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“INTRODURRE L'ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA COMPORTA PROBLEMI MOLTO SERI” - SORGI: “SI TRATTA DI METTERE MANO A TUTTO L'IMPIANTO DELLA COSTITUZIONE, FONDATO SU PESI E CONTRAPPESI CHE VERREBBERO RADICALMENTE MUTATI DALL'INGRESSO IN SCENA DI UN RUOLO DI VERTICE SCELTO DIRETTAMENTE DAGLI ELETTORI. IL PRIMO EQUILIBRIO CHE VERREBBE CAMBIATO È QUELLO TRA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CHE RISULTEREBBE PIÙ DEBOLE DI QUANTO NON SIA ADESSO…”
Marcello Sorgi per “la Stampa”
Il testo dell'articolo 1 della Costituzione proiettato insieme con il Tricolore sulla facciata del Senato contrassegna un anniversario importante, il settantacinquesimo, dell'entrata in vigore della Carta. E forse anche l'inizio del congedo: se, appunto, come annunciato in campagna elettorale, la coalizione di destra-centro guidata da Meloni, dedicherà la legislatura appena cominciata all'approvazione della riforma presidenzialista, la più significativa del programma elettorale con cui l'alleanza di governo ha vinto le elezioni.
sergio mattarella giorgia meloni
Introdurre l'elezione diretta del Presidente della Repubblica comporta problemi molto seri, come i tecnici al lavoro al ministero delle Riforme Istituzionali affidato a Casellati stanno constatando. Perché si tratta di mettere mano a tutto l'impianto della Costituzione, fondato su pesi e contrappesi che verrebbero radicalmente mutati dall'ingresso in scena di un ruolo di vertice scelto direttamente dagli elettori.
E di ridisegnare i contorni dei poteri del Capo dello Stato, fin qui elastici, tanto che Amato, tra i nostri costituzionalisti, li ha definiti «a fisarmonica», destinati cioè ad allargarsi secondo la gravità delle crisi, ma rigidamente distinti da quelli di «indirizzo politico», di guida del Paese, riservati al capo del governo.
SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI MEME
Il primo equilibrio che verrebbe cambiato è quello tra queste due figure: perché è evidente che il Presidente della Repubblica eletto dal popolo e non più dalle Camere riunite avrebbe una forza assai maggiore di quella attuale; e il primo ministro da lui nominato, pur sostenuto dalla fiducia del Parlamento, risulterebbe più debole di quanto non sia adesso.
Tra l'altro, non va dimenticato che nel passato recente della Seconda Repubblica, l'epoca dei duelli Prodi-Berlusconi, più forte era il capo del governo, il cui nome appariva sulla scheda elettorale accanto ai simboli dei partiti della coalizione.
Detto ciò, non c'è nessuna ragione di principio per rifiutare l'ipotesi presidenzialista. Resta solo da capire, prima che la proposta approdi in Parlamento, se esistono le condizioni per il dibattito approfondito che necessita un cambiamento di tale entità. Il Parlamento, in altre parole, dovrebbe dare una grande prova di serietà. Di questi tempi. Sarebbe una novità imprevedibile.
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