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SCIÀ MUST GO ON – QUEL TORTELLONE DI REZA PAHLAVI, IL FIGLIO DELL’ULTIMO SCIÀ DI PERSIA, SI AUTO-CANDIDA PER LA GUIDA DI UN IRAN DE-KHAMENEIZZATO, NONOSTANTE VIVA NEGLI USA DA 47 ANNI: “ABBIAMO UN PIANO: PRIMA GESTIRE L’EMERGENZA, POI LA FASE DELLA STABILIZZAZIONE E POI UN PROCESSO COSTITUZIONALE” – A CHI TEME UN RITORNO DELLA MONARCHIA REPRESSIVA DI SUO PADRE, DICE: “SARÒ IMPARZIALE” – IL GUAIO PER PAHLAVI È CHE LA GRAN PARTE DELLA POPOLAZIONE O NON LO CONOSCE O NON LO VUOLE, E ANCHE TRUMP NON È CONVINTO (OGGI NON LO INCONTRERÀ A MAR-A-LAGO)

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Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

 

Reza Pahlavi

Per ragioni di sicurezza, il principe Reza Pahlavi non ci dice in che città si trova. Sappiamo solo che è negli Stati Uniti, che oggi non vedrà Donald Trump a Mar-a-Lago e che non è ancora previsto un incontro con il presidente Usa.

 

Tra gli slogan gridati dai manifestanti iraniani c’è anche «Pahlavi tornerà» e «Lunga vita al re». Se una parte delle popolazione lo vede come un possibile leader, un’altra crede che il figlio dello scià non sarebbe in grado di guidare la transizione. Nello scambio d’email che abbiamo […] delinea con precisione il suo progetto per i primi mesi del dopo-Khamenei. Pahlavi manca da Teheran da 47 anni.

khamenei come maduro - meme by dagospia

 

Scenario: la Repubblica islamica cade e lei torna in Iran. Che cosa fa?

«Abbiamo […] un piano […]. Ci siamo preparati anni per questo momento.

Il nostro Iran Prosperity Project ha linee dettagliate. La prima fase che affronteremo è quella dell’emergenza, per garantire nei primi 180 giorni la continuità dei servizi e della sicurezza.

 

Poi arriverà la fase della stabilizzazione: far funzionare il Paese, assicurare i servizi essenziali, ripristinare la fiducia economica e mantenere una governance di base. Seguirà un processo costituzionale ed elezioni nazionali».

 

[…] Un piano per la transizione e le votazioni, quindi.

«L’obiettivo non è solo sopravvivere alla transizione. È sbloccare il nostro vero potenziale. Un Iran libero può essere prospero […]».

 

Come possono le proteste rovesciare gli ayatollah?

proteste in iran 4

«Migliaia di persone hanno risposto al mio appello e sono scese in strada. Ora si entra in una nuova fase, quella in cui gli iraniani reclamano le loro strade, i loro quartieri. Mentre le folle crescono, la capacità del regime di reprimere si indebolisce, e sempre più membri delle forze di sicurezza e delle istituzioni sceglieranno di stare con il popolo.

 

La comunità internazionale può giocare un ruolo cruciale aiutando a proteggere i civili, assicurando che il regime non spenga Internet, e chiarendo che ci saranno conseguenze per la violenza di massa».

 

È per questo che ha chiesto a Trump di intervenire?

«Le parole di sostegno di Trump al popolo iraniano contano. Hanno dato coraggio a chi rischia la vita per la libertà. Questo momento non esisterebbe senza la pressione sul regime islamico. Gli ayatollah gridano “Morte all’America”. Gli iraniani invece vogliono un Paese libero in pace anche con Usa e Israele».

 

reza pahlavi e soraya

Stiamo assistendo a una carneficina. Che tipo di intervento chiede a Trump?

«Il regime ha ucciso migliaia di civili. Per noi, il sostegno degli Usa per difendere i civili e neutralizzare la macchina repressiva è benvenuto. Non servono stivali stranieri sul campo, ma azioni che impediscano ai pasdaran e alle forze di sicurezza di continuare la violenza contro il popolo. Negoziare con la dittatura non porterà la pace».

 

Alcuni temono che un suo ritorno voglia dire anche un ritorno alla monarchia.

«Lo ripeto: il mio ruolo non sarà quello di far pendere la bilancia a favore della monarchia o della repubblica, sarò imparziale nel processo: voglio che gli iraniani abbiano finalmente il diritto di scegliere liberamente».

 

Perché questa rivolta è diversa dalle altre?

«La Repubblica islamica è al suo punto più debole. Per la prima volta in 46 anni, la richiesta è chiara e nazionale: la fine di questo regime criminale. Sono immensamente grato ai miei compatrioti che gridano il mio nome.

REZA PAHLAVI - CAIRO 1980 -

 

Per me, non si tratta di cercare il potere, ma di servire la mia nazione e il mio popolo. Il loro sostegno schiacciante pone una responsabilità sulle mie spalle. Per questo mi sono fatto avanti per guidare questo movimento e questa transizione, su loro chiamata».

 

Non rischia di rimanere una rivoluzione incompiuta?

«Sono iniziate le defezioni dal regime — incluso i rifiuti a reprimere — e stiamo lavorando per accelerare questi processi, anche attraverso le nostre piattaforme online. L’ambiente internazionale è cambiato. In passato, gli iraniani chiedevano sostegno e trovavano esitazione o silenzio. Oggi, cresce il riconoscimento che questo regime è irrecuperabile. Quando il popolo iraniano è sostenuto nella sua lotta per la libertà, l’esito diventa inevitabile».

 

Qual è la sua paura?

«Che la sofferenza del mio popolo continui. Che le generazioni future non siano libere.

Ma sento che il cambiamento sta arrivando. Per questo mi faccio avanti per guidare. Chiediamo al mondo di stare in modo chiaro con il mio popolo».

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