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Alessandro Carlini per "Libero"
Niente da fare. Ancora una volta non è stata scritta la parola fine al processo per l'estradizione di Julian Assange, il fondatore del sito Wikileaks che da un anno entra ed esce dalle aule della giustizia britannica. Accusato di violenze sessuali in Svezia, l'attivista australiano potra ̀trascorrere anche questo Natale nel Regno Unito, sicuro che non verrà messo a forza dalla polizia su un aereo diretto a Stoccolma. I suoi avvocati hanno sfruttato ogni possibile scappatoia legale per dilatare i tempi del processo e ora, dopo aver perso tutti i precedenti ricorsi, potranno rivolgersi alla Corte suprema contro la richiesta di estradizione.
A stabilirlo è stata l'Alta Corte di Londra, che comunque non ha autorizzato direttamente l'appello: i giudici hanno stabilito che il caso di Assange ha sollevato una questione «di interesse generale» e che dovrebbe essere giudicato dal più alto tribunale britannico «il più presto possibile». Insomma, Julian non è un cittadino come altri ma la sua fama lo rende speciale. Alla faccia dell'equità della legge britannica. La vera questione d'interesse generale è sulla validità dei mandati d'arresto europei, come quello emesso contro Assange.
I suoi difensori avranno 14 giorni di tempo per inviare una richiesta alla Corte suprema, che quindi esaminerà il ricorso. Potrebbe quindi andare avanti mesi un procedimento che rischia di esaurirsi con un nulla di fatto. Assange ha sempre giocato la carta del complotto ordito contro di lui dall'americana Cia, che avrebbe orchestrato questa estradizione per poi trascinarlo in un tribunale negli Usa per aver pubblicato su Wikileaks una serie di segreti militari e diplomatici. L'attivista è uscito raggiante dal tribunale di Londra che è diventato per lui una seconda casa, oltre a quella in cui vive: una splendida villa di campagna appartenente a Vaughan Smith, fondatore del Frontline Club.
Â«È una grande decisione in un momento in cui il Parlamento britannico esamina la stessa questione», ha detto. Di sicuro Assange ha sempre esercitato pressioni sui giudici inglesi, parlando di complotto internazionale contro di lui, ergendosi a martire della libertà di informazione. Le sue armi sono il seguito di hacker e attivisti pronti a difenderlo, anche in modo illegale, e le rivelazioni (poche) che escono sul suo Wikileaks.
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