giorgia meloni legge elettorale

PER UN PUGNO DI VOTI – LA NUOVA LEGGE ELETTORALE IPOTIZZATA DAL CENTRODESTRA FA SCATTARE UN MEGA PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI OTTERRÀ ANCHE APPENA LO 0,1% IN PIÙ – IN UN QUADRO BIPOLARE, IN CASO DI TESTA A TESTA, CHI VINCE OTTERREBBE 70 SEGGI DI VANTAGGIO DA AGGIUNGERE A QUANTO RACIMOLATO NEL PROPORZIONALE, UNA MAGGIORANZA ASSOLUTA E, IN PROSPETTIVA, LA SCELTA DEL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – UNO SCENARIO CHE LASCIA APERTO UN INTERROGATIVO SUL RISPETTO DEI PRINCIPI DI RAPPRESENTANZA – LE SIMULAZIONI: CON TRE POLI LA MAGGIORANZA SAREBBE INESISTENTE...

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Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

nuova legge elettorale - simulazione con il premio di maggioranza

Basterà lo 0,1% in più degli avversari per scavare una distanza abissale in termini percentuali (il 18%) e di seggi tra le due coalizioni. È uno degli scenari che si aprono con la nuova legge elettorale della destra. Repubblica è in grado di anticipare le simulazioni che si ottengono applicando queste regole.

 

Qualche settimana fa, l'opzione di un premio di maggioranza che regalava il 55% alla coalizione capace di superare il 40% si è infranta sui dubbi di costituzionalità. E, come anticipato da questo giornale, il governo ha cambiato strada. L'obiettivo del nuovo meccanismo resta la governabilità. Stavolta il premio è calcolato in seggi: 70. Da aggiungere a quanto racimolato nel proporzionale.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

Semplificando al massimo (e supponendo un quadro bipolare): con un voto in più su base nazionale - e senza correttivi come il doppio turno o uninominali, che favoriscono la rappresentanza - chi vince godrebbe comunque di un premio che gli assicurerebbe ben oltre la maggioranza assoluta e, in prospettiva, la scelta del prossimo presidente della Repubblica.

 

Lasciando aperto un interrogativo sul rispetto dei principi di rappresentanza e ragionevolezza. Vediamo nel dettaglio queste proiezioni.

 

[...]

 

LEGGE ELETTORALE

Prima ipotesi, allora: una corsa serrata tra centrodestra e centrosinistra (a cui aggiungere i partiti di Carlo Calenda e Roberto Vannacci, entrambi sopra lo sbarramento) che termina con il primo polo al 45%, il secondo al 44,9%. Chi vince ottiene il premio e 221 posti (il 56,5% del totale). E chi perde di un soffio? Avrà 150 deputati, il 38,4%.

 

Lo scarto tra coalizioni diventa del 18,1%, anche se il bonus fa balzare soltanto dell'11,5% i vincitori. Agli "altri" sarebbero attribuiti 20 scranni (5,1%).

 

La destra che ha elaborato questo sistema sostiene che la scelta di scomputare prima del voto i 70 parlamentari del premio "addolcisce" la legge, in nome della rappresentanza. Valesse la legge dei comuni – che sottrae a chi perde, e solo dopo il ballottaggio, i seggi del premio - questo risultato del "quasi-pareggio" produrrebbe un effetto distorsivo ancora più accentuato: 255 scranni (65%) al primo, 116 al secondo.

 

giuseppe conte elly schlein 4

Ma torniamo all'ultima bozza. Chi l'ha scritta, insegue il principio della governabilità. È però un fatto che altrove anche i sistemi ultra maggioritari presentano correttivi: il doppio turno oppure l'uninominale secco all'inglese, che permette un rapporto di prossimità tra eletto ed elettore. Quasi nessuno, in Occidente, prevede un premio nazionale sulla base di una conta nazionale.

 

[...] Che accade ad esempio se nessuna delle due coalizioni supera il 40%? Scenario plausibile in presenza di un terzo polo. Ipotizziamo che tre coalizioni raccolgano il 36%, 35% e 24%. Le prime due corrono al ballottaggio. Risultato: 192 seggi al primo (il 49,1%), 118 scranni (30,1%) al secondo, 81 per il terzo (20,7%). Nessuno raggiungerebbe la maggioranza assoluta.

GIORGIA MELONI STRETTA TRA SALVINI E TAJANI SU POLITICO

 

Per quella, in uno schema tripolare, serve il 37,5%, o più voti ai partiti sotto soglia. E se invece una coalizione si afferma in modo netto? Simuliamo ancora: 48,5% contro 42% (e un'altra sola forza sopra il 4%). I primi ottengono 235 seggi (60,1%), gli altri 143 (36,5%). La bozza prevede comunque un limite del 60% di deputati per chi vince.

 

Infine, prendiamo i risultati del 2022, ottenuti con il Rosatellum. In quel caso, lo schema fu quadripolare: solo la destra corse unita, strappando per questo quasi tutti gli uninominali. È la ragione per cui l'attuale bozza penalizzerebbe i vincitori di allora.

 

Il centrodestra ottenne infatti il 43,79% dei voti e 235 seggi. Con la riforma, si fermerebbe a 221 deputati (56,5% del totale). Pd e sinistra, con il 26,12%, passerebbero da 80 a 90 seggi (23%). M5s, Azione-Iv e Svp avrebbero in tutto 80 deputati (20,5%), mentre oggi si fermano a 76.

LEGGE ELETTORALE