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E TANTI SALUTI ALL’EGEMONIA BANCARIA DELLA DESTRA! – I DUE ASSI SU CUI AVEVA PUNTATO MELONI, CALTAGIRONE E MILLERI, SONO SCOPPIATI E ORA L’ASSALTO FINALE A GENERALI TRABALLA - L’APPROCCIO DI LOVAGLIO NEI CONFRONTI DEL MANAGEMENT DEL “LEONE” DI TRIESTE È SEMPRE STATO PIÙ ACCOMODANTE, TANTO DA DIVENTARE MOTIVO DI DISACCORDO CON “CALTA” - ORA IL PROBLEMA SONO LE DATE: SE LOVAGLIO NON FORZA LA MANO, DONNET E SIRONI RIMARRANNO IN CARICA FINO ALL’ASSEMBLEA DI GENERALI CHE SI TERRÀ AD APRILE 2028. IL CHE VUOL DIRE DOPO LE ELEZIONI POLITICHE IN PROGRAMMA IL PROSSIMO ANNO. E NON È SCONTATO CHE TRA UN ANNO E MEZZO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI SIANO GLI STESSI…
Estratto dell’articolo di Walter Galbiati per www.repubblica.it
francesco gaetano caltagirone - giorgia meloni
Qualcosa non è andato per il verso giusto. Il fronte compatto che insieme aveva scalato il Monte dei Paschi e poi Mediobanca per arrivare a Generali non ha tenuto. Lo scisma sul nome di Lovaglio ha fatto crollare quella congiuntura astrale che aveva allineato gli interessi di Palazzo Chigi e del Mef a quelli degli azionisti storici di Mediobanca e Generali, Delfin e Caltagirone, con l’appoggio esterno ma non disinteressato del Banco Bpm.
Gli assi su cui aveva puntato Giorgia Meloni per rivoluzionare la finanza italiana, mettendo a loro disposizione anche la Legge Capitali, non si sono trasformati in un poker. Il numero uno di Delfin, Francesco Milleri, ha preso le distanze da Francesco Caltagirone, votando, dopo anni e assemblee con decisioni allineate, in modo opposto.
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
Anche Banco Bpm, salvata dal golden power del governo dalle mire di Unicredit di Orcel, ha preso la difesa di Lovaglio, per il quale si era sempre speso Giorgetti […] La moral suasion governativa e la forza finanziaria di Delfin, Caltagirone e Banco Bpm avevano reso possibile la conquista di Mps, usata poi come cavallo di Troia per conquistare Mediobanca e a cascata Generali. L’obiettivo del governo era di garantire l’italianità delle Generali, mentre quello dei soci finanziari di arrivare a una gestione di quel risparmio con rendimenti maggiori.
francesco gaetano caltagirone giorgia meloni
Ora la nuova governance uscita dall’assemblea estromette un socio – Caltagirone - ma non compromette il disegno finale. Anzi ne modifica i contorni con la possibilità di arrivare, tempi permettendo, a crearne un altro. Il nuovo asse tra Monte dei Paschi e Banco Bpm, confermato dal voto di ieri, riporta d’attualità il terzo polo bancario tanto caro alla Lega di Giorgetti.
Una fusione tra le due banche avrebbe anche il vantaggio di liquidare con un rimborso in sportelli e asset gli ingombranti soci francesi del Crédit Agricole, ad oggi i veri azionisti di riferimento della popolare milanese, rimuovendo l’accusa mossa alla Lega e a Fratelli d’Italia di aver ostacolato un socio italiano come UniCredit a favore di un gruppo straniero.
LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE
Su Generali, la partita è rimandata, a patto che gli attuali azionisti non decidano di disimpegnarsi. Ed è qui che Meloni rischia di più. L’approccio di Lovaglio nei confronti del management del gruppo assicurativo è sempre stato più accomodante, tanto da diventare motivo di disaccordo con i suoi vecchi mentori. E la premier avrebbe preferito il più risoluto Caltagirone a guidare le danze. Ora il problema sono le date.
Se Lovaglio non forza la mano, Donnet e Sironi rimarranno in carica fino all’assemblea di Generali che si terrà ad aprile 2028. Il che vuol dire dopo le elezioni politiche in programma il prossimo anno. E, visto l’esito del referendum, non è scontato che tra un anno e mezzo gli inquilini di Palazzo Chigi siano gli stessi e il cerchio aperto da Meloni si possa chiudere.
luigi lovaglio
philippe donnet agorai innovation hub
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI
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