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RINGRAZIATE SEMPRE TRUMP E NETANYAHU! “SIAMO PRONTI AL RAZIONAMENTO ” – IL MINISTRO PICHETTO FRATIN ROVINA LA PASQUA AGLI ITALIANI: “CON UNO SHOCK ENERGETICO TOTALE CON LE RISERVE SI VA AVANTI SOLO PER UN MESE. UNA COMMISSIONE È AL LAVORO SUL PIANO PER L’EMERGENZA. SUL CARBURANTE PER GLI AEREI, L’IDEA E' QUELLA DI USARE PROVVISTE NAZIONALI - NON REAGIREMO CON LE DOMENICHE IN BICICLETTA, COME CINQUANT’ANNI FA” - L’EUROPA CONSIGLIA MISURE DI AUSTERITY PREVENTIVE. QUALCHE PARTNER DELL’UNIONE INIZIA A CALMIERARE LA DISTRIBUZIONE DI CARBURANTE…
Tommaso Ciriaco per repubblica.it - Estratti
L’Europa consiglia misure di austerity preventive. Qualche partner dell’Unione inizia a calmierare la distribuzione di carburante. E così va anche in Asia, che più soffre la guerra di Donald Trump e il blocco di Hormuz.
E per l’Italia cosa ha in mente il governo? «È chiaro che siamo pronti al razionamento, se necessario – spiega al telefono Gilberto Pichetto Fratin, a capo del dicastero per l’energia – Valutiamo diverse possibili azioni, ma non ci sono ancora le condizioni per intervenire».
È sabato di vigilia di Pasqua, ma per chi gestisce il dossier energetico restano ore frenetiche. È importante dosare le parole, tenere in equilibrio scenari foschi e dati di realtà ancora gestibili. La situazione non è abbastanza grave da tagliare per decreto i consumi dei cittadini, spiega dunque Pichetto Fratin, ma l’esecutivo si prepara al peggio, sperando che non si realizzi. «Al ministero lavora una commissione apposita per studiare il piano per l’emergenza». Finora eventuale, ma ormai sul tavolo.
GIANCARLO GIORGETTI GILBERTO PICHETTO FRATIN
Molte le idee: alcune suggerite da Bruxelles, altre studiate a Roma. I sindacati, di recente, avrebbero anche proposto di allargare lo smart working per i dipendenti pubblici, in modo da ridurre i consumi. È una eventualità, quella del lavoro da remoto (accadde durante il Covid)? «Se c’è un piano di emergenza allora sì, vedremo dove e come intervenire, calcoliamo le possibili misure. Certo non reagiremmo con le domeniche in bicicletta, come cinquant’anni fa. Le azioni dovranno essere misurate sulla situazione attuale».
L’incertezza nel conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele non permette di fare troppi calcoli sulla tempistica della crisi energetica. Ma quanto tempo abbiamo, ministro, prima che scatti l’eventuale piano d’emergenza?
antonio tajani gilberto pichetto fratin
«È difficile fare una valutazione del genere. Noi sappiamo che se tutto si blocca, con le riserve si va avanti per un mese». Ma ovviamente parliamo di «uno shock», un blocco generalizzato. «E invece è possibile che le cose vadano diversamente, la penuria potrebbe incidere di più in un settore o un altro, per una risorsa o un’altra».
In effetti, un segnale – pessimo, anche se appunto relativamente circoscritto - è arrivato ieri con l’allarme sul carburante per gli aerei, che secondo Ryanair potrebbero creare blocchi e disagi entro un mese. «È un rischio», spiega Pichetto Fratin. Il tema riguarda aziende private, ma incide comunque sui trasporti, dunque sul Paese.
L’esecutivo potrebbe in qualche modo agire per limitare il problema, ad esempio attingendo ai magazzini di carburante, ma va ricordato che la “benzina” degli aerei ha un suo processo di lavorazione specifico. «È chiaro che esistono riserve nazionali, ma la miscela per i velivoli andrebbe raffinata. E questo lo decide Eni. Un tema da approfondire, nel caso».
giorgia meloni gilberto pichetto fratin - foto lapresse
Il fatto è che il governo teme che la gelata energetica vada oltre il trasporto aereo e riguardi progressivamente l’intero sistema. E dunque, la strada può certamente essere quella di “pompare” sul mercato scorte petrolifere, ma si tratta di soluzioni con effetti limitati (anche sui prezzi): «Noi possiamo anche ragionare delle nostre riserve, abbiamo spazio per farlo. Ma la valutazione sulle scorte da liberare va fatta a livello globale. Ricordo ad esempio che la settimana scorsa abbiamo rilasciato in modo coordinato con gli altri partner quasi dieci milioni di barili per il fondo dell’Agenzia internazionale per l’energia».
Venerdì Giorgia Meloni è volata nel Golfo. Il tentativo di scuotersi dopo dieci giorni infernali seguiti alla sconfitta referendaria, ma anche il tentativo di trovare soluzioni per l’approvvigionamento. Il viaggio in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati segue quello in Algeria e anticipa un altro in Azerbaigian. Insomma, c’è da sgomitare per ritagliare spazi, perché la concorrenza è spietata.
E non riguarda soltanto lo snodo di Hormuz, almeno per l’Italia. «Gli effetti sono ovviamente globali, anche se per noi la questione dello Stretto incide pochissimo su gas e petrolio, visto che le forniture dal Qatar rappresentano una quota limitata dell’approvvigionamento. I paesi asiatici sono davvero in difficoltà per quel blocco, mentre noi siamo al centro del Mediterraneo, abbiamo raffinerie e abbiamo diversificato le importazioni. Compensiamo così il fatto di essere, più di altri, dipendenti dall’estero».
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