crisi di suez 1956 - 5 donald trump

MORTACCI SUEZ – TRUMP FAREBBE BENE A STUDIARE LA STORIA DELLA CRISI DI SUEZ DEL 1956: LA POTENZA EGEMONE DI ALLORA, IL REGNO UNITO, INSIEME ALLA FRANCIA MOSSE GUERRA ALL’EGITTO DI NASSER, CHE AVEVA NAZIONALIZZATO LA LINEA D’ACQUA PIÙ IMPORTANTE AL MONDO. LONDRA E PARIGI SI DOVETTERO RITIRARE E ALLORA COMINCIÒ IL DECLINO DELL’EGEMONIA INGLESE – LO STRETTO DI HORMUZ È LA SUEZ DI TRUMP, CHE NON HA NEMMENO LA TESTA DI PONTE (CHE PER GLI INGLESI NEL 1956 ERA ISRAELE): DOVREBBERO ESSERE I PAESI ARABI, CHE SI GUARDANO BENE DALL’ENTRARE IN GUERRA INSIEME A NETANYAHU...

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Estratto dell’articolo di Giordano Stabile per “La Stampa”

 

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Siamo al momento Suez per gli Stati Uniti d'America. L'egemonia britannica in Medio Oriente, condivisa con la Francia come junior partner, finisce lì, sul Canale, nell'autunno del 1956.

 

Un'operazione congiunta con Israele spazza via le forze egiziane di Gamal Abdel Nasser, che aveva appena nazionalizzato la linea d'acqua più importante al mondo. Ma Londra e Parigi non hanno più la forza per spartirsi la regione come avevano fatto negli Anni Venti.

 

Le due nuove superpotenze mondiali sono l'America e l'Unione sovietica. Che intervengono, per una volta d'accordo, anche se con fini opposti. Francesi, inglesi e israeliani si devono ritirare. Il Medio Oriente diventa un'arena dove competono americani e russi, e i loro rispettivi alleati. Lo è ancora, con in più la Cina.

ANTHONY EDEN

 

[…] Oggi l'assalto alla potenza egemone, l'America, arriva soprattutto dalla Cina, con la Russia come junior partner. Allora Londra e Parigi avevano come obiettivo strategico sbloccare il canale di Suez e riportarlo sotto controllo occidentale.

 

Oggi per la Casa Bianca è fondamentale riprendere lo stretto di Hormuz. È difficile farlo per via diplomatica. Ma la via militare è complessa. Nel 1956 il corpo di spedizione franco-britannico aveva la supremazia sul mare e una testa di ponte terrestre formidabile, Israele.

 

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Oggi questa testa di ponte dovrebbero essere i Paesi arabi alleati dell'Occidente.

Le petromonarchie […] sono rimaste in uno stato di neutralità, nonostante i raid iraniani. Questo perché […] schierarsi in una guerra al fianco di Benjamin Netanyahu annienterebbe la loro credibilità di fronte alle proprie popolazioni.

 

Un […] analista di grande acutezza, Georges Malbrunot, racconta come gli umori sono opposti rispetto a quelli ufficiali, cioè una grande rabbia nei confronti di Israele e degli Usa per una guerra che non volevano.

 

La possibile testa di ponte alternativa, l'Iraq, si è trasformata in un campo di guerriglia, e le truppe Usa hanno lasciato tutte le basi, tranne quella di Erbil. Un'altra illusione perduta.

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