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TRUMP STA ANDANDO IN TILT! - LA BASE "MAGA" FATICA SEMPRE DI PIÙ A DIGERIRE LE MATTANE DI "THE DONALD" ED È INCAZZATA PER IL COSTO DELLA BENZINA, SEMPRE PIÙ ALTO A CAUSA DELLA GUERRA IN IRAN: LA POPOLARITA' DEL GANGSTER DELLA CASA BIANCA E' SEMPRE PIÙ BASSA (37%) E SOLO IL 34% DEGLI AMERICANI SI FIDA DELLA SUA POLITICA ECONOMICA - ALLE PROSSIME ELEZIONI DI MID-TERM, LA SCONFITTA DEI REPUBBLICANI ALLA CAMERA È ALTAMENTE PROBABILE, E CRESCONO LE POSSIBILITÀ CHE I DEMOCRATICI CONQUISTINO ANCHE IL SENATO - GLI SCAZZI INTERNI AL PARTITO: AI PARLAMENTARI REPUBBLICANI NON PIACE CHE TRUMP ABBIA TROVATO UN ESCAMOTAGE PER NON DOVER CONSULTARE IL CONGRESSO PER CONTINUARE IL CONFLITTO IN IRAN...
Estratto dell'articolo di Mattia Ferraresi per "Domani"
Sono molte le tempeste stellari che stanno agitando la galassia trumpiana. L’ultima è quella che porta il nome di Tulsi Gabbard: la direttrice dell’intelligence americana, nominata all’inizio del secondo mandato Trump, ha rassegnato le sue dimissioni. La ragione ufficiale è che intende sostenere il marito nella sua battaglia contro una «forma estremamente rara di cancro alle ossa».
Gabbard lo ha già notificato al presidente e il suo ultimo giorno di lavoro sarà il 30 giugno. In realtà a detta dei media Gabbard sarebbe stata «costretta» al passo indietro: scettica sul coinvolgimento americano in guerre all’estero, la numero uno della National Intelligence sarebbe stata esclusa dalla pianificazione della cattura di Nicolas Maduro.
L’annuncio arriva a poche settimane dall’addio del suo più stretto consigliere, Joe Kent, che aveva postato una lettera in cui criticava Israele per aver ingannato Trump e averlo spinto a credere che il regime di Teheran fosse una minaccia imminente.
DONALD TRUMP - GUERRA ALL IRAN E URANIO ARRICHITO
Secondo fonti dell’amministrazione, nelle ultime settimane erano circolate indiscrezioni su un possibile abbandono dell’incarico, nonostante smentite precedenti da parte della stessa Gabbard. È un fatto che la sua stagione alla guida dell’intelligence americana sia stata caratterizzata da tensioni e attriti con la Casa Bianca sull’Iran.
Ed è sempre il conflitto in Medio Oriente a scatenare il peggior cortocircuito nel partito repubblicano da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Infatti i leader del Gop alla Camera hanno cancellato in fretta e furia il voto su una risoluzione che avrebbe limitato i poteri di guerra di Trump in Iran, temendo una sconfitta della maggioranza, sempre più spaccata sulla guerra (e non solo).
pete hegseth e donald trump - guerra all iran
La risoluzione, presentata dai democratici, avrebbe imposto al presidente di ottenere un’autorizzazione del Congresso per proseguire le operazioni militari contro Teheran. Il voto precedente, il 14 maggio, si era concluso con un pareggio di 212 a 212, con varie defezioni a destra. Il singolo voto di un democratico aveva salvato la maggioranza.
Giovedì, con il deputato ribelle Thomas Massie assente dopo la sconfitta alle primarie orchestrata da Trump, e con Brian Fitzpatrick e Tom Barrett pronti a votare a favore della risoluzione, come avevano già fatto la settimana precedente, il conteggio era ulteriormente peggiorato. Jared Golden, il democratico che aveva votato contro le precedenti risoluzioni, aveva annunciato che questa volta avrebbe cambiato posizione, e così la leadership repubblicana ha preferito la ritirata.
DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH
Lo speaker della Camera, Mike Johnson, aveva rinviato il voto già mercoledì, dicendo che c’era un problema di presenze. Giovedì la situazione non è migliorata, e i leader hanno rinviato la discussione al rientro dalla pausa per il Memorial Day, a giugno. Il deputato Fitzpatrick, che Trump aveva attaccato il giorno prima, ha detto che «non rendiamo conto a nessun partito né a nessuna persona qui a Washington». Le reazioni democratiche sono state immediate. [...]
La guerra in Iran è iniziata senza un’autorizzazione del Congresso, e il termine di sessanta giorni previsto dal War Powers Act del 1973, oltre il quale il presidente è tenuto a ottenere l’approvazione, è già scaduto. [...]
Non tutti i repubblicani accettano questa lettura. Fitzpatrick e Barrett, entrambi sotto pressione per la rielezione nei rispettivi collegi, hanno già votato a favore di due risoluzioni per limitare i poteri bellici dell’esecutivo. Massie è stato fin dall’inizio il principale sponsor repubblicano dell’iniziativa insieme al democratico Ro Khanna.
DONALD TRUMP ANNUNCIA L ATTACCO ALL IRAN
«Il gasolio è a sei dollari e la benzina a cinque, e la gente non può permettersi i fertilizzanti a causa di questa guerra», ha detto Massie dopo il voto del 14 maggio. Trump, interpellato sulla popolarità del conflitto, ha risposto ai cronisti: «Tutti mi dicono che è impopolare, ma io penso che sia molto popolare quando la gente capisce che riguarda le armi nucleari, armi che potrebbero distruggere Los Angeles».
I sondaggi raccontano un’altra storia. Secondo Abc e Washington Post di fine aprile, il tasso di popolarità di Trump è sceso al 37 per cento, il 66 per cento degli americani è contrario alla gestione della guerra in Iran. Sull’economia le cose vanno anche peggio. Il 34 per cento degli americani è soddisfatto della gestione economica, su inflazione e costo della vita il consenso non raggiunge il 30 per cento. I democratici guidano i sondaggi nazionali sulla Camera con un vantaggio di 49 a 44 punti. [...]
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