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DAGOREPORT – IN UN MESE, TRUMP HA DESTABILIZZATO L’ORDINE MONDIALE, HA RIABILITATO PUTIN E HA…
Marco Galluzzo per il ‘’Corriere della Sera’’
Alla fine, dopo che il preside è stato sommerso dalle polemiche, dopo che è stato criticato persino dai genitori dei suoi alunni, musulmani e cattolici, dopo che si è detto pronto a lasciare l' incarico - come conferma Delia Campanelli, direttore scolastico regionale lombardo -, alla fine ha sentito la necessità di intervenire anche il premier: «Il Natale è molto più importante di un preside in cerca di provocazioni. Se pensava di favorire integrazione e convivenza in questo modo, mi pare abbia sbagliato di grosso».
Insomma, la decisione di un preside di provincia rilancia il dibattito sulla nostra identità, sul modo di convivere con chi professa altre fedi, sul significato di integrazione. Dice Matteo Renzi al Corriere , senza mezze misure: «Confronto e dialogo non vuol dire affogare le identità in un politicamente corretto indistinto e scipito. L' Italia intera, laici e cristiani, non rinuncerà mai al Natale. Con buona pace del preside di Rozzano».
Lui, il preside, Marco Parma, 63 anni, dell' istituto Garofani a Rozzano, in provincia di Milano, si difende professando buone intenzioni. Ha deciso di cancellare le feste e i canti di Natale per non compromettere la sensibilità degli alunni di altre fedi.
L' Istituto comprensivo è frequentato da un migliaio di studenti, il 20% è di origine straniera. Dopo gli attentati di Parigi ha pensato che fosse meglio rinviare il concerto di Natale dei bimbi delle elementari al 21 gennaio, trasformandolo in concerto di inverno.
Laila Magar, 45 anni, egiziana di fede musulmana, abita a Rozzano da 7 anni, con il marito e i 4 figli. I due più piccoli, i gemelli Fatma e Yassin, hanno frequentato l' Istituto Garofani: «Ma a chi dà fastidio la festa di Natale? Forse al preside, di certo non alla comunità musulmana. I miei figli hanno sempre partecipato alle feste di Natale a scuola, hanno cantato "Tu scendi dalle stelle" e gli altri canti tradizionali cattolici. Perché si vuole creare un problema che non esiste?». Suo marito, Mahmoud El Kheir, 67 anni: «Chi siamo noi musulmani per dire che cosa si può fare nella scuola italiana? Noi siamo ospiti in questo Paese. Mi auguro che l' opinione pubblica capisca che la decisione non arriva da una richiesta dei genitori musulmani».
Il preside si difende così: «Credo sia un passo avanti verso l' integrazione rispettare la sensibilità di chi ha altre culture o religioni. Questa è una scuola multietnica». Critiche sono arrivate dal Pd, da Matteo Salvini («dovrebbe semplicemente essere licenziato»), e da quasi tutti gli altri partiti.
(ANSA) - Dopo le polemiche per l'organizzazione di una festa di Natale 'laica', il preside Marco Parma ha rimesso il mandato di reggente ma limitatamente alla scuola primaria dell'istituto comprensivo Garofani di Rozzano. Lo apprende l'Ansa da fonti della Regione Lombardia.(
Vittorio Feltri per “il Giornale”
Chiedo anticipatamente scusa per la crudezza del linguaggio, ma questa storia che in qualche scuola italiana ci si è arresi all' arroganza islamica e si rinuncia alle tradizione cristiane per non offendere i sentimenti dei musulmani immigrati, provoca in me (in noi) l' orticaria, costringendomi alla ribellione.
Ai nostri (non sempre) graditi ospiti non piace l' albero di Natale? Non piacciono neppure il presepe, Gesù bambino, il bue e l' asinello di gesso che riscaldano (simbolicamente)? Sapete cosa vi dico? Chi se ne frega.
Per essere sincero, fino a ieri non apprezzavo neppure io tutto ciò, gli addobbi, il vischio, le statuette, l' abete carico di stupidaggini luminose, le luminarie stradali tipiche delle festività di questo periodo. Ero addirittura infastidito dal clima zuccheroso creato apposta dai commercianti per indurre i cittadini a comprare regali a familiari e amici in occasione di certe ricorrenze.
Vado giù piatto: Babbo Natale mi stava sulle scatole da sempre, e quando ero bambino smisi presto di bere le fandonie dei miei genitori secondo i quali i doni che trovavo in salotto la mattina del 25 dicembre fossero stati portati dal figlio di Dio.
