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"DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE HO MENZIONATO SPESSO FALCONE E BORSELLINO" - PÉTER MAGYAR, CHE HA BATTUTO ORBAN ALLE ULTIME ELEZIONI IN UNGHERIA, CITA I DUE GIUDICI UCCISI DALLA MAFIA - MAGYAR È ANDATO AL "RIVIERA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL" DI SESTRI LEVANTE, DOV’È APPARSO ALLA PRIMA EUROPEA DI UN DOCUMENTARIO A LUI DEDICATO, "SPRING WIND - THE AWAKENING": "ANCHE NOI ABBIAMO DOVUTO LOTTARE CONTO UN ALTRO TIPO DI MAFIA CHE C'ERA NEL PAESE..."
Estratto dell'articolo di Tonia Mastrobuoni per www.repubblica.it
C’è una scena magnifica nelle Idi di marzo di George Clooney in cui Ryan Gosling tenta di convincere una giornalista che lui nel candidato cui dedica diciotto ore al giorno ci crede davvero. Lei ride, incredula. A Washington nessuno crede in nulla.
Finché in Europa qualcuno ha adottato la camicia bianca come un’uniforme suscitando lo stesso entusiasmo dell’Obama degli esordi. Spazzando via ogni cinismo tra i suoi più stretti collaboratori come nelle folle che ha battuto a tappeto in 700 villaggi e città.
PEter Magyar - TamAs Yvan TopolAnszky - 1
Ieri quell’uomo, Péter Magyar, il trionfatore delle recenti elezioni in Ungheria, il candidato che ha sconfitto il grande autocrate Viktor Orbán, ha deciso di trascorrere le sue ultime ore da “uomo libero”, ancora inebriato dalla vittoria schiacciante ma ancora non investito dello scettro di primo ministro, al Riviera International Film Festival di Sestri Levante, dov’è apparso alla prima europea di un documentario a lui dedicato, Spring Wind - The Awakening.
In fondo, in piena coerenza con la riconoscenza che ha sempre mostrato finora verso chi lo ha seguito sin dall’inizio, come il regista del film, Tamás Yvan Topolánszky. Dal palco del cinema Ariston, Magyar ha voluto menzionare due grandi italiani: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, morti per la giustizia, assassinati dalla mafia.
«Li ho citati spesso in campagna elettorale», ha annuito. Lui che di mafia ne ha combattuta un’altra: quella pervasiva del regime autocratico e capillare di «paparino» Orbán, come lo chiamavano ironici i suoi connazionali.
[...] Nel film scorrono le immagini del miracolo, la ribellione di Magyar contro il padre padrone dell’Ungheria, il dolore dei figli che ripetono la propaganda onnipresente di Orbán, «papà sei un traditore», la rottura con l’ex moglie, le manifestazioni sempre più oceaniche dei suoi sostenitori, «non ho paura». E restano le parole del regista: «Volevo raccontare un dramma shakespeariano, è diventato il più grande evento storico degli ultimi decenni».
giovanni falcone paolo borsellino
giovanni falcone paolo borsellino
spring wind the awakening
PEter Magyar - TamAs Yvan TopolAnszky
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