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SIAMO MESSI MALE: L’UNICA DIPLOMAZIA CHE TRUMP CONOSCE È QUELLA DELLE BOMBE – LE TRATTATIVE USA-IRAN SONO ARENATE PERCHE’ GLI AYATOLLAH NON HANNO FRETTA, A DIFFERENZA DEL GANGSTER DELLA CASA BIANCA, CHE CERCA DI FORZARE IL BLOCCO DI HORMUZ – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “NEL GOLFO, ESSENDO DEBOLE IN DIPLOMAZIA, IL PRESIDENTE AMERICANO GIOCA SULLA FORZA, AEREO-NAVALE, IN CUI È SUPERIORE. LANCIA AVVISAGLIE MUSCOLARI CON L'EUROPA (VI RITIRO LE TRUPPE, METTO DEI DAZI E NON VENGO AL G7 DI EVIAN) E COLLOQUIANTI CON PUTIN, INVITATO AL G20, E XI JINPING” – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ABBAS ARAGHCHI, È VOLATO A PECHINO

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Abbas Araghchi

ARAGHCHI OGGI A PECHINO, INCONTRERÀ IL MINISTRO DEGLI ESTERI

(ANSA) - ROMA, 05 MAG - Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sarà oggi a Pechino per colloqui con il suo omologo cinese: lo riportano i media statali ripresi da Iran International. Secondo quanto riportato, la visita si concentrerà sui "legami bilaterali e sugli sviluppi regionali e internazionali".

 

SERVONO AZIONI DIPLOMATICHE

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “la Stampa”

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

La brutale prova di forza fra Washington e Teheran è entrata in una zona grigia a vantaggio dell'Iran. Né guerra né pace, blocchi navali contrapposti, aggressività in diplomazia pubblica, negoziati indiretti a distanza in diplomazia dietro le quinte. Gli iraniani, pazienti, ci vanno nozze. La tregua gli fa tirare il respiro.

 

Donald Trump è invece impaziente. Il prezzo della benzina sale inesorabilmente. Viziati anche dalle sue promesse anti-elettriche, gli automobilisti americani sono ancora meno pazienti di lui. Se la causa è la chiusura di Hormuz, lo Stretto va riaperto.

 

Negoziando non ci si riesce, dunque di forza. Facendo saltare il blocco iraniano di Hormuz. L'idea di "liberare" le navi (centinaia? ) "imprigionate" nel Golfo è tutta lì. [...]

 

Nel Golfo, essendo debole in diplomazia, il presidente americano gioca sulla forza, aereo-navale, in cui è infinitamente superiore alla Guida Suprema.

 

Sulla scena internazionale, lancia invece avvisaglie diplomatiche. Muscolari con l'Europa – vi ritiro le truppe, metto dei dazi e non vengo al G7 di Evian; colloquianti con Vladimir Putin, invitato al G20, intanto contattato telefonicamente, e Xi Jinping, visita in Cina il 14-15 maggio, salvo nuovo rinvio; riconcilianti con Leone XIV.

 

marco rubio giorgia meloni jd vance - foto lapresse

[...] Ma quanta pace porta Marco Rubio all'incontro con Papa Prevost che ne ha fatto la costante di tutti i recenti interventi, durante il viaggio in Africa e, ancor più fermamente, nel Messaggio Pasquale?

 

Il cessate il fuoco con l'Iran è segno di voler negoziare – a condizione che per forzare il blocco di Hormuz non si riaccenda la guerra – ma per il Pontefice e per il Vaticano non ci sono solo Teheran e il condivisibile alibi «l'Iran non dovrà mai avere la bomba atomica», c'è il Libano, c'è Gaza, c'è la Cisgiordania, ci sono Gerusalemme e il Cardinale Pizzaballa.

 

PAPA LEONE XIV - DONALD TRUMP

Cosa fa l'amministrazione Trump per tenere a freno Benjamin Netanyahu e il partito dei coloni che vuole spingere i palestinesi, musulmani e cristiani, fuori da «Giudea e Samaria»? Rubio non ha risposte.

 

[...] Il piano per Gaza è immobile e dimenticato. Anzi, gli Usa hanno appena annunciato la chiusura del Centro di Coordinamento Civile-Militare per Gaza, che avrebbe dovuto monitorare il cessate il fuoco tra Israele e Hamas e dare impulso agli aiuti umanitari alla Striscia.

 

Sorvolando sulla minacciata distruzione dell'antica "civiltà" persiana, la linea americana sull'Iran è difendibile con tre argomenti: stiamo negoziando non bombardando; il programma nucleare di Teheran va fermato; Hormuz va riaperto prima che causi un'emergenza energetico-agricolo-umanitaria e una recessione mondiale. Sulla Palestina e i palestinesi Israele è indifendibile. Non solo in Vaticano. Anche con l'Italia.

 

marco rubio in versione dj

Roma è capitale di due Stati e la visita di Rubio ha lo scopo di ricucire con entrambi. Con la Santa Sede in una prospettiva a lunga scadenza, guardando anche al quinto di popolazione americana di fede cattolica a cui non si può andare a raccontare che il Pontefice deve «stare attento quando parla di teologia».

 

Il Segretario di Stato, nato e cresciuto cattolico, avrà più tatto del brusco vicepresidente, convertitovisi. Con l'Italia vuole riavvicinare in tempi stretti. Nel sibillino linguaggio del Dipartimento di Stato vuole parlare di «interessi di sicurezza condivisi e allineamento strategico».

 

Tradotto: di Nato e di sostegno italiano agli Usa in Iran, dopo la netta presa di distanza del governo italiano nei giorni scorsi, culminata nella "degradazione" di Giorgia Meloni da parte di Donald, da «donna fantastica» a «delusione». Preludio a un'entrata a gamba tesa pro-Matteo e anti-Giorgia nella politica interna italiana? Rientrerebbe nel manuale Mega ("Make Europe Great Again").

 

STEFANO STEFANINI

Tuttavia, un reciproco desiderio di ricucitura fa da sfondo alla visita del Segretario di Stato. Quanto realizzabile? Malgrado la buona volontà i margini sono ristretti su entrambi I versanti. La posizione italiana sull'Iran non cambia.

 

È escluso qualsiasi diretto sostegno ad azioni militari americane contro Teheran. Certo, finché dura il cessate il fuoco possono essere allentate le restrizioni a suo tempo poste all'utilizzo della basi Usa in Italia. Ma non andare oltre.

 

[...]

 

POST DI DONALD TRUMP CONTRO L'IRAN - IMMAGINE CON LA MITRAGLIATRICE

La visita di Rubio a Roma comincia domani. Se nel frattempo il Presidente americano lancia l'operazione "Project Freedom" per aprire Hormuz alla navigazione c'è da attendersi una richiesta di appoggio italiano ed europeo. La risposta non è delle più facili.

 

Gli europei sono pronti a difendere la libertà di navigazione nello Stretto a pace fatta. Ma in una situazione di non guerra e non pace? Con un Iran che ancora propone di mantenere un diritto di selezione e di pedaggio per i passaggi? Con i danni enormi che la chiusura dello Stretto causa alle economie europee?

 

VLADIMIR PUTIN E ABBAS ARAGHCHI

Lo «aspettiamo la pace» europeo diventa un pio desiderio. Certo, la guerra per scelta di Donald è la causa di tutto, ma le conseguenze ricadono su tutti noi. La visita mette Roma all'avanguardia di una sfida che investe l'Europa.

Essenziale far quadrato con le altre principali capitali.

pete hegseth e donald trump - guerra all iran