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SE ANCHE “BIG OIL” SCARICA TRUMP, È FINITA – LE GRANDI COMPAGNIE PETROLIFERE AMERICANE SONO IN MASSIMA ALLERTA E AVVERTONO LA CASA BIANCA: “LA CRISI ENERGETICA È DESTINATA A PEGGIORARE”. I BOSS DI CHEVRON, EXXON E CONOCO HANNO ESPRESSO LE LORO PREOCCUPAZIONI ALLO STAFF DEL PRESIDENTE: È VERO CHE CON LE QUOTAZIONI DEL GREGGIO SOPRA I 100 DOLLARI AL BARILE POTREBBERO INCASSARE PROFITTI EXTRA PER 63 MILIARDI, MA LE COMPAGNIE USA HANNO GROSSI INVESTIMENTI NEL GOLFO, E POTREBBERO PERDERE DA UNA PARTE CIÒ CHE INCASSANO DALL’ALTRA. A GODERE SONO SOPRATTUTTO LE COMPAGNIE DI SHALE GAS…
WSJ, COMPAGNIE PETROLIFERE USA A TRUMP, 'PROBABILE CRISI PEGGIORI'
(ANSA) - Le compagnie petrolifere americane hanno recapitato un messaggio cupo ai funzionari dell'amministrazione Trump: è probabile che la crisi energetica legata alla guerra in Iran sia destinata a peggiorare.
In una serie di riunioni tenutesi mercoledì alla Casa Bianca e in recenti colloqui con i segretari all'Energia Chris Wright e agli Interni Doug Burgum, gli amministratori delegati di Exxon Mobil, Chevron e ConocoPhillips hanno avvertito - ha riferito il Wall Street Journal - che le interruzioni ai flussi energetici in uscita dallo Stretto di Hormuz avrebbero continuato a generare volatilità nei mercati energetici globali.
In risposta alle domande dei funzionari Usa, il numero uno di Exxon, Darren Woods, ha affermato che i prezzi del petrolio potrebbero superare gli attuali livelli elevati qualora gli speculatori dovessero, in modo inatteso, far lievitare i prezzi, e che i mercati potrebbero andare incontro a una carenza nell'offerta di prodotti raffinati.
Anche l'ad di Chevron, Mike Wirth, e quello di ConocoPhillips, Ryan Lance, hanno espresso le proprie preoccupazioni in merito alla portata delle interruzioni dei flussi di greggio, ha precisato il Wsj in base a quanto riferito da fonti vicine al dossier.
Il presidente Donald Trump non ha preso parte alle riunioni di mercoledì: le quotazioni del petrolio statunitense sono saliti dagli 87 dollari al barile dello stesso giorno ai 99 dollari di venerdì.
La Casa Bianca ha attuato, o sta valutando di farlo, diverse misure allo scopo di far scendere i prezzi del petrolio, ad esempio, con l'ulteriore allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, il massiccio rilascio delle riserve energetiche di emergenza e la possibile sospensione di una normativa che limita i flussi di greggio tra i porti degli Stati Uniti.
I funzionari dell'amministrazione americana hanno comunicato ai vertici delle compagnie petrolifere l'intenzione di voler incrementare i flussi di greggio tra il Venezuela e gli Stati Uniti, come confermato da un funzionario della Casa Bianca.
nave cargo colpita nello stretto di hormuz
SUPER GREGGIO, BIG OIL RINGRAZIA PROFITTI EXTRA PER 63 MILIARDI
Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”
Le compagnie petrolifere americane incasseranno profitti per oltre 60 miliardi di dollari, se il prezzo del petrolio resterà sui livelli gonfiati dalla guerra in Iran, ma i consumatori già pagano la benzina al distributore il 22% in più di quanto costava prima dell'inizio dei bombardamenti.
Sono gli interessi contrastanti che il presidente Trump sta cercando di bilanciare, a partire dal prelievo di 172 milioni di barili dalle riserve strategiche, per evitare che i contraccolpi economici lo costringano a fermare la sua campagna e lo espongano al rischio di perdere le elezioni midterm di novembre.
Secondo le stime di Rystad Energy pubblicate dal Financial Times, se il prezzo del greggio resterà intorno ai 100 dollari per barile, le compagnie americane incasseranno circa 63 miliardi di dollari in più. Lo stesso Trump si era vantato in un messaggio pubblicato sul suo social di questo effetto della guerra, notando che il blocco dello stretto di Hormuz poteva in realtà trasformarsi in un vantaggio per gli Usa, primo produttore mondiale di petrolio.
Ciò fa sorridere quelle che un tempo si chiamavano le "sette sorelle", ma fino ad un certo punto […]. È vero infatti che l'aumento del prezzo moltiplica i loro incassi, ma compagnie come ExxonMobil, Chevron, BP, Shell e TotalEnergies hanno tutte investimenti nella regione del Golfo Persico, e quindi rischiano di perdere da una parte quello che incassano dall'altra.
Secondo le stime di Goldman Sachs, infatti, al momento restano bloccati circa 18 milioni di barili al giorno, perché l'Iran consente il passaggio solo alle petroliere proprie e degli alleati, mentre lo vieta a quelle americane e dei loro amici. Poi ci sono le aziende impegnate nel gas che hanno interessi diversi, così come quelle che lavorano soprattutto o esclusivamente con il greggio prodotto negli Usa.
Quindi da una parte Trump sta facendo felici alcuni settori, ma nello stesso tempo ne scontenta altri. Un altro effetto molto importante per il presidente è quello sui cittadini, la gente comune, i consumatori, in altre parole gli elettori.
L'inflazione, sommata all'immigrazione, è il problema che aveva affossato la presidenza di Joe Biden, favorendo il ritorno di Donald alla Casa Bianca. Ora però lui rischia di alimentarla, mentre il tema dell'affordability, ossia il costo troppo elevato della vita, è diventato centrale in vista delle elezioni midterm di novembre.
Prima della guerra il prezzo medio della benzina al distributore era di 2,98 dollari al gallone, mentre ora è salito a 3,63 dollari, circa il 22% in più. Gli americani notano questo, più dei discorsi di geopolitica o i cambi di regime all'estero, che peraltro la base Maga di Trump non voleva. Anzi, lo avevano votato anche perché prometteva di mettere fine alle guerre senza fine in Medio Oriente. Perciò Joe Rogan, il suo podcaster preferito che lo ha aiutato a vincere nel 2024, lo ha accusato di aver "tradito" i sostenitori. […]
STRETTO DI HORMUZ
navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuz
la nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 2
STRETTO DI HORMUZ
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