martelli quartapelle

IL REFERENDUM FA LITIGARE LA DEPUTATA DEM LIA QUARTAPELLE E IL MARITO CLAUDIO MARTELLI, EX MINISTRO SOCIALISTA: “È UNA DISCUSSIONE CONTINUA, VA AVANTI DA MESI. DA COLAZIONE A CENA, VISTO CHE NOI PARLIAMO SEMPRE DI POLITICA. E NON È ANCORA FINITA…” – ANCHE I FRATELLI SALVI (CESARE EX PARLAMENTARE DELLA SINISTRA ITALIANA E GIOVANNI, GIA' PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE) MENTRE BOBO E STEFANIA CRAXI SONO FINALMENTE DALLA STESSA PARTE…

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Tommaso Labate per corriere.it - Estratti

 

«Mamma mia, è una discussione continua, va avanti da mesi. Da colazione a cena, visto che noi parliamo sempre di politica. E non è ancora finita…». Lia Quartapelle sorride, ma è disperata. Se vale l’avviso che recita «l’Uomo non osi separare ciò che Dio ha unito», come nella formula sull’indissolubilità dei matrimoni riportata in un passo del Vangelo secondo Matteo, allora in questo caso c’è un problema. Anche se la coppia in questione si è sposata solo in Comune.

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Perché un uomo che ha osato separare la deputata del Pd e suo marito, l’ex ministro socialista Claudio Martelli, in questo caso c’è e si chiama Carlo Nordio: al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia lei voterà convintamente No pur essendo garantista, perché nella sua scelta fa prevalere le ragioni politiche e quindi le ricadute sul governo di Giorgia Meloni; lui invece voterà Sì, perché concentrato sul merito della riforma.

 

 «Partecipiamo entrambi a tantissime iniziative. Io a quelle per il No, Claudio a quelle per il Sì. E visto che la situazione stava diventando sfiancante», racconta Quartapelle, «per provare a ristabilire la quieta domestica abbiamo trovato un accordo: continueremo a discutere tra di noi del voto e della riforma evitando però di raccontarci la sera a cena dei rispettivi dibattiti a cui abbiamo partecipato durante il giorno. Tanto manca poco e questa storia in un modo o nell’altro finisce».

 

Il referendum che in un modo o nell’altro segnerà la seconda metà della legislatura non divide soltanto mogli e mariti. A volte sono pattuglie grandi e piccole di sorelle e fratelli ad andare in tilt perché travolti dall’insolito destino di finire impigliati in una lite referendaria sotto il cielo azzurro di una primavera, quella del 2026, che sarà di fatto inaugurata dal voto.

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(…)

 

Come una faglia che si è aperta all’improvviso trasformando in fratelli coltelli o parenti serpenti gruppi familiari attraversati in tempi normali da grandi afflati d’affetto, la discussione sul referendum ha diviso anche un’altra celebre famiglia italiana impegnata ai massimi livelli sulla barricata che separa la politica dalla giustizia e viceversa: quella dei fratelli Salvi. Cesare, che è stato una figura di primo piano della sinistra italiana, oltre che ministro del Lavoro nei governi D’Alema e Amato, voterà Sì; il fratello Giovanni, magistrato, andato in pensione da procuratore generale presso la Corte di Cassazione, voterà No.

 

Non tutti i mali della riforma Nordio vengono però per nuocere dal punto di vista familiare. C’è anche un caso in cui la scelta referendaria rimette idealmente sotto lo stesso ombrello una sorella e un fratello che, per usare un eufemismo, hanno preso strade diverse e si sono allontanati. Sono Stefania e Bobo Craxi. Entrambi i figli di Bettino, il 22 e 23 marzo prossimi, voteranno Sì.

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