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NEL GIORNO IN CUI IL GOVERNO PRENDE UNA SCOPPOLA EPICA, MATTEO SALVINI CHE FA? VOLA A BUDAPEST AD ABBRACCIARE ORBAN – IL SEGRETARIO DELLA LEGA INSIEME AI PUZZONI D’EUROPA, DA MARINE LE PEN A GEERT WILDERS, HA PORTATO IL SUO SUPPORTO ALL’AUTOCRATE PUTINIANO UNGHERESE - EVOCA LA PROPAGANDA ORBANIANA E DICE CHE “IL VOTO LIBERO UNGHERESE VALE PIÙ DEI MILIARDI DI SOROS E DELLE MINACCE DI ZELENSKY”, DESCRIVE ORBÁN COME UN “EROE” E LE PEN COME “UN PIONIERE”. MA, COMPLICI LE BOMBE DI TRUMP E IL PREZZO DELLA BENZINA ALLE STELLE, NON SEMBRA PIÙ TIRARE UNA BELLA ARIA PER I PATRIOTI…

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Estratto dell’articolo di Francesca De Benedetti per “Domani”

 

MATTEO SALVINI A BUDAPEST

In questi tempi cupi che lui chiama «l’età d’oro», Viktor Orbán è l’autocrate sul quale gli autocrati del globo convergono: in vista delle elezioni ungheresi del 12 aprile, lo sostengono pubblicamente sia Vladimir Putin che Donald Trump.

 

Poteva forse trattenersi dal ribadire il suo sostegno Matteo Salvini? Indefesso orbaniano anche lui, e capace con altrettanta, ungarica disinvoltura, di indossare il cappellino Maga mentre tifa perché si torni a comprare energia russa, «offre» il suo «impegno personale e quello di tutta la Lega».

 

orban salvini

Questo lunedì da un palco di Budapest, dove Fidesz aveva apparecchiato una convention «patriota» per far sfilare gli alleati europei, da Marine Le Pen a Geert Wilders, il nostrano vicepremier ha portato il suo endorsement di persona. In video lo aveva già fatto, e come lui pure la premier Giorgia Meloni, in occasione del congresso di Fidesz a gennaio.

 

La questione dei raggruppamenti politici europei, che tiene tatticamente Fratelli d’Italia e il Pis polacco nei Conservatori mentre Lega e Rassemblement hanno imbastito i Patrioti con Fidesz, è una questione puramente tattica, ma al momento del bisogno le varie destre estreme fanno squadra: «Oggi ci battiamo per un’Europa che rispetta la sovranità nazionale – aveva detto la premier nel video di inizio anno – nel nostro continente questi valori stanno prevalendo e spero sinceramente, caro Viktor, cari amici, che continueranno a prevalere anche in Ungheria. Che Dio vi benedica».

 

VERTICE DEI PATRIOTI A BUDAPEST

Pure i compagni di gruppo europeo meloniani, gli ultraconservatori polacchi del Pis, sono andati a dar man forte a Budapest (che del resto altrettanto “generosamente” ospita i fuggitivi dell’ex governo di Varsavia indagati in patria): Mateusz Morawiecki, che ha preso da Meloni la staffetta come presidente del Partito conservatore europeo, era all’edizione ungherese di CPAC nel weekend; il presidente della Repubblica polacco Karol Nawrocki, mega-Maga, era anche lui nella capitale ungherese questo lunedì.

 

putin salvini vignetta ellekappa

[…] E nel caso italiano – Salvini da compagno di gruppo europeo, e sia lui che la premier da sodali di una vita – c’è una fetta ingombrante del governo italiano a far la ola per l’amico Viktor, mettendoci la faccia – sua ma indirettamente del paese – proprio mentre gli scandali sui rapporti tra Budapest e Mosca si accavallano (il Washington Post riporta alla ribalta le già stranote relazioni col Cremlino del ministro degli Esteri Péter Szijjártó costringendo Bruxelles a «chiedere chiarimenti» sulla fuga di informazioni durante i Consigli) […].

 

Quando il leader leghista, dal palco budapestino, evoca la propaganda orbaniana e dice che «il voto libero ungherese vale più dei miliardi di Soros e delle minacce di Zelensky», mostra di conoscere bene il contesto in cui si muove (e di sguazzarci pure). Quando Salvini descrive Orbán come un «eroe» e Le Pen come «un pioniere», un «visionario che ci ha aperto la strada», i due fanno entrambi riferimento al modello orbaniano.

 

MATTEO SALVINI A BUDAPEST

Ma c’è un piccolo problema: in quello stesso giorno, il leader leghista esce sconfitto su un referendum e la leader francese non esattamente vincitrice dalle municipali. Il 12 aprile ungherese si avvicina anch’esso con sondaggi tutt’altro che confortanti per il «pioniere» dell’illiberalismo.