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Franco Giubilei per LaStampa.it
Se è difficile per un essere umano accettare l'idea della lontananza della persona amata, per un cane può essere insopportabile. Parliamo di un ragazzo di 24 anni che un giorno scomparve per entrare in carcere, alla Dozza di Bologna, lasciando a casa a sua Caterina, razza American Staffordshire.
La cagna è stata autorizzata in via eccezionale a varcare i cancelli dell'istituto per rivedere il suo padrone. Un incontro di due ore in uno spazio aperto della Dozza dove il padrone della bestiola, detenuto in attesa di giudizio, ha potuto riabbracciare la sua cagna, l'ha vista accorrere ai suoi richiami, ha giocato con lei.
Fino al momento in cui il tempo della visita è finito e i due si sono nuovamente separati, fra i guaiti addolorati di Caterina che capiva come il suo padrone le venisse nuovamente portato via, chissà fino a quando. La privazione degli affetti è la punizione vera per un un recluso, così come per chi gli vuole bene, ma mentre gli esseri umani possono farsene una ragione, per un cane le leggi e le conseguenze della loro violazione sono meccanismi incomprensibili. L'occasione per l'ingresso dell'animale alla Dozza è stata la Festa delle Famiglie, ad accompagnarla in visita era la compagna del giovane detenuto, che nel frattempo si è presa cura di lei.
I legali del giovane avevano presentato l'istanza con la richiesta di far entrare il cane in carcere in base al legame affettivo che lega l'uomo all'animale, affetto maturato lungo anni di convivenza. Secondo l'avvocato dello studio Dario Bolognesi di Ferrara l'incontro è stato un'esperienza positiva sia per il detenuto che per il suo cane. E chissà che un giorno la visita degli animali in carcere, stavolta concessa eccezionalmente dal direttore della Dozza, Ione Toccafondi, non possa diventare prassi accettata e diffusa negli istituti di pena italiani.
carcere dozza di bologna
american staffordshire
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