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“IL PROGETTO DI CONTE PER IL M5S SI VEDE, QUELLO DI GRILLO QUAL È?” - TRAVAGLIO FA A PEZZI BEPPE-MAO: “CITA PRINCÌPI IRRINUNCIABILI E IMMODIFICABILI CHE PERÒ SONO GIÀ STATI PIÙ VOLTE MODIFICATI DA LUI O CON LUI. PARE NON VOGLIA ALLEANZE MA NELLA SCORSA LEGISLATURA AVALLÒ QUELLE CON LA LEGA E COL PD. E IMPOSE PURE L’ALLEANZA CON FI, LEGA, IV, AZIONE E PD NEL GOVERNO DRAGHI E CONDANNÒ A MORTE I 5S, ANCHE SE POI CONTE (CHIAMATO DA LUI) LI RESUSCITÒ NEL 2022. NESSUNO CAPISCE COSA VOGLIA, SALVO DIMOSTRARE CHE COMANDA ANCORA LUI. NON E' CHE ULTIMAMENTE GRILLO HA RISENTITO DRAGHI?"
Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”
[…] Sarebbe interessante se leader e garante avessero due progetti politici diversi. Ma qui si vede solo quello di Conte: rifondare il M5S dal basso con un’assemblea costituente dopo l’eurobatosta seguita a due buone esperienze di governo (Conte-1 e Conte-2) e a una pessima (Draghi). E rimettere tutto in discussione […]
Quello di Grillo qual è? Tra un post e una Pec, nessuno l’ha capito. Cita princìpi irrinunciabili e immodificabili […] che però sono già stati più volte modificati da lui o con lui, quindi sono rinunciabili. Pare (ma questo lo dice la fida Raggi, al terzo mandato ma disponibile al quarto) che non voglia alleanze, ma nella scorsa legislatura avallò quelle con la Lega e col Pd. E meno male, sennò avrebbe buttato nel cesso il 33%.
MARCO TRAVAGLIO E GIUSEPPE CONTE
[…] Grillo impose pure l’alleanza con FI, Lega, Iv, Azione e Pd nel governo Draghi e condannò a morte i 5S, anche se poi Conte – chiamato da lui – li resuscitò nel 2022. Ora non c’è un solo punto di programma che lo divida da Conte. Quindi nessuno capisce cosa voglia, salvo dimostrare che comanda ancora lui: il che, oltre a contraddire l’“uno vale uno”, avviene a colpi di Pec, diffide legali, avvocati e carte bollate da azzeccagarbugli.
Una spettacolare inversione di ruoli che trasforma Grillo in un leguleio alla Conte e Conte in un attivista della democrazia partecipata alla Grillo. Eppoi non comandava neppure quando poteva: i 5S li affidò prima a Casaleggio, poi al direttorio a cinque, infine a un leader unico (Di Maio e Conte), perché l’ha sempre detto di non esser fatto per la routine politica. Prende 300 mila euro l’anno per comunicare e non comunica nulla, se non qualche goccia di veleno ogni tanto contro chi lo stipendia. In campagna elettorale non si fa vedere, anzi non va proprio a votare. […] A proposito: ma non è che ultimamente Grillo ha risentito Draghi? Così almeno tutto ciò che è insensato acquisterebbe un senso.
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