estratti
Un colpo basso. Senza improvvisare, anzi: la sfida è pensata per amplificare al massimo l’effetto sul bersaglio. Giorgia Meloni si presenta a Porta a Porta con l’obiettivo di mettere in difficoltà Sergio Mattarella. Prendendone in prestito il volto, senza chiedere il permesso, per sostenere una misura del governo. E d’altra parte, rispolverare una circolare di trentasei anni prima – se si considera il dossier migratorio e quanto accaduto nel frattempo, un paio di vite fa - significa strattonare il Capo dello Stato. Consapevole dello strappo, incurante degli effetti.
Fin dal mattino, le chat dei Fratelli si ingolfano. Uno, cinque, dieci parlamentari rilanciano questo dettaglio del 1990: l’iniziativa dell’allora ministro dell’Istruzione, piegata in modo da giustificare la norma che in queste ore vuole approvare la destra al governo. Sono dunque le truppe che danno la carica alla leader. La quale, a sua volta, non ha per nulla gradito l’interpretazione prevalente delle parole pronunciate il giorno prima dal presidente della Repubblica sulle classi ghetto, l’inclusione, la scuola come laboratorio di tolleranza.
GIORGIA MELONI - SERGIO MATTARELLA - CINQUE MINUTI
E dunque Meloni rompe gli argini, mette tra parentesi le cautele diplomatiche, libera il freno a mano che di solito si impone quando si espone pubblicamente parlando di Mattarella.
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Meloni, comunque, non sembra intenzionata a fermarsi. E anzi, Palazzo Chigi tratta informalmente con il Colle per capire se è praticabile la strada del decreto. Un’altra forzatura. L’alternativa è fondere il disegno di legge governativo con la proposta già incardinata alla Camera (prima firma Sara Kelany) per portare a termine il progetto. Insistere sul decreto sarebbe un altro segnale della volontà di strappare con il Quirinale.
Gli slogan sui migranti sono pensati per aiutare la rincorsa verso le urne. E di fronte a Bruno Vespa - in onda stoicamente nonostante l’incidente domestico - la presidente del Consiglio ricorda al suo partito, ma soprattutto agli alleati, che intende votare con una nuova legge.
Se proveranno a sgambettarla, si tornerà dagli elettori in tempi rapidissimi: «Le preferenze sono nella norma, credo che sia una vittoria che gli italiani possano scegliere i parlamentari: nel momento in cui torna alla Camera credo che vada fatta chiarezza. Se non c’è la fiducia del governo, penso che ne dovremo prendere atto». Significa minacciare una crisi a ottobre, approvare una legge di bilancio da dimissionari e chiedere elezioni entro fine febbraio. Forzare, ancora: contro amici, nemici, Quirinale. Non si fanno prigionieri.
MELONI
Ilario Lombardo per la Stampa - Estratti
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La sua campagna elettorale è cominciata e vuole che il decreto annunciato vada in porto, il prima possibile. Un provvedimento identitario, che considera cruciale nella battaglia a destra contro Roberto Vannacci, e che segna un cambio di passo della narrazione della presidente del Consiglio. Meloni sta riproponendo i classici del suo repertorio, con toni rabbiosi e il vocabolario di destra.
Se ne sono accorti, come tutti, anche al Quirinale. Dagli uffici della presidenza della Repubblica, ieri sera, tutto taceva. Non c'è alcuna voglia di replicare alla premier. Mattarella vuole evitare di cadere nella trappola elettorale, prestandosi a polemiche che verrebbero alimentare strumentalmente dai partiti.
Dal Colle si limitano a un invito: di leggere con attenzione i passaggi di quel testo di trentasei anni fa. Uno, su tutti. C'è scritto «ove possibile». In realtà, le circolari sono due.
La prima del settembre 1989. «L'immigrazione – scriveva – rende necessario da parte della scuola, una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l'esercizio del diritto allo studio e a valorizzare le risorse provenienti dall'apporto di culture diverse». In quest'ottica «ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità». La valutazione, però, a differenza delle intenzioni di Meloni, veniva lasciata agli istituti. Nella seconda circolare, quella del 1990, Mattarella aggiungeva: «L'assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe». Dunque, non si trattava di limitare gli stranieri in senso generico, ma di dare maggiore attenzione all'apprendimento nelle classi. Nulla di vincolante, comunque.
il presidente della repubblica sergio mattarella
Nel frattempo, la società è completamente cambiata e l'immigrazione è aumentata in maniera esponenziale. Inoltre, dal punto di vista normativo una circolare è molto meno coercitiva di un decreto. Al di là dei possibili rilievi di incostituzionalità, gli uffici giuridici del Quirinale trovano difficile obbligare i presidi a fissare un tetto. Da quanto filtra, non ci sarebbe alcuna preclusione verso il decreto, a parte forse la non sostenibilità del criterio di urgenza. Ma al Colle vogliono prima capire cosa il governo infilerà al suo interno.
giorgia meloni a cinque minuti
CIRCOLARE MATTARELLA MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE 36 ANNI FA
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il presidente della repubblica sergio mattarella
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