Tutto questo ambaradan mi sembrava un' insopportabile presa in giro. Devo però ammettere che quando i miei quattro figli erano piccoli, mi adeguai all' andazzo e provvidi, con la complicità di mia moglie, a riempirli di giocattoli e dolci in ossequio alla leggenda: dicevo loro che si trattava di elargizioni celesti. Le mie parole probabilmente non erano molto convincenti, ma i bimbi abbozzavano felici.
Oggi, apprendendo che le finzioni facenti parte del nostro bagaglio culturale non sono tollerate dagli adoratori di Allah, giuro che mi viene voglia di perpetuarle: Babbo Natale, in tutte le sue declinazioni, compresa Santa Lucia e la Befana, mi è diventato simpatico e ne difendo alla morte la fasulla attività.
Se gli islamici lo odiano, io lo amo.
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Non sopporto che essi impongano a noi di mutare abitudini, pur cretine che siano. Sono roba nostra e mi rifiuto di accantonarla solo perché a qualcuno, che accogliamo offrendogli di che vivere, non va a genio. È assurdo piegarsi alla prepotenza di gente che ha lasciato il proprio Paese per venire nel nostro. Sarà volgare dire che in casa mia faccio quel che mi pare, ma talvolta la volgarità coincide con la giustizia e con la dignità.
Tra l' altro segnalo che la stragrande maggioranza degli italiani (e degli europei), inclusi gli agnostici e gli atei, hanno ricevuto un' educazione cattolica, comunque cristiana, e non c' è alcun motivo per cui debbano rinunciarvi allo scopo di non irritare gli islamici, moderati o no. Aggiungo che ogni compatriota è cresciuto in famiglie dove la fede e le sue espressioni erano (o sono) fondamentali per la sua formazione culturale.
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Massì. Diciamolo con franchezza. Chi non ha recitato le preghiere? Chi non ha fatto la prima comunione? Chi non si è cresimato? Chi non ha acceso una candela in chiesa? Sono pratiche ridicole? Non importa. Saremo liberi di credere o di non credere oppure siamo obbligati a persuaderci che in Paradiso ci aspettano 77 vergini, che poi non si capisce dove se ne rintraccino tante se non negli asili nido, teoricamente non bastevoli per rifornire l' intera popolazione maschile.
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Infine, una considerazione. La mattina ci svegliamo al suono delle campane. Quando mettiamo piede in strada ci imbattiamo in cattedrali e cappelle. A scuola ci hanno imbottito la testa di Dante, Foscolo e Manzoni, uomini che più cattolici di loro non si può. Siamo stati allevati a ostie e a Pater Ave Gloria. E ora ci obbligano ad abiurare alla nostra religione, che sarà quel che sarà ma è la nostra?
Sentite, cari musulmani, andate a scopare il mare che noi ci teniamo le nostre tradizioni e la nostra cultura che ha prodotto frutti migliori della vostra. Ai miei nipoti Babbo Natale porterà un vagone di omaggi. Pago io. Volentieri.
Michele Serra per “la Repubblica”
Quando in una scuola pubblica si sceglie di non fare il presepe o di rinunciare ai canti di Natale per non urtare la suscettibilità dei non cristiani, non si fa torto solamente alle “nostre tradizioni”, come lamentano gli ultras dell’identità tradita. Si fa torto all’idea stessa della convivenza tra culture; in un colpo solo, si tradiscono usanze profondamente radicate anche tra gli italiani laici e si abbandona l’idea stessa di un futuro, se non di tolleranza, di reciproca sopportazione. Negando il passato, si ripudia il futuro.
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Non c’è gesto più “islamofobo” che censurare la nostra vita comunitaria e nascondere il nostro vero volto di fronte ai musulmani: come se noi per primi li ritenessimo non in grado di accettare ciò che siamo. Non all’altezza. Tutti in blocco fanatici e ottusi.
Ma proprio perché è diventato urgente, nella contingenza storica, capire meglio quanti di loro sono in grado di sopportare “Tu scendi dalle stelle” (io credo molti) e quanti invece intendono la propria cultura come la sola rispettabile e la sola praticabile, è decisivo presentarci per ciò che siamo, fare le stesse cose che faremmo e dire le stesse cose che diremmo anche a prescindere dalla loro presenza.
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È un test, quello della tolleranza, che spetta a quella comunità superare, non al resto della società italiana facilitare. Se un musulmano è ospite in casa mia non gli offro vino e carne di maiale; ma certo non nascondo le bottiglie e i salami. Come posso rispettarlo, se non ho rispetto per me stesso?
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