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SI SCRIVE PAKISTAN, SI LEGGE CINA – PER ARRIVARE AL CESSATE IL FUOCO IN IRAN È STATO DECISIVO L’INTERVENTO DI PECHINO, BURATTINAIO DI ISLAMABAD E TEHERAN: LA CINA È IL PRIMO ACQUIRENTE DEL PETROLIO DEGLI AYATOLLAH. PUR CONTRIBUENDO SOLO AL 6% DEI CONSUMI DELLA SECONDA POTENZA MONIDIALE, IL CONTRACCOLPO SUI PREZZI STAVA DIVENTANDO INSOSTENIBILE PER XI JINPING, IMPORTATORE NETTO DI ORO NERO – L’ASSE CON LA RUSSIA E L’INTRANSIGENZA DEI PAESI DEL GOLFO, CHE NONOSTANTE GLI ATTACCHI IRANIANI (O FORSE, A CAUSA DI ESSI) CHIEDEVANO A TRUMP DI CONTINUARE LA GUERRA PER OTTENERE LA FINE DEL REGIME IRANIANO, PRINCIPALE FONTE DI DESTABILIZZAZIONE DELL’AREA. IL TYCOON NON LI HA ASCOLTATI: ORA SARANNO IN BALIA DI UN RICATTO PERENNE DEI PASDARAN SULLO STRETTO DI HORMUZ...

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TUTTI A ISLAMABAD IN CERCA DELL'ACCORDO FINALE L'URANIO IL PRINCIPALE OSTACOLO

Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”

 

IL NEGOZIATO TRA USA E IRAN - I MEDIATORI IN CAMPO

La data c'è: sabato, 11 aprile. Il luogo pure, la capitale inedita protagonista di uno sforzo negoziale che molti consideravano impossibile, e che invece ha portato al cessate il fuoco: Islamabad.

 

I capi delle delegazioni sono pronti: il vicepresidente degli Stati Uniti, J D Vance, che si gioca la partita più importante nella sua corsa verso una possibile presidenza, insieme a Steve Witkoff e Jared Kushner per l'America; lo speaker del Parlamento, Mohammed Ghalibaf, e il ministro degli esteri, Abbas Araghchi, per l'Iran.

 

Potrebbe essere l'incontro che fa la Storia, il primo negoziato diretto tra i rappresentanti di due nazioni ostili da 47 anni, il segno che una nuova era politica è cominciata dopo l'uccisione di Ali Khamenei che si era sempre opposto a colloqui diretti con il "satana" americano. Ma la tregua siglata nella notte tra martedì e mercoledì è ancora troppo fragile per avere la certezza che tutto questo accada davvero.

 

donald trump

In mezzo c'è Beirut, sfregiata a morte dagli attacchi israeliani. Teheran è decisa a difendere il cessate il fuoco anche in Libano, a preservare quella "unità dei fronti", pilastro della dottrina di difesa ideata dal defunto generale Soleimani, che invece Israele vuole spezzare per mettere in sicurezza i suoi confini.

 

[…]  I media iraniani hanno fatto circolare una bozza di dieci punti, con condizioni che gli americani avevano già bocciato in passato: revoca di tutte le sanzioni, controllo di Teheran sullo stretto, il ritiro dei soldati Usa dal Medioriente, la fine degli attacchi contro l'Iran e i suoi alleati.

 

Shehbaz Sharif - Mohammed Bin Salman

In una versione diffusa solo in farsi, gli iraniani hanno inserito anche l'"accettazione del diritto all'arricchimento", il tallone di Achille che ha fatto naufragare tutti i precedenti tentativi di accordo, portando alla guerra.

 

Trump ha smentito diversi di questi punti. Ha ribadito che «non ci sarà nessun arricchimento», ha parlato di alleggerimento delle sanzioni, non di rimozione, di una possibile missione congiunta con gli iraniani per estrarre insieme il tesoro di Isfahan, i 400 kg di uranio arricchito che nelle intenzioni di Washington dovrebbero essere portati fuori dall'Iran.

 

ambasciata usa a baghdad colpita da un drone iraniano

La Casa Bianca afferma che i dieci punti passati ai media non sono quelli concordati e sui quali, invece, si discuterà in Pakistan a «porte chiuse». Sul Libano gli americani smentiscono anche i mediatori, sostenendo che non facesse parte dell'accordo per la tregua.

 

Su Hormuz, che si è rivelata la principale conquista strategica degli iraniani in questa guerra, Trump sembra pronto a concessioni significative: sto pensando a una "joint venture" con l'Iran per garantire la sicurezza dello Stretto, ha detto.

