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Al Tesoro sono in allarme da ieri. C’è una piccola unità di crisi di 5-6 persone che controlla i mercati e i tassi dei titoli di Stato, ma è tutto il dicastero, da Pier Carlo Padoan in giù, che guarda con apprensione lo spread e quello che accade tra Atene e Bruxells. Adesso viaggia intorno ai 160 punti ed è ritenuto un livello “accettabile”, ma se dovesse sfondare il muro dei 200 punti in via XX Settembre scatterebbe l’allarme rosso.
La soglia dei 200 punti base di differenza tra il Btp a dieci anni e il suo omologo tedesco è ritenuta pericolosa perché potrebbero scattare avvitamenti e fenomeni psicologici difficili da gestire. Se si resta sotto, nessun problema. Anche l’allarme di Standard & Poors sul rischio che l’Italia paghi 11 miliardi in più di interessi per colpa della crisi greca è giudicato eccessivo perché non terrebbe conto del fatto che il Tesoro ha già fatto incetta di denaro a tassi convenienti, organizzando le aste con una certa oculatezza.
matteo renzi pier carlo padoan
Nella speranza che lo spread non scateni gli incubi, il problema principale, visto dal Tesoro, è quello di attirare l’attenzione il meno possibile. Quando i nostri partner europei discutono della riduzione del debito greco, molti di loro pensano anche al precedente che costituirebbe per l’Italia, che ha un alto debito pubblico. Ogni nostra mossa o parola, in questo senso, può essere interpretata male. Per questo Roma ha le mani legate.
matteo renzi pier carlo padoan
E per questa ragione il ministro Padoan si limita a ripetere che le decisioni che deve prendere l’Europa sono “politiche”, senza voler entrare nel merito della questione greca.
Più sofferta la posizione di Matteo Renzi, che vorrebbe cavalcare in qualche modo l’onda di simpatia che anche nel nostro Paese accompagna Tsipras, ma non intende fare nessuno sconto ai vari Grillo e Fassina, che hanno festeggiato l’esito del referendum. E poi, giusto la settimana scorsa, la Merkel gli ha ricordato con una certa severità tutte le riforme che l’Italia deve fare per consolidare la propria situazione di finanza pubblica. Insomma, non è tempo di voli pindarici.
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