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Antonella Rampino per “la Stampa”
Mentre Matteo Renzi ruggisce contro l’Europa, «la flessibilità andremo a prendercela», e il ministro dell’Economia Padoan valuta invece come auspicabile un controllo europeo sulle politiche di bilancio dell’eurozona, Giorgio Napolitano riceve il governatore della Banca d’Italia. Si potrebbe dire che il Presidente, quantomeno, vuol vederci chiaro. Con Ignazio Visco come con Mario Draghi del resto il filo è sempre acceso, e col presidente della Bce Napolitano ha approfondito a suo tempo un tema centrale per il futuro del Paese: la necessità che l’Italia attui alcune fondamentali riforme in materia di lavoro, semplificazione burocratica, fisco, giustizia.
Dopo l’Ecofin di Milano, con central bankers nazionali al seguito, quel quadro di riforme per far ripartire l’Italia è diventato tassativo? Per ottenere l’agognata flessibilità, quali riforme sono indispensabili? Quanto sarebbe limitato l’impatto dell’iniezione di liquidità, i tanto attesi finanziamenti della Bce la cui prima tranche parte giusto oggi, senza riforme di sostanza? E le «indicazioni» della Ue, di cui si parla come di un commissariamento, quanto sono prescrittive?
Domande che si fanno tutti i cittadini. Ma domande che sono il metodo che il capo dello Stato utilizza in tutti i suoi molteplici colloqui. Ieri, complici alcuni progetti preparatori per il G20 che si terrà (a metà novembre) in Australia, è con Ignazio Visco che Napolitano ha fatto il punto sui risultati dell’Ecofin. Dal quale, in straordinaria sintonia col Mario Draghi che prima dell’estate aveva esplicitamente parlato di «cessioni di sovranità» da parte degli stati nazionali per armonizzare ile politiche di bilancio Ue - ed implementare la crescita, nei paesi in cui sarà agganciata- s’è per l’appunto compreso che occorre che la politica degli annunci da parte del governo approdi a riforme concrete. Solo «dopo» sarà possibile chiedere ai partner dell’eurozona la flessibilità.
Detta in altro modo, senza riforme trasformatesi in fatti entro la primavera del 2015, lo scenario sul futuro dell’Italia si farebbe fosco. Come la pensi poi il governatore Visco è noto, e non da ieri. La frustrante performance dell’Italia - confermata ieri dai dati Ocse - ha il suo motore nei mancati investimenti pubblici e privati. In una situazione di bassa inflazione -e l’Italia al momento è in deflazione- è più difficile consolidare il debito pubblico.
La Bce opererà sulla liquidità, ma non basterà senza riforme strutturali, tanto che per ora c’è fiducia nell’Italia da parte dei mercati finanziari ma non nel complesso della sua economia. Insomma, la soluzione alla recessione che al momento in Italia i dati raccontano come permanente non è nella politica monetaria, ma nella politica: serve un disegno «organico», e organico anche rispetto agli altri Paesi dell’eurozona.
Tutte cose dette non solo da Visco ma anche da Draghi, e anche pubblicamente. Giorgio Napolitano le tiene ovviamente in debito conto. Come le valuti davvero Matteo Renzi lo si vedrà invece dall’impulso fattivo che riuscirà a dare alle riforme, più ancora che dal discorso che terrà oggi in Parlamento. Tenendo conto che di giorni non ce ne son mille, ma al massimo 180.
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