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QUANDO TRUMP CHIAMA, GIORGIA MELONI BATTE I TACCHI – A DICEMBRE LA DUCETTA SI SCHIERÒ CON LA FRONDA CONTRARIA ALL’USO DEI BENI CONGELATI SOLO DOPO UNA CHIAMATA CON IL PRESIDENTE AMERICANO – IL RETROSCENA DAL CONSIGLIO EUROPEO DEL 18 DICEMBRE, QUANDO L’UE DECISE DI NON CONFISCARE GLI ASSET RUSSI CONGELATI, È SVELATO DA BILL WHITE, AMBASCIATORE AMERICANO A BRUXELLES – IN QUELL’OCCASIONE, FONDAMENTALE PER DIROTTARE GLI EQUILIBRI DEL CONSIGLIO FURONO I SOLITI PUTINIANI, L’UNGHERESE VIKTOR ORBÁN E LO SLOVACCO ROBERT FICO, INSIEME AL CECO ANDREJ BABIS, A CUI SI ACCODÒ L’ATLANTISTA A-LA-CARTE GIORGIA…

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Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

Un'intervista dell'ambasciatore americano in Belgio a un quotidiano in lingua fiamminga non avrebbe alcun motivo di interesse per l'Italia, se non fosse che svela un episodio importante su Giorgia Meloni e la dinamica del suo rapporto con Donald Trump: «Bart De Wever (primo ministro belga, ndr) – risponde Bill White, rappresentante del governo Usa a Bruxelles, al giornale De Tijd – sarebbe un buon presidente per l'Europa.

 

È fantastico. Può riconciliare molti schieramenti e non si lascia intimidire da nessuno. Ursula von der Leyen ha provato, con la sua proposta di sequestrare i beni congelati presso Euroclear, ma lui ha resistito. Con un po' di aiuto da parte mia, devo dire. Ho chiamato Giorgia Meloni. Poi lei ha parlato con il nostro presidente e si è schierata a fianco di Bart».

 

Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna ricostruire gli antefatti e ricordare cosa è successo prima e durante il Consiglio europeo del 18 dicembre scorso. È il vertice in cui i leader dell'Unione confermano il congelamento degli asset russi, detenuti in gran parte in Belgio e gestiti dalla società finanziaria Euroclear (190 miliardi di euro circa), senza confiscarli per destinarli alla ricostruzione in Ucraina, a seguito di timori per le regole del diritto internazionale e per la stabilità finanziaria europea.

 

BILL WHITE

L'Europa si spacca, e il Belgio con l'aiuto dell'Italia e dell'Austria spinge per una maggiore prudenza, nel timore di ritorsioni di Mosca e di potenziali danni economici, conseguenti alle quasi certe cause legali che seguirebbero.

 

I giornali italiani ed europei titolano che prevale la linea di Giorgia Meloni: gli asset restano dove sono, e si vira sul compromesso del prestito di 90 miliardi a Kiev.

 

Due mesi dopo, l'ambasciatore americano in Belgio Bill White, racconta, in una manciata di parole, cosa è avvenuto nelle ore precedenti a quella decisione. Qualcosa, già allora, si era intuito delle pressioni di Washington sull'Europa e sui leader considerati più sensibili agli appelli di Trump.

 

VIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Ma è certamente rivelatorio che un diplomatico americano di stanza in un Paese europeo chiami una leader dei Ventisette, per suggerirle – a suo dire – di sposare le posizioni del belga De Wever, totalmente in linea con i desiderata della Casa Bianca.

 

Secondo le dichiarazioni di White, subito dopo Meloni chiama Trump e si schiera con la fronda contraria all'uso dei beni congelati russi. Fino a quel momento il governo italiano non era stato mai così netto. C'era cautela, vista anche la contrarietà della Lega di Matteo Salvini a infliggere uno sgarbo ulteriore a Vladimir Putin. Se avesse scelto diversamente, la destra avrebbe anche scontentato il presidente americano.

 

Neanche a dirlo, fondamentale, per dirottare gli equilibri del Consiglio sul prestito di 90 miliardi invece che sugli asset di Mosca, si rivela la sponda dell'ungherese Viktor Orbán, dello slovacco Robert Fico e del ceco Andrej Babis […].

IL PAESE OSSERVATORE - GIORGIA MELONI E IL BOARD PER GAZA - VIGNETTA BY GIANNELLI VIKTOR ORBAN - VLADIMIR PUTIN VIKTOR ORBAN - VLADIMIR PUTIN