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SCHLEIN E IL PARADOSSO DELLA LEGGE ELETTORALE MELONIANA CHE “NON VORREI MA CHE MI SERVE” – ELLY HA BISOGNO CHE NELLA RIFORMA SIA INDICATO IL CANDIDATO PREMIER: “SE NON SI FARA’, NON SO SE LA COALIZIONE PRIMA DELLE ELEZIONI INDICHEREBBE IL MIO NOME” – IL VERO RISCHIO PER SCHLEIN È QUELLO CHE SALTINO LE PRIMARIE E CHE QUINDI NON VENGA INDICATA NESSUNA CANDIDATURA PER PALAZZO CHIGI, MA TUTTO SI DECIDA DOPO, TRA GIOCHI DI PALAZZO E CAMINETTI – IL MONITO DI PRODI E IL CAVEAT DI CONTE: “DA NOI NON FUNZIONA COME NEL CENTRODESTRA, DOVE VA AL GOVERNO IL PARTITO CHE PRENDE PIÙ VOTI, NOI NON SIAMO UN’ALLEANZA ORGANICA…”
Articocolo di Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera - Estratti
ELLY SCHLEIN REPLICA A GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - FOTO LAPRESSE
Giovedì sera, cena a Bergamo con la segretaria del Partito democratico. Un gruppetto di esponenti dem si attovaglia con Elly Schlein dopo la chiusura dei lavori delle Ali, le Autonomie locali italiane.
Il convegno è alla Camera di commercio della città lombarda e partecipano sindaci pd di peso, come Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi.
All’iniziativa interviene anche la leader dem, ovviamente. E spara contro il governo e la premier.
Qualche ora più tardi, a tavola (…) Schlein osserva: «Non si è capito se il centrodestra andrà veramente avanti con la riforma elettorale. Il premio di maggioranza proposto da loro è una stortura che non può reggere al vaglio della Corte, le liste bloccate sono un errore, però se quella proposta che prevede una forma di indicazione del candidato premier non si farà io non so se la nostra coalizione prima delle elezioni indicherà me perché sono la leader del partito che ha più voti. Su questo ho qualche dubbio».
Insomma, Schlein mette in tavola il paradosso della legge che «non vorrei ma che mi serve» (così lo battezza il giorno dopo uno dei commensali della leader del Pd).
La segretaria dem sembra non avere più paura delle primarie. Silvia Salis (che avrebbe potuto sottrarle dei voti) non sarà in campo, il centro dell’alleanza è ancora all’affannosa ricerca di un nome che possa attrarre consensi e i sondaggi danno di nuovo Schlein vincente su Conte.
Meglio andare alla sfida nei gazebo, piuttosto che lasciare irrisolto il nodo della leadership, in attesa di decidere chi siederà a Palazzo Chigi dopo che le urne delle elezioni politiche saranno chiuse. Perché su questo Conte è stato chiaro: «Da noi non funziona come nel centrodestra, dove va al governo il partito che prende più voti, noi non siamo un’alleanza organica e non abbiamo questo automatismo».
Perciò, nel caso in cui non si vari la riforma elettorale, il vero rischio per Schlein è quello che per un verso o per l’altro non si facciano le primarie, visto che non c’è più bisogno di dichiarare prima chi sarà il premier.
E che quindi non venga indicata nessuna candidatura per Palazzo Chigi, ma tutto si decida dopo, tra giochi di palazzo e caminetti.
È uno scenario che la numero uno del Partito democratico vorrebbe evitare in tutti i modi, perché sa che su quel terreno i giocatori sono capitani di lungo corso della politica e le trappole sul suo cammino possono essere molte. Tanto più che nel cosiddetto campo largo i leader e i leaderini sono praticamente tutti uomini («con una insopprimibile vena di misoginia», nota una parlamentare dem).
(…)
Anche lo stesso Romano Prodi i cui rapporti con la segretaria del Partito democratico non sono esattamente idilliaci: «Le primarie vanno fatte a tempo debito. Non prima di sapere quello che facciamo nel governo per il futuro. Prima i partiti devono mettersi d’accordo sul programma — la sanità, la casa, la politica estera, l’Europa — poi si vede chi interpreta meglio questa posizione. Questa è democrazia».
PRODI SCHLEIN CONTE
ANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - FOTO LAPRESSE
ANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
ELLY SCHLEIN GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
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