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MI MANDA MAMDANI! “NON È PREVISTO CHE PERSONE COME ME, IN QUESTO PAESE, DIVENTINO SINDACO” – A BERLINO HA TRIONFATO LA SINISTRATA MUSULMANA, ELIF ERALP, CANDIDATA DELLA LINKE. È LA PRIMA TURCO-TEDESCA A GUIDARE LA CAPITALE – HA FATTO SUA LA LEZIONE DEL SINDACO SOCIALISTA DI NEW YORK, ZOHRAN MAMDANI, E CONQUISTATO IL VOTO DEI PIU’ GIOVANI, PUNTANDO SU CARO AFFITTI, PIANO CASA CON I CONTESTATI ESPROPRI E TASSE AI RICCHI – AVVOCATA, FIGLIA DI RIFUGIATI TURCHI, ADESSO DOVRA’ UNIRSI IN COALIZIONE CON SPD E VERDI PER GOVERNARE: “QUI L'AMORE HA AVUTO LA MEGLIO SULL'ODIO” (UNA GRANDE CITAZIONE INVOLONTARIA DI SILVIO BERLUSCONI...)
1 - ED ERALP SOGNA «NON È PREVISTO CHE UNA COME ME DIVENTI SINDACA»
Ma. G. per il “Corriere della Sera” - Estratti
«Non è previsto che persone come me, in questo Paese, diventino sindaca», diceva Elif Eralp nei suoi video. E l’ha ripetuto salendo sul palco, nel momento della vittoria: «Non è previsto che una come me o come te» — allargando il messaggio agli altri, in una forma di inclusività plurale — entri al Rotes Rathaus , il municipio. «Ma oggi mandiamo un messaggio di amore e di giustizia al mondo».
Elif Eralp ha vinto, e se riuscirà a trasformare il successo in una coalizione funzionante (con Verdi e Spd), sarà la prima turco-tedesca a guidare la capitale. Forse a Berlino la Linke avrebbe vinto con «chiunque», tanto è forte il sostegno che «La Sinistra» si è costruita qui negli ultimi due anni, trasformandosi da un partito vecchio — da qui è uscita Sahra Wagenknecht con il suo linguaggio tardo-marxista — in una forza politica che raccoglie la protesta dei giovani, e che batte più in sintonia con il «socialismo» di Zohran Mamdani a New York.
Dei ragazzi tra i 25 e i 34 anni, il 48% ha votato Linke: tanto per spiegare qual è oggi lo spirito di Berlino e cosa significa essere «cool». Può darsi che avrebbe vinto qualsiasi candidato, ma Elif Eralp ci ha messo del suo. Non le dispiace essere chiamata la «Mamdani sulla Sprea», però la ricetta ha ingredienti locali. Intanto una campagna sulla casa, compreso il tetto agli affitti ( Mamdani-style ); ma anche la promessa di attuare il referendum sugli espropri (dietro pagamento, e con il ritorno in mano pubblica) dei grandi gruppi immobiliari che si sono accaparrati 200mila abitazioni messe sul mercato dopo la fine della Ddr.
La manna che rese Berlino la capitale low-cost d’Europa, finché non è finita, tramutandosi in crisi abitativa. Elif Eralp ama stare tra le persone, si mostra dietro i pentoloni in piazza a distribuire piatti economici (altra idea: le social kitchen , cucine di quartiere) però è una giurista.
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2 - ELIF, L’AVVOCATA FIGLIA DI RIFUGIATI TURCHI “QUI L’AMORE HA TRIONFATO SULL’ODIO”
Fra.Pac. per “la Stampa” - Estratti
Mentre a pochi minuti dalla chiusura dei seggi Elif Eralp, già incoronata dalle proiezioni di tutte le televisioni, sale sul palco della Festsaal Kreuzberg nel tripudio del popolo Linke, la giovane curda Malike segue le notizie sul cellulare e quasi piange. Vista da dietro il bancone della Backerei Demirel in Schlesische Straße, quella della prima sindaca donna nonché di origine curda e religione musulmana è anche una vittoria personale.
