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MEGLIO LO STALLO DI UNA POLITICA DA STALLA - DA MARINA BERLUSCONI A CALENDA, DA RENZI FINO AI RIFORMISTI DEM, C'E' UNA SQUADRA CHE GIOCA PER IL PAREGGIONE ALLE PROSSIME POLITICHE - TRA UNA MELONI DI QUA E UNA SCHLEIN DI LA', MEGLIO IL CENTRO-TAVOLA: MARINA BERLUSCONI HA CAMBIATO I CAPIGRUPPO, E COMMISSARIATO TAJANI, PER NON LASCIARE FORZA ITALIA AL GUINZAGLIO DI MELONI - PER EVITARE IL TRITACARNE DELLE LARGHE INTESE, LA DUCETTA VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE MA CHI GLIELA VOTA? SALVINI E TAJANI SONO CONTRARI E ANCHE IL PD HA ANNUSATO LA FREGATURA...

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Roberto Gressi per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

marina berlusconi

Ma insomma, cari miei, meglio il bipolarismo o il consociativismo? (...) serpeggia prepotente la voglia di pareggio, l’ansia di pareggio, la speranza di pareggio. Fino a poter pensare che il partito trasversale del pareggio sia addirittura e inconfessabilmente quello che conta nell’animo il maggior numero di parlamentari, perché Depretis non è morto invano.

 

Certo, ci sono due fiere oppositrici, e si chiamano Giorgia e Elly. Meloni la vuole la nuova legge elettorale.

 

CARLO CALENDA A CAVALLO - POST DEL 5 APRILE 2026

Per portarla a casa è pure disposta a mediazioni. Non è necessario il premione di maggioranza, bastano poche briciole, lo stretto indispensabile, quel tanto che basta perché chi vince governa e chi perde fa l’opposizione. Non che sia così sicura di vincere. Ma meglio perdere e mettersi nel fortino a sparare contro il quartier generale, piuttosto che pareggiare, che per lei sarebbe l’anticamera del tritacarne.

 

Schlein la legge elettorale non gliela vota, nessun rapporto di intelligenza con il nemico, ma se la premier la porta a casa ben venga, a quel punto se la dovrebbe vedere solo con Giuseppe Conte alle primarie e poi con gli elettori tutti. Con il pareggio invece per lei è già pronta la cura che fu riservata a Pier Luigi Bersani: grazie, abbiamo riso un po’ e abbiamo pianto un po’, adesso è finita.

 

La regola, quando manca un punto per lo scudetto e uno per la salvezza è: tutti zitti e si va in campo. Fa eccezione Carlo Calenda, che ha il pregio indiscutibile di giocare a carte scoperte: «Io penso che il bipolarismo ci stia portando nel baratro, non è più bipolarismo, ma bipopulismo. Serve un centro che faccia saltare il banco». E allora il leader di Azione si guarda intorno e getta ami a destra e manca, anche alla sindaca di Genova Silvia Salis. Che poi non dispiace nemmeno a Renzi.

PAOLO BARELLI TAJANI MARINA BERLUSCONI

 

Certo, in prima battuta a Matteo piacerebbe fare filotto, ma nel pareggio uno come lui ci sguazza, ed è sempre pronto a far uscire dalla rada la sua goletta corsara.

 

Vabbé, si può dire, pure se ci si mettono in due non arrivano al cinque per cento. Ma mica sono soli. Non è un mistero che l’area riformista del Pd sopporta più facilmente un’intossicazione al fegato che la segretaria. E lei non se ne cura più di tanto, perché pensa che a quelli non li vota nemmeno la mamma. Anzi, si dice che al Nazareno, specialmente dopo il referendum, il gioco preferito sia il toto ministri.

 

(...)

marina berlusconi vota per il referendum sulla giustizia 4

Difficile pensare che Marina Berlusconi, in compagnia di Pier Silvio, abbia cambiato i capigruppo e commissariato Antonio Tajani per lasciare Forza Italia sotto l’ala più padronale che protettiva di Meloni. Vuole un cambio di passo vero, nel partito e soprattutto nel Paese. Matteo Salvini poi, che si è cresciuto la serpe in seno di Roberto Vannacci, è assai poco convinto di aiutare l’acerrima amica Giorgia, che vorrebbe pure togliere i collegi uninominali, lasciando la Lega con un gruppetto sparuto di parlamentari.

 

Sì, va bene, mettiamo pure che questo benedetto o disgraziato pareggio arrivi.

A quel punto, come si fa? Chi lo dirige, il nuovo governo e, soprattutto, chi lo vota? Un bel busillis, ma, almeno nei corridoi, il partito trasversale non si scompone. Ci sono già stati Lamberto Dini, Mario Monti e Mario Draghi, e poi l’Italia è piena di eccellenze e di riserve della Repubblica. E quanto al sostegno, se nessuno vince, arriverà l’ora della responsabilità nazionale.

 

silvia salis matteo renzi

Certo, seppure sconfitta, è improbabile che Giorgia Meloni non riporti Fratelli d’Italia ad essere il partito di maggioranza relativa, e lei, di sicuro al governissimo non ci sta. Pazienza, si vocifera, dalle scissioni ci sono passati un po’ tutti, perché lei no? E Conte? Magari si aggrega, se invece si smarca pazienza un’altra volta, potrebbe essere l’occasione per liquidare una volta per tutte l’anomalia dei Cinque Stelle.

 

Il rischio però è che tutto somigli un po’ alla storiellina della bambina che andò al mercato con una ricottina sulla testa e intanto fantasticava: la venderò e comprerò dei pulcini, e poi una capra, una mucca, una mandria, un palazzo… E poi andrò dal re di Inghilterra e dirò: eccomi maestà! E con l’inevitabile inchino la ricotta le cadde a terra. Insomma, siamo proprio sicuri che con una nuova legge elettorale o anche con questa, le elezioni finiscano con un pareggio?

matteo salvini e giorgia meloni - presentazione piano casa - foto lapresseSILVIA SALIS CON MATTEO RENZI