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Nei palazzi romani, si sa, l’ufficio è importante. Fa status. E dal 1° ottobre Franco Bassanini, da luglio ex presidente della Cassa depositi, ne avrà uno bellissimo a Palazzo Chigi, a pochi metri da quello del presidente del Consiglio.
L’ufficio di Andrea Guerra, che presto lo lascerà per diventare, dallo stesso giorno, presidente esecutivo di Eataly. Sembra una staffetta, e un po’ lo è: il superconsulente venuto dal mondo delle imprese, dopo un anno da commis d’etat e senza retribuzione, torna al privato.
Matteo Renzi, come annunciato tre mesi fa, acquista un altro consigliere con caratteristiche diverse rispetto a Guerra, ma più che esperto dei temi della pubblica amministrazione (la legge di riforma del 1997 porta il suo nome) e della politica industriale. Guerra, 50 anni, ha guidato Indesit prima e Luxottica poi, ora torna a un astro nascente dell’alimentare in quotazione.
Nel suo anno a Roma s’è occupato soprattutto di ripensare i piani governativi sulla banda larga, della legge di riforma delle banche popolari, di creare il fondo salva imprese (Ilva soprattutto) e di gestire il brusco ricambio ai vertici della stessa Cdp. Ha avuto una certa visibilità anche perchè Renzi gliela chiedeva, lieto di associare il nome suo e del governo a quello di un top manager.
andrea guerra matteo renzi leopolda
Quanto a Bassanini, 75 anni, ha percorso tutta la sua vita professionale ai più alti livelli dell’amministrazione pubblica e politica: docente universitario, deputato dal 1979 con Psi e poi con l’attuale Pd, quindi senatore, due volte ministro per la Funzione pubblica, dal 2008 a luglio presidente della Cdp e tuttora di Metroweb e Cdp Reti, fondatore di Astrid, il pensatoio che di recente ha prodotto uno studio sulla fattibilità della bad bank in Italia.
Proprio guardando al suo lungo curriculum si può capire quali saranno gli ambiti della sua consulenza (anch’essa pro bono si dice, ma bisogna leggersi prima il decreto ad hoc, pronto ma non approvato). Ancora banda larga dunque, ancora Pa in contatto con il ministro Marianna Madia con cui ha già collaborato, ancora le partite della Cdp, e forse qualche parola sulla “lavatrice del credito” che il Tesoro sta per azionare.
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