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“IL PENSIERO UNICO E’ UNO STRUMENTO DI OPPRESSIONE” - IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA RIFILA L’ENNESIMA STOCCATA A PUTIN (FRESCO DELLA MESSINSCENA SUL VOTO PER IL RINNOVO DELLA DUMA) E A TUTTI GLI AUTOCRATI DEL GLOBO CON UN ELOGIO AL DISSENSO: “IN UN MOMENTO IN CUI EMERGE A LIVELLO GLOBALE LA TENTAZIONE DI UNA DEMOCRAZIA ILLIBERALE, SEPARATA DALLA LIBERTÀ, PUÒ ACCADERE CHE IL DIVERSO PENSARE APPAIA COME COMPORTAMENTO FASTIDIOSO DA COMPRIMERE, O ADDIRITTURA DA ESPUNGERE. IL RIMEDIO RESTA IL PLURALISMO DELLE OPINIONI, CHE IMPEDISCE AL POTERE, ANCHE QUELLO DIGITALE, DI FOSSILIZZARSI IN UNA VERITÀ CHE PRETENDE DI IMPORRE” - VIDEO 

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Estratto dall’articolo di Giampaolo Visetti per “la Repubblica” 

il presidente della repubblica sergio mattarella

 

La battaglia dei diritti è ben lungi dall'essere conclusa». I valori fondamentali dell'Europa e dell'Occidente sono sotto attacco: Sergio Mattarella chiude "PordenoneLegge" con un appello alla libertà e con un elogio del dissenso. [...]

 

Ritorna sul rischio degli autoritarismi planetari che riconquistano gli spazi delle democrazie e osserva come «a far progredire il nostro Paese è stata la scheda elettorale, l'arma disarmata del confronto dopo la dittatura e la sua guerra».

 

«I motori della storia — dice Mattarella in una regione di confine che ha saputo superare le guerre e i rancori del Novecento — sono il dialogo fra culture e il confronto delle idee.

Non a caso l'Ue sancisce il diritto di ogni cittadino di esprimersi e di ricevere informazioni e idee senza dover subire ingerenze pubbliche e senza limiti di frontiere: cultura e libertà non si fermano ai confini». 

il presidente della repubblica sergio mattarella 2

 

La preoccupazione del Quirinale resta rivolta ai diritti minacciati dalle autocrazie, «al pensiero unico strumento di oppressione» e dall'oligopolio di una comunicazione nelle mani di un'intelligenza artificiale che sfugge al controllo della società civile.

 

Ricorda così la Biennale del dissenso del 1967 a Venezia, i dissidenti dell'Est europeo e dell'America Latina, vittime delle dittature militari, «in un momento in cui emerge a livello globale la tentazione di una democrazia illiberale, separata dalla libertà. Può accadere allora che il diverso pensare appaia come comportamento fastidioso da comprimere, o addirittura da espungere». 

 

vladimir putin concentrato vota al computer 3

Il rimedio resta il «pluralismo delle opinioni, che impedisce al potere, anche quello digitale, di fossilizzarsi in una verità che pretende di imporre». La memoria di Mattarella, mentre la Russia di Putin cerca di trascinare anche l'Europa nel baratro di terrore, censura e nuovi totalitarismi, torna all'Unione sovietica e «agli intellettuali, agli artisti e agli esponenti della società civile che nei diversi Paesi assunsero più tardi funzioni di guida nella transizione democratica». [...] Il rischio di un «arretramento dei diritti fondamentali» investe però la contemporaneità.

 

Il pensiero di Mattarella va «alla condizione femminile in molti Paesi, dall'Afghanistan all'Iran»: tra le vittime iraniane citate Mahsa Amini, Narges Mohammadi e le donne di Herat.

 

«Va ripreso l'atto finale di Helsinki — dice Mattarella mentre in discussione finisce perfino il Trattato di Schengen — lo storico evento che impegnò alla libera circolazione delle persone e al libero scambio di idee e informazioni».

 

Per il capo dello Stato «è la cultura la chiave per difendere democrazia e libertà, in un contesto sottoposto a forti sollecitazioni dirette a fare rivolgere lo sguardo al passato piuttosto che al futuro».

 

Per Mattarella però il mondo è di nuovo alla vigilia di un inverno: «Chi gli crederebbe — parafrasa Gibran esortando a non smarrire la speranza — se proprio l‘inverno dicesse che ha la primavera nel cuore?».

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