DAGOREPORT - CHE VISIBILIA IN VIA SOLFERINO! “SANTANCHÈ CEDE A MELONI”, TITOLAVA COSÌ A CARATTERI…
IL “REPULISTI” DI GIORGIA MELONI RIGUARDERÀ ANCHE LA RAI – L’USCITA DELL’AD, GIAMPAOLO ROSSI, DA TEMPO INSOFFERENTE (E MAL SOFFERTO DA FDI) POTREBBE ESSERE ACCELERATA CON LA RIFORMA DELLA GOVERNANCE: IL “FILOSOFO DI COLLE OPPIO” PREPARA IL TERRENO INVOCANDO UN UNICO POLO DELL’AUDIOVISIVO (CINEMA + FICTION) CHE GESTISCA UN BUDGET DA MEZZO MILIARDO – GIANMARCO CHIOCCI POTREBBE ARRIVARE PRESTO A PALAZZO CHIGI PER DARE NUOVO VIGORE ALLA COMUNICAZIONE NEL DIFFICILE ANNO ELETTORALE, MA FAZZOLARI FRENA – LE INCOGNITE SUL TG1, IL DOPO-GASPARRI IN FORZA ITALIA - IN ESTATE, PER NON RIPETERE IL VUOTO DEL 2025, CHE HA FATTO LA FORTUNA DI MEDIASET, ARRIVA L’EDIZIONE “NERA” DI “FILOROSSO”: IN POLE PER LA CONDUZIONE L’EX IENA ANTONINO MONTELEONE, CARA AI FRATELLI D’ITALIA…
Estratto dell’articolo di Lisa Di Giuseppe per “Domani”
«La Rai è un posto che percepisce i cambiamenti politici prima di altri». Lo dice uno che la tv di Stato l’ha conosciuta bene e sa immaginare quali ricadute possa avere la sconfitta di Giorgia Meloni su un’azienda-sismografo.
Di quelle ufficiali ovviamente non c’è traccia, anche se c’è chi parla di chiamate furibonde dalla politica a quei dirigenti che non sarebbero stati all’altezza del ruolo di cassa di risonanza della propaganda per il Sì.
Effettivamente, dalla prospettiva di un governo per cui la riforma della giustizia era il primo mattone per costruire il proprio futuro, il rispetto da parte della Rai delle norme Agcom sulla par condicio – nonostante qualche condito editoriale dei conduttori più esposti, uno su tutti Salvo Sottile – alla fine rischia di sembrare una delle ragioni per cui si è perso.
E ora, complici qualche scadenza naturale e la riforma della governance, parcheggiata in commissione Infrastrutture da mesi, qualche cambiamento di peso potrebbe arrivare già subito dopo Pasqua. Ma anche nelle ultime settimane il sismografo di via Asiago non è rimasto fermo.
giorgia meloni gian marco chiocci
[…] Per esempio, ha registrato la comunicazione in cda della richiesta da parte dell’ad di un parere sull’adeguamento di alcuni stipendi al Mef. Tradotto: dopo il pronunciamento della Corte costituzionale della scorsa estate, quando ha annullato il vincolo dei 240mila euro massimi di stipendio per i dirigenti delle partecipate, si cerca il modo di coprirsi le spalle presso l’azionista di maggioranza per procedere a un ritocco.
La ragione, secondo la versione ufficiale, sta nei ricorsi che hanno presentato diversi manager dopo la sentenza e che rischiano di essere accolti. Difficile però che la modifica non riguardi anche lo stipendio dell’ad. In piena spending review e con conti migliorati, ma ancora in difficoltà, una mossa ardita.
giampaolo rossi al teatro delle vittorie per la camera ardente di pippo baudo
Ma, d’altra parte, arditi si proponevano d’essere gli antenati ideologici di una fetta di questa classe dirigente. Sembra però che ormai sia rimasta poca voglia di battagliare, poca creatività da impiegare in qualcosa di nuovo. Se non fosse per quel grande polo della produzione italiana, cinema e fiction, ma forse anche acquisti, di cui Giampaolo Rossi parla da quando si è insediato.
L’ad ha ripetuto la sua ambizione anche mercoledì sera, quando è andata in scena la sua audizione in commissione Vigilanza: sono convinto che «per sostenere il mercato dell’audiovisivo italiano e renderlo ancora più competitivo, dobbiamo creare un unico polo dell’audiovisivo».
Insomma, una RaiCinema – di cui il direttore Paolo Del Brocco è in scadenza, combinazione! – espansa, una paraRai che metta insieme due budget monstre come quello di Fiction e Cinema, complessivamente 500 milioni malcontati.
«Rossi si è cucito la poltrona su misura» scherza un dirigente vicino alla maggioranza. Ed è quel che pensano in parecchi in Rai: immaginando un gigante che tenga in piedi (e quindi controlli) l’industria dell’audiovisivo assieme al ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli, l’ad si starebbe preparando una exit strategy.
giovanbattista fazzolari e giorgia meloni
La poltrona di numero uno in Rai si sarebbe rivelata meno comoda del previsto, raccontano in azienda, e lasciare le rogne a qualcun altro prendendo in mano un assegno in bianco molto generoso sarebbe un modo elegante di spostarsi altrove.
