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Tutti uniti in difesa di Mediaset. Tutti tranne il M5s che, come sempre si distingue nel dibattito politico, anche se questa volta sembra meno compatta del solito. Ieri era stato ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, a definire l'iniziativa di Vivendi una "scalata ostile a uno dei più grandi gruppi media italiani". Parole che trovano terreno fertile praticamente in tutti i partiti politici, che invocano un intervento del governo.
A chiederlo è il segretario della Lega, Matteo Salvini. "Al di là delle appartenenze politiche - sostiene - si tratta di un'azienda strategica italiana e sono in ballo circa 20mila posti di lavoro, tra dipendenti, oltre 4 mila, e altri che fanno capo a società che lavorano principalmente con Mediaset. Basta chiacchiere: non è possibile che l'economia italiana sia in svendita al miglior offerente estero".
Anche il Pd, con il vice segretario Lorenzo Guerini, si dice favorevole. Il governo, assicura, sta "studiando azioni per mettere in sicurezza un patrimonio italiano". Se più scontata è la richiesta di sostegno che arriva da Forza Italia, meno prevedibile è quella di Stefano Fassina di Sinistra italiana. "Il nostro Paese - sostiene - non può continuare ad essere il supermarket per le aziende straniere", per cui "è necessario porre un argine alla colonizzazione finanziaria straniera".
Unica voce fuori dal coro è quella del M5s secondo cui "è totalmente inappropriato un intervento dell'esecutivo a tutela di Mediaset quando lo stesso non fece nulla contro l'aggressiva scalata di Vivendi a Telecom, che era invece veramente strategica per il nostro Paese considerando l'infrastruttura di rete in suo possesso".
Per una volta il fronte pentastellato non si mostra però granitico. Secondo Danilo Toninelli, capogruppo in commissione Affari costituzionali, infatti, il Governo "deve intervenire e bloccare. Non sono affari che possono favorire la nostra economia".
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