«Oggi abbiamo scritto la storia e l'abbiamo fatto tutti insieme» sta dicendo la protagonista assoluta della più sofferta tornata elettorale berlinese. Malike ha vent'anni e questo è il suo secondo voto, il più convinto: «Mio padre, emigrato dal Kurdistan turco una vita fa, ha convocato la famiglia di prima mattina e, sebbene non ce ne fosse bisogno, ci ha quasi ordinato di andare alle urne per sostenerla».
Elif Eralp lo sa e davanti alla platea, dove sventolano bandiere arcobaleno un po' gay pride e un po' pacifismo a tutti i costi, alza, commossa, la voce: «Non importa chi amate, non importa quanto guadagnate, non importa se siete cosiddetti "lavoratori ospiti" ma che hanno contribuito a costruire questo Paese e non importa neppure se siete persone provenienti dall'Est che hanno visto le proprie biografie malamente svalutate, la speranza stavolta è stata più forte, l'amore ha avuto la meglio sull'odio e adesso avanti, usciamo fuori tutti insieme e trasformiamo Berlino in una città migliore, più accessibile e più socialmente giusta».
Da giorni, con intensità direttamente proporzionale all'addensarsi delle nubi nere di AfD sulla politica tedesca, quello della quarantacinquenne Elif Eralp è il nome più evocato, più apprezzato, più carico di aspettative e più atteso.
La capitale, impaziente di mettersi alle spalle l'esperienza del cristiano-sociale Kai Wegner travolto dagli scandali, aveva già avuto sindaci socialdemocratici ma mai una figura così radicale, con un pedigree anticapitalista, la famiglia di origine straniera e soprattutto quel backgound religioso contro cui l'estrema destra ha costruito la sua più triviale propaganda.
La Mamdani tedesca, come tanto i sostenitori entusiasti del primo cittadino di New York e dei suoi simili politici quanto i denigratori, chiamano Eralp, è in realtà assai meno incasellabile di quanto appaia. Figlia di genitori turchi immigrati in Germania non in cerca di lavoro ma perché dissidenti politici perseguitati dopo il colpo di Stato del 1980 per la loro attività sindacale, è nata a Monaco ed è cresciuta a Dortmund, dove il padre ha lavorato come dottore.
Laureata in legge e specializzata in diritto all'asilo ha scelto la politica e la Linke con "modalità secchiona", dietro le quinte, senza nulla concedere alla vacua comunicazione social. Al collo non porta simboli religiosi tipo la shahada, la professione di fede musulmana, bensì una catenina con la scritta "Mietendeckel", "tetto agli affitti".
È la battaglia per la casa, oltre ai consigli dello stratega di Zohran Mamdani che ad aprile è venuto a Berlino per aiutarla a impostare la campagna elettorale, ad aver spinto in alto Elif Eralp, scavalcando tanto il rivale della Cdu, Stefan Evers, quanto la minaccia di AfD, pesante ma ancora incapace di espugnare la capitale. La Linke vuole imporre un tetto agli affitti che, lievitati in pochi anni del 77% nella città in cui l'85% delle persone non ha un appartamento di proprietà (...)
Il piano per intervenire è espropriare i grandi gruppi immobiliari come Vonovia, che possiede 130 mila abitazioni, e attuare il referendum del 2021, quello in cui il 57,6% dei cittadini promosse la "socializzazione" dei colossi del real estate. I critici, anche molti di quel centro-sinistra di Spd e Verdi con cui adesso dovrà unirsi in coalizione per governare, le rimproverano il radicalismo della Linke, dalle battaglie per Gaza ai proclami che terrorizzano chiunque abbia più di una casa, ma la polarizzazione è il segno dei tempi. Malike si considera una moderata, dice, ma «questa destra mette tanto paura e va fermata».
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