[…] In effetti, a Palazzo Chigi da tempo la Rai appare più come una scatola da riempire che come una produttrice indipendente di immaginario. Per cambiare le cose, si ragiona di diverse possibilità. Da un lato, è tornata in auge la possibilità di far traslocare Gian Marco Chiocci dalla direzione del Tg1 alla comunicazione di Palazzo Chigi.
Uno scenario di cui andrebbero però elaborati i dettagli, visto che l’ex direttore dell’Adnkronos senza un incarico almeno alla pari con Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano – che sono sottosegretari alla presidenza – partirebbe da una situazione di debolezza per gestire la propaganda negli ultimi mesi prima delle elezioni.
giampaolo rossi - andrea delogu - la porta magica - foto lapresse
Più comoda la prospettiva di uno spostamento alla guida della Rai. Per liberare il posto di Rossi, però, andrebbe premuto l’acceleratore sulla riforma della governance, inserendo nel testo anche l’azzeramento del cda che sulla carta avrebbe ancora un anno di mandato davanti a sé.
Ma, anche in questo caso, sulla strada di Meloni c’è un grosso ostacolo: il ministero dell’Economia che, essendo azionista di maggioranza dell’azienda e quindi anche responsabile del suo indebitamento monstre, non vuole rinunciare alla nomina dell’amministratore delegato.
Poco importa se si entra in rotta di collisione con l’Emfa, il regolamento europeo che mira a separare servizio pubblico e partiti. Anche perché, ripetono dalle parti di via XX Settembre, rischierebbe anche di costituire un precedente per altre partecipate pronte a staccarsi dalla politica. Per non parlare del fatto che la Lega, essendosi tenuta ai margini della campagna referendaria, attualmente è l’unico partito di maggioranza che può permettersi di alzare la testa.
Del tutto diversa l’aria che si respira in casa Forza Italia: per tornare all’immagine del sismografo, le onde lunghe dell’allontanamento di Maurizio Gasparri dalla presidenza dei senatori azzurri sono presto arrivate anche a via Asiago.
Vero è che dopo il naufragio della candidatura di Simona Agnes (consigliera gradita a Forza Italia) alla presidenza, lo strapotere del senatore sulle vicende di via Teulada e Saxa Rubra era già stato un po’ ridimensionato. Ora, raccontano, oltre ad Antonio Tajani Gasparri dovrà rendere conto anche al sottosegretario per l’Editoria Alberto Barachini.
maurizio gasparri in auto senza cintura 2
Ma a breve ci sarà da trattare per diverse nomine in scadenza: Antonio Preziosi, dopo aver esplorato senza soddisfazione l’opzione Rai Vaticano – non si tratta di una testata, quindi il suo incarico non sarebbe quello di direttore – avrebbe piacere di essere riconfermato al suo posto, mentre la pensione di Federico Zurzolo, combinata con le ferie da smaltire, apre altri scenari azzurri a RaiNews.
In un’altra zona del cielo della maggioranza, il trasloco di Chiocci lascerebbe un vuoto al Tg1: oltre al nome di Nicola Rao, al Gr1, sembra stia guadagnando terreno quello di Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti tormentati da anni da passi falsi e ultimamente riempiti anche di figure esterne al tradizionale cerchio nero di cui i camerati non si fidano pienamente. Uno su tutti, Tommaso Cerno. A scalpitare è anche Francesco Giorgino, alla guida del centro studi, che potrebbe sostituire Corsini in caso di trasloco, anche se c’è addirittura chi si spinge a scommettere su un suo rientro al Tg1.
[…] Nel frattempo, l’estate è quasi alle porte – almeno dal punto di vista dei palinsesti – e dopo uno stop forzato si lavora per evitare il flop dell’anno scorso, quando la Rai spenta ha lasciato praterie a Mediaset in cui incardinare per bene un programma ormai di culto come La ruota della fortuna. Di conseguenza, il daytime invernale si allunga fino a fine giugno e si sta ragionando su come rafforzare la programmazione pomeridiana della prima rete.
Ma c’è un’altra gatta da pelare per Marcello Ciannamea, l’uomo-palinsesti che ha appena sostituito Maurizio Imbriale alla direzione Distribuzione e deve recuperare il tempo perduto in attesa delle nomine del cda.
Mercoledì, il nuovo talk messo in piedi da una filiera di dirigenti e autori vicini alla destra, è ancora in cerca di conduttore e il piano originario di lanciarlo a inizio estate per consolidarlo durante le vacanze è ormai naufragato.
La soluzione per non esporsi alle critiche di chi cerchi un approfondimento giornalistico e troverà accese soltanto La7 e Rete 4? Rispolverare Filorosso, sostituendo però la squadra con quella originariamente assegnata a Mercoledì. E aggiungendo magari un conduttore d’area, genere Antonino Monteleone, un nome già evocato e tramontato per Agorà estate.
Una situazione win-win, che erode da dentro un marchio consolidato di Rai3 – la prima edizione è stata condotta da Giorgio Zanchini – e aggira le potenziali critiche che solleverebbe l’ennesimo fallimento di un nuovo prodotto di TeleMeloni. Tutto legato da un Filonero.
GIAMPAOLO ROSSI
FAZZOLARI DIRETTORE DEL TG1 - MEME BY IL GIORNALONE - LA STAMPA
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