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“IL MINISTERO DELLA CULTURA AL TEMPO DI GIORGIA MELONI SEMBRA UNA SOAP OPERA” – MATTIOLI: “PRIMA LA POCHADE DI SANGIULIANO, POI LE PURGHE DI GIULI. SARÀ IL NERVOSO CREPUSCOLO DEL MELONISMO, SARÀ IL CLIMA DA LIBERI TUTTI O DA TUTTI CONTRO TUTTI CHE SERPEGGIA NELLA MAGGIORANZA, FATTO STA CHE IL MINISTRO NON SI TRATTIENE PIÙ. CACCIA IL CAPO DELLA SEGRETERIA TECNICA E QUELLA DELLA SEGRETERIA PERSONALE, CAMERATI DI PROVATA FEDE E, SI DICE, CONTROLLORI DEL MINISTRO PER CONTO DI PALAZZO CHIGI. GIULI SEMBRA PROPRIO UN SANSONE DISPOSTO A MORIRE PUR DI LIBERARSI DI TUTTI I FILISTEI. MA IL SUO GESTO AVRA’ DELLE CONSEGUENZE, MELONI PARE ALQUANTO IRRITATA…”
Alberto Mattioli per “la Stampa” - Estratti
Ci mancava solo la purga staliniana.
Nell'evo meloniano, il ministero della Cultura sembra una soap opera: ogni giorno, una nuova puntata con colpo di scena incorporato. Certo, fra le sue competenze c'è anche lo spettacolo; diventarne uno quotidiano, magari, no.
GIORGIA MELONI ALESSANDRO GIULI
Eppure, non si sono risparmiati nulla e nulla ci è stato risparmiato. Prima gli spropositi e la pochade di Gennaro Sangiuliano, in arte Genny-la-gaffe.
Poi la gestione di Alessandro Giuli, che dopo un anno di ortodossia sembra intenzionato a riprendersi una libertà d'azione cui aveva dovuto rinunciare da subito, forse ricorderete, quando dovette controvoglia rinunciare al suo capo di gabinetto impallinato dal fuoco amico (era stato fatto fuori anche quello di Genny: il capo di gabinetto del ministro della Cultura verrà presto classificato come mestiere usurante).
Sarà il nervoso crepuscolo del melonismo, sarà il clima da liberi tutti o da tutti contro tutti che serpeggia nella maggioranza, fatto sta che Giuli non si trattiene più. Accusa pubblicamente il poco amico Salvini di assenteismo. Litiga con l'ex amico Buttafuoco sui manutengoli di Putin alla biennale.
Scarica la già sponsorizzatissima "principessa" Venezi. E adesso caccia il capo della segreteria tecnica e quella della segreteria personale, camerati di provata fede e, si dice, controllori del ministro per conto di palazzo Chigi. Quis custodiet ipsos custodes?, si chiede però Giovenale. Forse il gesto del ministro avrà delle conseguenze. Meloni, pare, era già alquanto irritata.
Ma adesso Giuli sembra proprio un Sansone disposto a morire pur di liberarsi di tutti i filistei. Del resto, ha sempre negato di voler fare carriera politica, e magari si è pure stufato di essere impallinato da sinistra perché troppo di destra e da destra perché non abbastanza di destra.
Purtroppo i nodi vengono al pettine meloniano. Il soprascritto aveva già fatto notare in tempi non sospetti, Sangiuliano non era ancora stato ferito, come in campo culturale questa destra risultasse maldestra perché non aveva fatto chiarezza sulla sua identità e non disponeva nemmeno una classe dirigente in grado di farlo. Insomma, non sa dove andare e non sa nemmeno andarci. Adesso i più impietosi sono proprio gli intellettuali d'area, che un giorno sì e l'altro pure maramaldeggiano sui suoi fallimenti.
Dall'altro canto, nei talk più sintatticamente svantaggiati si chiede la linea dura, da MinCulPop, senza però considerare che tutte le poltrone occupabili sono già state occupate e si è visto che è abbastanza inutile, se poi ogni volta che ci si è installato qualche amichetto, quello come fa, sbaglia. E così si pensa con nostalgia ai Beni Culturali di una volta, di cui si parlava nei rari casi che a occuparsene fosse un intellettuale vero, tipo Giovanni Spadolini o Alberto Ronchey.
meloni giuli
elena proietti trotti 56
alessandro giuli
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