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“STIAMO VINCENDO, TUTTO PROCEDE SECONDO I PIANI” – IL PENTAGONO E LA CASA BIANCA ASSICURANO: “LE OPERAZIONI VANNO BENE, LA LEADERSHIP IRANIANA È QUASI SPARITA, POSSIAMO CONTINUARE A LUNGO” - NETANYAHU PREOCCUPATO DALLE VOCI DI UN NEGOZIATO CON QUEL CHE RESTA DEL REGIME DI TEHERAN CHIAMA TRUMP (CHE VORREBBE APPLICARE IL MODELLO VENEZUELA) - L’INVIO DI TRUPPE DI TERRA, AL MOMENTO, NON FA PARTE DELLE OPERAZIONI IN CORSO, MA DALLA CASA BIANCA FANNO SAPERE CHE “L’OPZIONE RESTA SUL TAVOLO DEL PRESIDENTE, CHE VUOLE UN RUOLO NEL FUTURO DEL PAESE” - IL SENATO IERI SERA HA BOCCIATO LA RISOLUZIONE DEI DEMOCRATICI PER LIMITARE I POTERI DI GUERRA DEL PRESIDENTE CONVINTO CHE GLI AMERICANI SIANO DALLA SUA PARTE, MA I SONDAGGI LO SMENTISCONO…
Paolo Mastrolilli per repubblica.it - Estratti
BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP
Gli Stati Uniti stanno vincendo la guerra contro l’Iran, ma l’incertezza continua a dominare il futuro del Paese. Questo si capisce a sentire la Casa Bianca, il Pentagono e tutte le voci sull’eventuale cambio di regime, che hanno spinto il premier israeliano Netanyahu a chiamare Trump per chiedere se è vera l’intenzione di parlare con quanto resta del governo della Repubblica islamica, allo scopo di cercare una soluzione sul modello del Venezuela.
Il Congresso comunque non si metterà di traverso, perché il Senato ieri sera ha bocciato la risoluzione per limitare i poteri di guerra del presidente.
benjamin netanyahu donald trump mar a lago.
Ieri mattina il capo del Pentagono Hegseth ha tenuto una conferenza stampa per assicurare che tutto procede secondo i piani. L’aviazione iraniana è stata decimata e presto gli americani avranno il dominio completo dei cieli. Discorso simile per la Marina, incluso l’affondamento della nave colpita da un sottomarino al largo dello Sri Lanka.
I tempi dell’operazione li deciderà Trump in base agli sviluppi, ma l’arsenale Usa è abbastanza rifornito da poter sostenere a lungo l’intervento, mentre Teheran sta finendo le munizioni, come dimostra il fatto che i lanci dei suoi missili si sono ridotti dell’86% rispetto all’inizio dell’attacco.
DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI
Il direttore politico del Pentagono, Elbridge Colby, parlando al Council on Foreign Relations, ha ripetuto che «l’obiettivo dato ai militari è degradare le capacità belliche dell’Iran, non il cambio di regime. Questo non vuol dire che non saremmo contenti se avvenisse». Poi ha aggiunto che il missile lanciato dagli ayatollah verso la Turchia non basta a far scattare l’articolo 5 della Nato per la difesa comune degli alleati aggrediti.
Mentre Colby concludeva l’intervento, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt iniziava il briefing quotidiano. Anche lei ha ripetuto che gli obietti sono i quattro elencati da Trump, ossia distruggere i missili e la Marina militare iraniana, fermare le operazioni destabilizzanti dei “proxy” come Hezbollah e garantire che Teheran non abbia l’atomica. La portavoce ha detto che «l’invio di truppe di terra non fa parte delle operazioni in corso, ma non toglierò questa opzione dal tavolo del presidente, che vuole un ruolo nel futuro del Paese».
Poco dopo Trump ha ripetuto il messaggio: «Le operazioni vanno bene, la leadership è quasi sparita». Lui stesso non aveva escluso di mandare soldati, ma questo è un messaggio politico oltre che strategico. Come ci aveva detto il generale David Petraeus, «il cambio di regime non si ottiene senza soldati sul terreno».
benjamin netanyahu donald trump mar a lago
Quindi se il presidente esclude di mandarli, dimostra di non essere davvero interessato a un nuovo governo a Teheran. Da qui la preoccupazione di Netanyahu, che lo ha chiamato per chiedere se sta parlando alle sue spalle con i sopravvissuti del regime, tipo il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale Larjaini o il ministro degli Esteri Araghchi.
La Casa Bianca ha smentito, anche perché dei tre candidati che aveva in mente per il ruolo interpretato da Delcy Rodriguez a Caracas almeno un paio sono morti. Trump stesso però ha detto che applicare il modello Venezuela sarebbe l’ideale. La verità dunque si trova con buona probabilità nel mezzo.
benjamin netanyahu donald trump mar a lago
Gli Usa vorrebbero il cambio di regime, ma non lo indicano come obiettivo ufficiale perché avrebbe diverse conseguenze pratiche, incluso il rischio di fallire. Però sperano che avvenga, o perché gli attacchi logoreranno il governo al punto di farlo cadere, oppure perché i sopravvissuti accetteranno la resa in termini venezuelani. La Cina nel frattempo sta cercando di rientrare nella partita, offrendosi di mediare con l’invio di un rappresentante in Medio Oriente.
Trump deve fare anche i conti col fronte interno. Ieri il Senato ha bocciato una risoluzione per limitare i suoi poteri di guerra. La Casa Bianca dice che gli americani stanno dalla sua parte, ma i sondaggi lo smentiscono.
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