DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL…
Lorenzo Salvia per “il Corriere della Sera”
«Non si muoveva nulla e ho deciso di sparare il botto. Sapesse quanti colleghi mi stanno chiamando adesso, vogliono tutti aggiungere la loro firma». Il senatore del Pd Francesco Scalia, fede renziana dopo una lunga carriera negli enti locali del Lazio, ha presentato un’interrogazione sugli stipendi della Banca d’Italia.
Il documento, sottoscritto da 15 senatori pd e due di Ncd, ricorda che il governatore Ignazio Visco guadagna 495 mila euro lordi l’anno, 100 mila in più del numero uno della Banca centrale europea, 50 mila più del presidente dell’americana Federal reserve. E che gli stipendi di tutto l’istituto pesano per 747 milioni di euro l’anno. Qual è il problema? Da qualche mese per gli stipendi della pubblica amministrazione c’è un tetto: non più di 240 mila euro lordi l’anno, come la busta paga del capo dello Stato.
In punta di diritto la regola non vale per la Banca d’Italia e il Parlamento, organi autonomi, anche sugli stipendi. Ma pochi giorni fa sia Camera che Senato, con molte resistenze interne, hanno approvato «spontaneamente» un piano per il taglio degli stipendi. Non solo.
Investita del caso dallo stesso istituto di via Nazionale, la Bce ha fatto sapere che nel caso specifico il tetto di 240 mila euro non richiede una «rigida osservanza» ma ha il valore di «norma di indirizzo». Qualcosa conta, insomma. Così, il senatore Scalia e gli altri firmatari dell’interrogazione hanno deciso di chiedere al ministro dell’Economia se può verificare lo «stato di attuazione della norma di indirizzo». Chiedono a Pier Carlo Padoan, perché le interrogazioni parlamentari possono essere rivolte solo al governo. Ma parlano a suocera perché nuora intenda. E in effetti qualcosa si sta muovendo.
Dalla Banca d’Italia fanno sapere che la questione delle retribuzioni è all’attenzione del consiglio superiore, organismo interno che vigila sulla gestione. Non c’è una seduta già fissata sull’argomento. Ma una decisione dovrebbe arrivare presto e comportare un taglio non solo per i vertici: governatore, direttore generale e vice, tutti abbondantemente sopra il tetto dei 240 mila euro. Ma avere effetti a cascata anche sui livelli dirigenziali più bassi, come appena fatto da Camera e Senato. La palla è in mano ai tredici componenti del consiglio superiore. Uno squadrone, almeno dal punto di vista giuridico. Tra loro c’è anche l’ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli.
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