DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE…
G.Cad. per “la Repubblica”
È tempo di resa dei conti in Turchia: non solo con soldati, giudici e giornalisti coinvolti o accusati di complicità con il tentativo di colpo di Stato, ma anche con l’Europa. Ankara non ha più pazienza, e mette un ultimatum all’Unione europea: se entro ottobre non sarà varata la misura che esenta i cittadini turchi dalla necessità di visto per entrare in Europa, il governo non riconoscerà più la convenzione stipulata con gli organismi comunitari per il controllo delle migrazioni.
Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha indicato la scadenza in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, precisando che non si tratta di «una minaccia». Ma persino la scelta del giornale indica che la destinataria della pressione è soprattutto Angela Merkel, un tempo accanita sostenitrice di Erdogan, a cui però la presidenza turca sembra rimproverare una condanna non abbastanza energica del golpe.
I legami fra Turchia e Germania sono solidissimi: la Repubblica federale ospita già tre milioni di turchi, e proprio ieri in trentamila hanno sfilato a Colonia contro il tentato colpo di Stato e a favore di Erdogan. Ma allo stesso tempo Berlino è divisa sul tema della doppia cittadinanza. In più, proprio nella Repubblica federale vuole andare gran parte dei profughi in fuga dalla Siria e oggi trattenuti in Turchia. Il tema dell’accoglienza ai profughi spacca il paese e questo naturalmente rende più forti le pressioni del governo di Ankara.
L’Unione europea ha ribattuto attraverso un portavoce che «se la Turchia vuole la liberalizzazione dei visti, deve soddisfare i criteri richiesti dall’Europa ». Ma il balletto sul libero ingresso in Europa provoca delusioni e irritazione in Turchia, tanto più che gli aiuti promessi in cambio dell’assistenza ai profughi ancora non arrivano.
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