LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE…
Luca De Vito per “la Repubblica”
Poeti, giallisti e narratori si aggiornino: il colore delle nostre città sta cambiando. Addio vecchi lampioni giallastri che popolano letteratura e cinematografia, addio strade e piazze avvolte nella calda luce dei vapori di sodio ad alta pressione o in quella delle lampade al mercurio. L’era dei led — più neutri e rispettosi dei colori — è cominciata.
«Oggi il nostro occhio è regolato con gli schermi video — spiega Italo Rota, architetto e artista che lavora spesso con le luci artificiali —, si tratta di un’evoluzione che va di pari passo con la percezione. E poi i led restituiscono colori più autentici perché hanno una gamma molto più ampia del sodio».
Economici, durevoli ed efficienti, i led stanno conquistando sempre più amministratori cittadini in tutta Italia: da Catanzaro a Venezia, passando per Bologna, Milano, Cagliari. Il primato italiano — ma sarebbe meglio dire «mondiale» — spetta a Torraca, piccolo comune del Cilento che nel 2008 è stato il primo a convertirsi ai led.
Con un investimento da 180 mila euro, ha rinnovato 600 lampioni e la bolletta è passata di colpo da 45mila a 18mila euro all’anno. «Dopo sei anni — racconta Daniele Filizola, ex sindaco — è stato un grande successo, abbiamo raggiunto tutti gli obbiettivi. Per non parlare del turismo: sono venuti da tutto il mondo a vedere Torraca illuminata dai led».
Da allora è stato un crescendo. Comuni medi, piccoli e piccolissimi, hanno dato il via alle più svariate sperimentazioni. Fino a Milano. «È un pallino che ho da tempo — sorride Giuseppe Tomarchio, city manager del capoluogo lombardo — ma sono i numeri a darmi ragione: abbiamo 142mila punti luce, con il passaggio ai led spenderemo in bolletta 29 milioni di euro all’anno, contro i 42 attuali. Un risparmio netto del 31 per cento». Se la sostituzione delle lampade venisse estesa a tutto il paese, farebbe la gioia di qualsiasi commissario alla spending review , considerato che l’illuminazione pubblica (come spiegato dallo stesso Cottarelli) ci costa 2 miliardi all’anno.
Un’altra città pronta alla trasformazione è Bologna, dove l’Enel — che detiene oltre il 20 per cento del mercato nazionale dell’illuminazione pubblica — sostituirà 32mila dei suoi 45mila lampioni. «Su un totale di 2,1 milioni di punti luce che gestiamo in tutta Italia — spiega Emanuele Sguazzi di Enel Sole — quelli a led oggi sono 190 mila». E se persino Venezia — dove l’arredo urbano è materia spinosa — ha fatto arrivare i led in piazza San Marco, la trasformazione estetica sembra ormai accettata di buon grado.
Questa tecnologia mette d’accordo artisti e amministratori dei conti pubblici, ma non si può dire che sia totalmente esente da difetti. Gianni Forcolini, ricercatore in Lighting Design al Politecnico di Milano, è uno dei maggiori esperti in materia, oltre a essere un entusiasta dei led. «L’unico aspetto da tenere in considerazione è che si tratta di componenti elettronici e come tutti gli apparecchi di questa natura, devono essere di buona fattura. Inoltre, quando c’è da cambiarli non è come svitare delle lampadine, ma serve almeno un elettricista». Quindi, se rivoluzione dev’essere, che rivoluzione sia. Ma con un occhio alla qualità.
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