DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E…
Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"
Appena sceso dal Tgv che lo aveva portato a La Rochelle, sede del seminario estivo del Partito socialista, il primo ministro Manuel Valls ieri sera ha avuto un’accoglienza poco affettuosa. «Traditore!», gli ha urlato contro una piccola folla radunata in stazione, «Basta con questi governi di destra», c’era scritto su un cartello, e giù fischi.
Valls ha camminato fino all’albergo tra i «buu» di sindacalisti e militanti, protetto dal servizio d’ordine del partito. Volontari che a loro volta, fino a pochi minuti prima, avevano minacciato di non occuparsi della sicurezza del premier, indignati per la messa in discussione delle 35 ore di lavoro settimanali da parte del neoministro dell’Economia voluto da Valls, l’ex banchiere d’affari Emmanuel Macron.
La sinistra è al potere in Francia, ma una parte del suo popolo e dei suoi esponenti pensa che ci sia il trucco. Quella non è più sinistra, dicono. È destra, neanche troppo mascherata. Libération, il giornale fondato da Jean-Paul Sartre, dà voce ai disillusi e si chiede in prima pagina «È un governo di destra?». I deputati socialisti «frondisti», quelli cioè che non condividono la svolta social-liberale decisa a gennaio e culminata con il governo Valls II appena varato, scrivono a Le Monde «affinché Viva la sinistra», nome della nuova corrente.
La Francia vive da sempre una spaccatura tra le «due sinistre», una più aperta al mercato e moderna, l’altra quasi anticapitalista. Come ricorda il politologo Laurent Bouvet, già negli anni Ottanta François Mitterrand e Pierre Bérégovoy si erano lanciati nella deregulation finanziaria, e nei Novanta Lionel Jospin non aveva esitato a procedere alle privatizzazioni, ossia misure tradizionalmente giudicate «di destra».
Ma allo stesso tempo, Mitterrand aveva introdotto il salario minimo garantito, e Jospin varato le 35 ore, provvedimenti di grande portata simbolica a sinistra. Oggi invece Hollande e Valls hanno pochi margini di manovra. Alle scelte extraeconomiche, di politica sociale, come le nozze gay, il compito di tutelare l’immagine «di sinistra» del governo.
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