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Paolo Mastrolilli per “La Stampa”
La riforma sanitaria di Obama resta in piedi, ma ieri la Corte Suprema ne ha staccato un pezzo, rilanciando la polemica politica sul provvedimento. Un colpo al presidente, che ieri ha reagito rivolgendo la sua attenzione all’emergenza immigrazione, annunciando che prenderà misure usando i suoi poteri esecutivi, visto che il Congresso non agisce neanche davanti alla crisi delle migliaia di bambini arrivati clandestinamente nelle ultime settimane attraversando il confine col Messico.
I giudici hanno stabilito che le aziende private hanno il diritto di rifiutare la copertura obbligatoria dei contraccezionali per i loro dipendenti, sulla base delle proprie convinzioni religiose. La Casa Bianca ha risposto che questa sentenza mette le posizioni personali dei proprietari delle compagnie davanti agli interessi sanitari del personale, e cercherà il modo di garantire che il servizio venga comunque offerto.
I GIUDICI DELLA CORTE SUPREMA SAMUEL ALITO CON OCCHIALI ROCK
L’Affordable Care Act prevede fra le altre cose che i datori di lavoro paghino i contraccezionali ai dipendenti, inclusi quelli di emergenza, come la pillola del giorno dopo. Contro questo provvedimento in passato si era alzata la voce delle istituzioni religiose, che avevano ottenuto eccezioni, sostenendo che ciò le costringeva ad offrire pratiche equiparabili all’aborto. Le chiese, ad esempio, sono esenti da questa clausola, mentre le organizzazioni non profit a loro legate hanno ricevuto dall’amministrazione una esenzione speciale.
Se un ospedale o una scuola affiliate ad una istituzione religiosa non vogliono fornire i contraccettivi, possono fare una domanda per dimostrare che ciò violerebbe i loro principi. Se viene accettata, i datori di lavoro vengono esentati dall’obbligo di fornire i contraccezionali, che invece sono pagati direttamente dalle assicurazioni o da un terzo soggetto. Molte istituzioni religiose hanno rifiutato questo compromesso, ma comunque l’amministrazione ha deciso di offrirlo.
Finora le aziende private for profit erano state escluse da questa eccezione. Due di loro allora hanno fatto causa. La prima è Hobby Lobby, una catena di negozi di artigianato che ha 15.000 dipendenti in 41 stati, e appartiene alla famiglia dei Greens che sono cristiani evangelici; la seconda è la Conestoga Wood Soecialities della Pennsylvania, che produce mobili di legno e appartiene ad una famiglia mennonita. Entrambi i proprietari hanno sostenuto che gestiscono le loro compagnie seguendo i principi cristiani, e quindi l’applicazione della riforma violerebbe la loro libertà religiosa sancita dalla Costituzione e dalla legge.
La Corte ieri ha dato loro ragione, anche se i critici dicono che dietro c’è solo la volontà delle aziende di evitare i costi legati all’applicazione dell’Affordable Care Act. I giudici si sono divisi su base ideologica, con i cinque conservatori che hanno votato in favore, e i quattri liberal contro. Il capo John Roberts, che due anni fa aveva espresso il voto decisivo per confermare la legalità dell’intera riforma, stavolta ha condiviso la posizione degli altri quattro conservatori e si è schierato con Hobby Lobby.
Quindi l’Affordable Care Act resta in piedi, ma perde un pezzo fondamentale, al punto che la Casa Bianza ha promesso di cercare il modo per aggirare la sentenza. La soluzione suggerita dalla Corte è che l’amministrazione offra alle aziende private la stessa eccezione concessa alle organizzazioni non profit.
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