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Un’altra mazzata a Renzi. Ed arriva un’altra volta dall’Istat. Contrariamente alle attese del ministero dell’Economia, l’Istituto di statistica ha ridotto (anzichè aumentare) il calcolo del pil del 2015. Dallo 0,8% l’ha fatto scivolare allo 0,7%; mentre il governo s’aspettava un ritocco verso l’1 per cento. Decimali. Ma che smentiscono le aspettative di Padoan.
Perchè il dato è importante. Se il pil fosse salito come speravano i sapientoni di Matteuccio, sarebbe stato più agevole fare la prossima manovra, in quanto avrebbe alzato la base di calcolo. Insomma, c’ero uno zoccolo più alto su cui fare i conti per il prossimo anno, visto che avrebbe fatto innalzare l’asticella di quest’anno.
La modifica del pil del 2015 non cambia il rapporto del deficit e del debito. Ma certifica che il debito pubblico dello scorso anno è arrivato al 132,2% del pil; in aumento, rispetto al 131,8% del 2014. Così, come non c’è stata nessuna riduzione della pressione fiscale (e ce n’eravamo accorti), nonostante il premier cazzone l’avesse annunciata ai quattro venti.
Ma la stoccata più velenosa dell’Istat è un dato molto tecnico. Il saldo primario nel 2015 è stato dell’1,5%. Che vuol dire? Che la differenza fra entrate e spese dello scorso anno è stato esattamente pari alla metà di quanto l’Italia avrebbe dovuto fare per rispettare il fiscal compact. Un assist per chi a Bruxelles non vede l’ora di mettere Renzi sulla graticola
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