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TRUMP E NETANYAHU HANNO FATTO UN BEL REGALO A PUTIN – LA GUERRA IN IRAN STA RAFFORZANDO ECONOMICAMENTE LA RUSSIA, E POTREBBE FACILITARE LA PROSECUZIONE DELLA GUERRA IN UCRAINA - L’IMPENNATA DEI PREZZI DEL PETROLIO È UNA BOCCATA D’OSSIGENO PER IL DISASTRATO BILANCIO STATALE DI MOSCA. E GIÀ SI PARLA DI RIDURRE DELLE SANZIONI OCCIDENTALI DI FRONTE ALLO CHOC DEL GREGGIO DEL GOLFO…

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Sintesi dell’articolo di Eva Hartog per www.politico.eu

 

La nuova escalation militare in Medio Oriente sta producendo un effetto inatteso: rafforzare economicamente la Russia e facilitare la prosecuzione della guerra in Ucraina.

 

Secondo Eva Hartog per Politico.eu, l’impennata dei prezzi del petrolio provocata dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha offerto al presidente russo Vladimir Putin un inatteso sollievo finanziario in un momento in cui l’economia russa mostrava segnali di crescente pressione.

 

Prima della crisi iraniana, Mosca si trovava infatti davanti a un dilemma sempre più difficile: continuare a finanziare l’operazione militare in Ucraina oppure ridimensionare la spesa pubblica per evitare un deterioramento dell’economia interna.

 

Le entrate energetiche stavano diminuendo e il bilancio statale russo per il 2025 era stato costruito su un prezzo di riferimento del petrolio Urals di circa 59 dollari al barile. A gennaio, inoltre, le entrate energetiche erano scese al livello più basso dal 2020, aggravando il deficit fiscale.

 

Le sanzioni occidentali, l’aumento dei tassi di interesse e la carenza di manodopera stavano mettendo sotto pressione l’economia russa e creando tensioni tra il ministero delle Finanze e la banca centrale su come contenere i danni.

 

Come osserva l’analista Sergey Vakulenko del Carnegie Russia Eurasia Center, il governo russo stava iniziando a valutare tagli alla spesa e persino una moderata riduzione delle spese militari, pur senza considerare seriamente la fine della guerra.

 

La situazione è cambiata bruscamente quando Israele ha colpito infrastrutture petrolifere iraniane e il conflitto si è esteso nella regione. Le tensioni nel Golfo Persico e il rallentamento del traffico nello Stretto di Hormuz hanno fatto salire rapidamente i prezzi del greggio, che hanno superato i 100 dollari al barile, il livello più alto dalla metà del 2022.

 

Per la Russia, grande esportatore di energia, questo aumento rappresenta una vera e propria boccata d’ossigeno. Vladimir Milov, ex viceministro russo dell’Energia oggi oppositore del Cremlino, ha definito l’impennata dei prezzi un “regalo” inatteso per Mosca: un flusso di entrate che permette al governo di continuare a finanziare la guerra senza affrontare subito decisioni economiche dolorose.

 

Il nuovo contesto internazionale potrebbe inoltre ridurre l’impatto delle sanzioni occidentali. Con l’aumento dei prezzi globali e il timore di una carenza di approvvigionamenti, i principali acquirenti di petrolio russo — soprattutto India e Cina — potrebbero essere disposti a pagare prezzi più alti. In modo significativo, il Tesoro statunitense ha anche concesso una deroga temporanea di 30 giorni che permette all’India di continuare ad acquistare greggio russo per garantire la stabilità del mercato globale. Alcuni segnali provenienti da Washington suggeriscono perfino un possibile allentamento delle restrizioni sulle esportazioni energetiche russe.

 

Il Cremlino ha rapidamente cercato di sfruttare la situazione. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha ribadito che la Russia resta un fornitore “affidabile” di petrolio e gas, mentre l’inviato economico Kirill Dmitriev ha definito l’aumento dei prezzi una prova che la decisione europea di ridurre la dipendenza dall’energia russa è stata un “errore strategico”.

 

Nonostante l’ottimismo del Cremlino, molti analisti invitano alla cautela. Gli effetti positivi per l’economia russa dipenderanno soprattutto dalla durata della crisi. Secondo Milov, per produrre un impatto significativo sul bilancio statale il petrolio dovrebbe restare sopra i livelli attuali per circa un anno. Un aumento temporaneo dei prezzi, al contrario, servirebbe solo a rinviare le difficili decisioni fiscali.

 

La guerra in Medio Oriente potrebbe inoltre avere conseguenze indirette sul conflitto in Ucraina. Con l’attenzione e le risorse militari statunitensi concentrate anche sul Golfo, gli arsenali occidentali destinati a Kiev potrebbero ridursi più rapidamente. Secondo alcune fonti citate nell’articolo, la Russia avrebbe persino fornito intelligence all’Iran per aiutarlo a colpire obiettivi militari americani nella regione.

 

In questo contesto, conclude Hartog, la crisi iraniana — pur mettendo in discussione l’immagine della Russia come protettrice dei propri alleati dopo l’uccisione della guida suprema iraniana — rischia comunque di trasformarsi in un vantaggio strategico per Mosca, rafforzando temporaneamente le finanze del Cremlino e prolungando la capacità russa di sostenere la guerra in Ucraina.