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Maria Corbi per "la Stampa"
«Siamo pronti, domani l'udienza ci sarà », spiega. Anche se quando si tratta del Cavaliere anche lui ha imparato che le sorprese dell'ultimo minuto sono una costante.
Alle 10,30 si va in scena, probabilmente nell'aula magna al secondo piano del Palazzaccio. Prima del fascicolo Berlusconi, i giudici dovranno esaminare altre cause. Messe apposta, dicono i maligni, per non far vedere che si lavorava in feriale solo per Berlusconi.
E se tra i suoi fedelissimi, genere «più realisti del re», l'umore è terreo, lui, l'imputato, sembra pacificato. Ottimista per natura e comunque pronto a vestirsi con il saio dei martiri in caso di condanna. A cena scherzava: «mi portate le arance?». Il sollievo che arriva dai sondaggi secondo cui in caso di condanna la popolarità del Cavaliere e del Pdl aumenterebbe, rende meno ansiosa la valigia. Ma non per le Cassandre-Pdl. Prestigiacomo è tragica: «Il 30 non si decideranno le sorti di un solo uomo, ma di un terzo dell'Italia». Santanchè pessimista: «Molto pessimista».
E mentre il Pdl si agita, il professor Coppi rimane impassibile, con qualche sfumatura di fastidio per questa caciara che giudica, a poche ore dalla sua discussione, «inopportuna». «Abbiamo ottimi argomenti in difesa», spiega (sottotitolo: la caciara ci può solo danneggiare). E oggi porterà nuovi elementi di cui ha discusso nei giorni scorsi con Berlusconi.
Oltre ai motivi di fatto che si riassumono nella estraneità di Berlusconi alle decisioni aziendali su diritti e ammortamenti, la difesa punta su una tesi subordinata (ed è la novità ) per ottenere se non l'annullamento pieno almeno quello con rinvio. Coppi spiegherà ai giudici che la sentenza di condanna ha in sé un «abuso di diritto», ossia l'applicazione dell'articolo 2 della legge 74 del 2000 sui reati tributari (dichiarazione fraudolenta) invece dell'articolo 4 (dichiarazione infedele).
Perché lo scopo di pagare meno tasse si sarebbe ottenuto comunque attraverso una serie di veri contratti di compravendita tra società realmente costituite. Quindi articolo 4 e non articolo 2 che ha fatto si che la condanna fosse più alta e comprensiva della interdizione dai pubblici uffici. E se la Cassazione accogliesse questa tesi subordinata potrebbe annullare la sentenza di condanna con rinvio.
E il giudice del rinvio dovrebbe uniformarsi al principio di diritto affermato dalla Cassazione (articolo 4 e non articolo 2) e riformulare la pena. Tenendo anche conto che in questo caso uno dei due episodi oggetto di condanna sarebbe prescritto. Pena più bassa, niente interdizione dai pubblici uffici, il governo che non cade, Berlusconi comunque condannato. Una vittoria salomonica.
FRANCO COPPI
FRANCO COPPI
i giudici riuniti in cassazione
cassazione
DANIELA SANTANCHE SILVIO BERLUSCONI
Berlusconi e Ghedini
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