DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE…
Da âIl Foglio'
La migliore speranza dell'Italia", aveva definito Matteo Renzi il Financial Times. "La speranza politica dell'Italia", era stata la definizione dello Spiegel. "Opportunità per l'Italia", l'etichetta del PaÃs. "La nuova star della sinistra italiana", per il Wall Street Journal. "Ha portato un soffio di aria fresca nel suo partito", lo presentava l'Economist. "Un Obama all'italiana".
"Colui che può ringiovanire il paese", era il tono del Guardian. "Il bambino terribile del Partito democratico oggi è la sua ultima speranza", sentenziava il Monde. Ma adesso proprio il Monde lo ribattezza, e non è un complimento, "Sarkozy".
"Se Renzi fosse francese", è l'esercizio di Philippe Ridet in un blog dal titolo napoleonico di "Campagne d'Italie", in cui argomenta che Renzi assomiglia a Bayrou, ma soprattutto che il modo in cui minaccia il governo Letta ricorda la guerra che Sarkozy mosse a Chirac fin dal 2005, fin dalla frase sulla necessità di "smontare le serrature di Versailles", che effettivamente evoca la rottamazione. Non è solo il Monde che ci ripensa, anche il PaÃs parla ora di "gene autodistruttivo della sinistra".
Come mai questo repentino ribaltamento? E' l'Economist a svelare l'arcano, il retropensiero comune ai benpensanti osservatori internazionali: la colpa è dell'"affare truffaldino" con Berlusconi. Il Cav. resta il convitato di pietra della politica italiana, il suo punto d'infezione.
Da decenni la stampa internazionale descrive l'Italia in base a stereotipi, per i quali un personaggio come Renzi avrebbe dovuto adeguarsi a essere il volto nuovo della vecchia "diversità antropologica" della sinistra. Scoprire che la realtà è più complessa, è troppo per i signori soloni.
RENZI E BERLUSCONI PROFONDA SINTONIA
Chirac circondato da Raffarin, Sarkozy e Villepin - 2004
philippe ridet
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