salvini tajani cornelli

L’OMBRA DI UN SOFFRITTO DI INTERESSI SI ALLUNGA SU FEDERICO CORNELLI, CANDIDATO DI TAJANI ALLA CONSOB - IL FAVORITO ALLA GUIDA DELLA COMMISSIONE CHE VIGILA SULLE SOCIETÀ QUOTATE IN BORSA È UN DIPENDENTE ANCORA IN ASPETTATIVA ALL’ABI (NON HA RECISO QUINDI I LEGAMI CON L’ASSOCIAZIONE BANCARIA, INTERLOCUTRICE NATURALE DELLA CONSOB) - INOLTRE IL LEADER DELLA LEGA, SALVINI, NON HA INTENZIONE DI AVALLARE LA PROPOSTA DEL COLLEGA VICEPREMIER TAJANI CHE AVEVA MESSO IL VETO SUL LEGHISTA FRENI COME PRESIDENTE CONSOB - SULLO SFONDO RESTA UN POSSIBILE PIANO B, CHE PORTA A...

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Stefano Iannaccone per "Domani" - Estratti

 

Ancora niente di fatto per la presidenza della Consob. Passano le settimane e la premier, Giorgia Meloni, non riesce a chiudere il dossier aperto ormai da mesi. Aveva promesso di occuparsene da almeno un paio di settimane. Ma niente.

ALESSANDRO CORNELLI 33

 

 

Intanto le ombre del possibile conflitto di interessi si allungano su Federico Cornelli, il candidato principale in corsa per la guida della commissione che vigila sulle società quotate in Borsa.

 

 

Come è in grado di rivelare Domani, Cornelli è tuttora dipendente in aspettativa dall’Associazione bancaria italiana (Abi), che rappresenta le imprese bancari. Ed è spettatrice interessata alle decisioni della commissione.

 

 

Resta comunque lui il nome indicato dal segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, che aveva posto il veto inamovibile sul sottosegretario all’Economia, Federico Freni, poi ritiratosi dopo lo stop alla nomina di gennaio. Il vicepremier forzista vuole un «profilo tecnico» e non un dirigente politico. L’estrazione tecnica, però, non è in grado di diradare i dubbi su alcune ragioni di opportunità.

 

 

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresse

Andiamo con ordine. Cornelli, nel 2015, è stato indicato come direttore responsabile delle relazioni europee e italiane dell’associazione. Nel 2023, al momento della nomina nel collegio Consob, non ha chiuso il rapporto con l’Abi, che per sua natura è uno dei principali interlocutori dell’autorità vigilante. Ha solo scelto l’aspettativa. Così potrebbe diventare presidente di un’autorità indipendente senza aver reciso, in tre anni, il cordone con l’Abi. E alla cessazione dell’incarico Cornelli potrà tornare all’interno dell’associazione rappresentativa delle istanze del mondo bancario. In punto di diritto non ci sono preclusioni.

 

 

 

ALESSANDRO CORNELLI

Sull’opportunità, invece, qualche dubbio c’è. «I commissari della Consob hanno diritto alla sospensione dal rapporto di lavoro privato e al reintegro appena cessato il mandato», confermano dall’organismo di vigilanza, interpellato da Domani. Gli uffici dell’Autorità rinviano poi alla normativa in vigore, che prevede: «Nei due anni successivi alla cessazione dell'incarico, (i commissari, ndr) non possono intrattenere, direttamente o indirettamente, rapporti di collaborazione, di consulenza o di impiego con i soggetti regolati né con società controllate da questi ultimi».

 

Dunque, esclusivo divieto di lavoro, per il periodo di raffreddamento di 24 mesi, nelle società quotate in borsa. Ma nessun ostacolo per altri organismi. L’ascesa di Cornelli è legata a doppio filo all’associazione bancaria. A Bruxelles, per conto dell’Abi, ha presidiato tutti i processi normativi. Ancora oggi vanta un ottimo rapporto con il presidente dell’associazione, Antonio Patuelli.

 

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

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La questione dell’aspettativa rischia di frenare le ambizioni di Cornelli. Anche perché c’è un punto politico: il leader della Lega, Matteo Salvini, non ha intenzione di avallare la proposta del collega vicepremier Tajani. I leghisti hanno già ricordato agli azzurri che hanno conquistato una poltrona aggiuntiva di sottogoverno con la nomina a sottosegretario per i Rapporto con il Parlamento di Paolo Barelli.

 

 

 

Fatto sta che il nome per la presidenza della Consob ancora non c’è. Il gesto di Freni, che ha annunciato il ritiro della sua candidatura, non ha sciolto i nodi. Anzi, sembrano sempre più ingarbugliati.

 

 

 

DONATO MASCIANDARO

Sullo sfondo resta un possibile piano B, che porta a Donato Masciandaro, economista stimato dal ministro Giancarlo Giorgetti, che lo ha voluto anche come consulente.

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

 

 

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