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STELLE, STRISCE E GUAI PER GIORGIA – L’INCONTRO DI VENERDÌ PROSSIMO CON IL SEGRETARIO DI STATO USA, MARCO RUBIO, È UN’INSIDIA PER MELONI, SCARICATA DA TRUMP E TIMOROSA DI NUOVI ATTACCHI DAL TYCOON – MASSIMO FRANCO: “LE RECENTI LODI AMERICANE A SALVINI FANNO PARTE DELLA STRATEGIA AMERICANA PER DIVIDERE GLI ALLEATI. ALLA CASA BIANCA, DOPO I PROLUNGATI RICONOSCIMENTI DEL PASSATO A MELONI, RICAMBIATI, ADESSO PIACE SALVINI PERCHÉ È IL CRITICO PIÙ TETRAGONO DELL’UE E PERCHÉ È CONSIDERATO PIÙ DOCILE QUANDO SI CHIEDE ALL’UCRAINA UNA RESA…”

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Estratto dell’articolo di Massimo Franco per il “Corriere della Sera”

 

marco rubio giorgia meloni jd vance - foto lapresse

Non si può dire che l’arrivo del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, avvenga sotto i migliori auspici. Gli insulti di Donald Trump a Leone XIV e a Giorgia Meloni sono un macigno difficile da rimuovere. E l’insistenza con la quale il presidente Usa minaccia di alzare i dazi contro le auto europee, e di ritirare i soldati americani della Nato aggiunge elementi di sconcerto.

 

Per Palazzo Chigi, l’incontro dell’8 maggio tra la premier e Rubio si presenta dunque come un’insidia e non solo come un’opportunità.

 

Ma è lo stesso per Rubio, chiamato a un’impervia missione di rassicurazione degli alleati. Le parole caute, guardinghe con le quali ieri Meloni ha commentato le minacce di Trump sulle truppe in Europa fotografano un imbarazzo palpabile. Dire «non condividerei» una decisione del genere e ricordare che «l’Italia ha sempre mantenuto i suoi impegni» nella Nato, è una linea difensiva.

 

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MARCO RUBIO

E sembra tradire il timore che qualunque parola diversa potrebbe essere accolta oltre Atlantico come un ulteriore pretesto per colpire.

 

[…] Visti i precedenti, reagire in maniera misurata è l’unica posizione ragionevole: anche se esprime una debolezza che è di tutta l’Ue. La spregiudicatezza con la quale Trump cerca di dividere gli alleati aggiunge elementi di tensione su uno sfondo già incerto.

 

Le recenti lodi americane al vicepremier leghista Matteo Salvini sono un frammento di questa strategia, se si può definire così. Alla Casa Bianca, dopo i prolungati riconoscimenti del passato a Meloni, ricambiati, adesso piace Salvini perché è il critico più tetragono dell’Unione europea; e perché viene considerato più docile quando si chiede all’Ucraina una resa, più che una tregua.

 

DONALD TRUMP - MATTEO SALVINI - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Ma per il governo è un problema ulteriore. In una situazione economica di stallo e con tensioni sociali latenti, scaricare la colpa sull’Ue è uno sport diffuso. E la tentazione di farlo, nel governo e tra le opposizioni, riprende vigore sotto la spinta di calcoli elettorali più o meno miopi.

 

L’offensiva contro i vincoli di spesa imposti dal Patto di stabilità continua. E vede Lega e FI su posizioni agli antipodi; e FdI, il partito della premier, incerto se assecondare o bloccare queste pulsioni. […]

 

Salvini scommette su un aggravamento dei dati economici. E vede l’occasione per spingere l’intera coalizione allo scontro frontale con l’Ue. Arruola lo stesso ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che finora ha tenuto in ordine i conti pubblici. Prezzi e inflazione sono «una questione di sopravvivenza», secondo il vicepremier.

donald trump matteo salvini

 

 Se Bruxelles si mette di traverso, «sono convinto che l’intero governo approverà la possibilità di spendere dei soldi al di là dei vincoli e dei limiti europei». Suona come una sfida agli alleati, prima che all’Europa.

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