 

Gli iraniani vogliono il diritto di riscuotere pedaggi, in bitcoin o yuan, dalle navi in transito. Secondo alcune fonti, fino a 2 milioni di dollari per ogni nave da dividere con l'Oman, i soldi servirebbero a Teheran per la ricostruzione. E Trump vuole partecipare all'affare.

 

ALI LARIJANI XI JINPING

L'idea, tuttavia, è destinata a incontrare molte resistenze, dai Paesi del Golfo ma anche dagli europei, dalla Cina, dalle nazioni Unite che ancora ieri hanno invocato la libertà di navigazione. Per le monarchie arabe alleate di Trump sarebbe uno smacco storico: sottomettersi al controllo di Teheran in un'area di mare che ha fatto la loro fortuna, con milioni di barili di petrolio spediti ogni giorno a mezzo mondo. «Attendiamo il primo round di negoziati di persona con l'Iran», ha ribadito la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Ma al tavolo di Islamabad siederanno virtualmente in tanti, a cominciare dalle monarchie che hanno costruito con gli Usa l'era dei petrodollari, oggi a rischio di declino.

 

PALAZZI DISTRUTTI DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE

DIETRO IL PAKISTAN LA REGIA DI XI JINPING: DAL SILENZIO DEGLI ARABI AL COMPROMESSO FINALE

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

[…] Nella mattinata e nel pomeriggio ci sono stati […] due movimenti interessanti. Come ha detto lo stesso Trump, Pechino ha dato una mano per raggiungere l’intesa.

 

La Cina acquista dai Paesi del Golfo circa 5-6 milioni di barili di petrolio al giorno; solo dall’Iran più o meno 1,4 milioni di barili. È una cifra enorme vista da Teheran; ma per i cinesi quei 5-6 milioni di barili corrispondono più o meno al 6 % dei propri consumi totali. Il greggio iraniano copre l’1,5%.

 

CINA IRAN

I cinesi, quindi, non temevano tanto di restare a secco di carburante, ma erano preoccupati per i contraccolpi sui prezzi globali dell’energia.

 

È stato questo il terreno d’intesa, sia pure a distanza, con gli Stati Uniti.

 

La Cina, però, si è mossa con discrezione. Anzi, in pubblico ha mostrato solidarietà politica all’Iran. La prova? Il veto opposto alla proposta di risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dal Bahrein, in coordinamento con Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Giordania.

 

donald trump tahnoon bin zayed al nahyan

Questo schieramento chiedeva la condanna degli attacchi iraniani contro le petroliere e la riapertura dello Stretto. Il leader cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin hanno ordinato di votare «no», affossando la risoluzione.

 

L’altra pista ci porta proprio ai Paesi del Golfo. A quanto risulta nessuno di loro è stato mai interpellato nei passaggi cruciali della trattativa con Teheran. Forse perché negli ultimi giorni, quegli Stati avevano fatto pressione sulla Casa Bianca perché la guerra continuasse.

 

Gli Emirati Arabi sono usciti più di altri allo scoperto, se non altro perché sono i più colpiti dai missili e dai droni iraniani piombati su Dubai e Abu Dhabi.

 

SOCCORRITORI DOPO UN ATTACCO A TEHERAN

L’ambasciatore emiratino a Washington, Yousef Al Otaiba lo aveva perfino scritto in un articolo pubblicato dal Wall Street Journal : il conflitto deve avere un «conclusive outcome», un risultato definitivo.

 

Da sabato si riparte con il summit a Islamabad, la capitale del Pakistan, tra la delegazione americana, guidata da Vance e quella iraniana, capeggiata dal presidente del parlamento, Bagher Ghalibaf. Sul tavolo la bozza in 10 punti presentata dagli ayatollah. Ieri la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha precisato che si tratta di un nuovo piano, non di quello già respinto dagli Usa.

 

PERSONE IN FUGA DOPO UN ATTACCO DI USA E ISRAELE A UN COMMISSARIATO DI POLIZIA A TEHERANNAVE DA GUERRA IRANIANA SILURATA DA UNA SOTTOMARINO USA - 1donald trump - crisi energetica e petrolio - illustrazione di andrea calogeroDONALD TRUMP JOHN RATCLIFFE NAVE DA GUERRA IRANIANA SILURATA DA UNA SOTTOMARINO USA - 3TRUMP GUERRA USA IN IRAN