DAGOREPORT – SCHLEIN E CONTE SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE, SCIORINANDO UNA MINCHIATA DOPO L'ALTRA –…
VANNACCI A STELLE E STRISCE – IL GENERALE CON LA VALIGIA PREPARA UN TOUR PRE-VOTO NEGLI USA PER ALLACCIARE I CONTATTI CON IL MONDO MAGA, VISTI GLI APPREZZAMENTI NEI SUOI CONFRONTI DI STEVE BANNON, GIÀ STRATEGA DI TRUMP - OSPITE D’ECCEZIONE A ORVIETO È STATO L’EURODEPUTATO DI AFD MARC JONGEN, CHE HA PORTATO L’ENDORSEMENT DELLA "CAPA" DEL SUO PARTITO ALICE WEIDEL – IL DEPUTATO DI FUTURO NAZIONALE DOMENICO FURGIUELE, CANTICCHIA 'GIOVINEZZA', L’IDEOLOGO LORENZO GASPERINI TUONA: “NON MORIREMO COME GIANFRANCO FINI” - LAURA RAVETTO RICORDA CHE “MELONI È UNA CANDIDATA VALIDA PER IL QUIRINALE, MA QUESTO SAREBBE POSSIBILE SOLO SE SI FACESSE UN ACCORDO” – NEL POPOLO DI VANNACCI IL NIPOTE DEL DUCE, I FILO-RUSSI, GLI EX FDI: PREVALENTEMENTE MASCHI, AVANTI CON L'ETÀ E CON UN PASSATO NELLA...
1 - GLI ANTIEUROPA E I FILORUSSI LE TRUPPE SHOCK DEL GENERALE
Concetto Vecchio per “la Repubblica” - Estratti
“Pulizia!», questo si aspetta il militante vannacciano giunto dalla Calabria. «Una grande pulizia!», aggiunge. Ed è questo che s'immagina farà l'Afd, il partito fratello, in Germania: «Ma quali neonazisti! Ripristineranno ordine, disciplina, educazione».
Vannacciani visti da vicino. L'Italia che sogna il Generale a palazzo Chigi. In larga parte maschi, avanti con l'età.
Alle otto del mattino i primi sono già in fila davanti al Palazzo del Capitano del Popolo ad Orvieto per non perdersi i posti migliori (la sala ne contiene soltanto cinquecento, centinaia rimarranno fuori) per la giornata finale del Forum dell'Indipendenza italiana di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. «Perché dobbiamo rovinarci per l'Ucraina?» si domanda Pietro Marconi, 76 anni, arrivato da Bergamo. Per l'Europa. «Ma l'Europa è una parola vuota».
E perché invece dovremmo acconciarci con Putin? «Perché abbiamo con Mosca delle affinità maggiori che con l'Europa e l'America». Stupore. «Simpatia momentanea», precisa. Marconi è sempre stato a destra.
«Provengo da Fratelli d'Italia. Li ho lasciati: erano troppo timidi». Una signora aggiunge che con la Russia bisogna fare sì accordi, ma «solo per un fatto commerciale, non certo ideologico». Frasi uguali a quella che pronuncerà più tardi Edoardo Ziello, uno della sporca dozzina: «È giusto farlo per alleggerire le spese degli italiani». Ma non è anche questa un'ideologia?
In sala, tra i primi a prendere posto, c'è anche Cristiano De Eccher, da ragazzo dirigente di Avanguardia nazionale nel Nord est, un altro che poi è transitato in Fratelli d'Italia: da senatore, nel 2011, presentò un disegno di legge costituzionale per abolire il divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista.
Pure lui deluso dal melonismo. E quando Marc Jongen, l'eurodeputato dell'Afd nato a Merano - la guest star di ieri - cita Julius Evola «in rivolta contro il mondo moderno», De Eccher si alza in piedi con aria sognante, applaude freneticamente, trascinando in un baleno l'intera sala. Massimo Arlecchino, ex Msi, fondatore di An, alemanniano storico, chiede l'applauso anche per Caio Cesare Mussolini, il cui bisnonno era il Duce. Pure qui: tutti in piedi. Eppure la signora all'ingresso si era lamentata con i giornalisti che insistono con il fascismo e con il nazismo.
Domenico Giannetta Roberto Vannacci Domenico Furgiuele
Comunque le cose si capiscono sempre andando nei posti. A un certo punto Lorenzo Gasperini, 34 anni, ritenuto l'ideologo del vannaccismo, un ex leghista toscano molto sicuro di sé («non vogliamo morire come Gianfranco Finiii» urla), mostra una fialetta con le lacrime della Fornero, attacca Mario Monti, accusandolo di essersi fatto nominare senatore a vita prima di essere nominato premier, «lo paghiamo con i nostri soldi e ci fa la morale!», ripete più volte lo slogan: «No al totalitarismo liberale». Per Gasperini la sinistra «vive nell'antifascismo isterico, loro piazzale Loreto ce l'hanno in testa».
Sono frasi che mandano in delirio la platea.
Ma chi sono questi vannacciani?
Che mondo è? C'è molta militanza nera, più che la pancia del Paese con cui si vincono le elezioni. Il nemico numero uno è la Ue, «bisogna togliergli potere» dice Jongen. L'amico è Putin. Naturalmente vige intenso il culto del capo, a volte i complimenti a Vannacci sono così smaccati, («a Pontida avrebbe purificato il prato») che persino il vanitosissimo generale sembra arrossire.
I deputati si muovono insieme, come una falange, Sasso, Furgiuele, Ravetto, Ziello, lo seguono come un'ombra, fieri di questo momento magico, e a guardarli viene in mente quella annotazione che Leo Longanesi scrisse sul suo diario nel 1938: «Gli storici futuri leggeranno giornali, libri, consulteranno documenti d'ogni sorta, ma nessuno saprà capire quel che ci è accaduto. Come tramandare ai posteri la faccia di F. quando è in divisa da gerarca e scende dall'automobile?».
Laura Ravetto, che ha cambiato molti partiti, ricorda che «Meloni è una candidata valida per il Quirinale, che sarebbe possibile solo se si facesse un accordo».
(…)
2 - ITALIANI ALL’ESTERO E MONDO MAGA, MISSIONE NEGLI USA PER VANNACCI SUL VOTO LA PLATEA INCITA: NO A PATTI
Simone Canettieri per il “Corriere della Sera” - Estratti
Porterà la sua idea «di voto utile per Futuro nazionale» in America, Paese che da militare gli ha attribuito «diverse onorificenze, altro che la Russia». E anche lì racconterà — come ieri — la storia «del patriarcato mediterraneo modello Ulisse ed Enea» ai paisà con doppio passaporto che vivono a New York, San Francisco, Chicago e Washington. Ecco Roberto Vannacci, il generale con la valigia. Il leader di Futuro nazionale lavora a un tour negli Usa in vista delle elezioni. Vuole raggiungere un bacino complessivo di circa 400 mila votanti.
Il viaggio non escluderà contatti con il mondo Maga, visti gli apprezzamenti nei suoi confronti di Steve Bannon, già mente di Donald Trump.
La «trasvolata oceanica» di Vannacci viene confermata al Corriere da Massimiliano Simoni, vicesegretario e coordinatore di FnV, poco prima che inizi la giornata conclusiva del Forum per l’Italia a Orvieto. «Faremo quattro tappe — dice — partiremo con una delegazione prima di Natale o subito dopo: mancano solo le date».
Alla luce del «no» di Giorgia Meloni a un’alleanza, a Futuro nazionale non resta che «marciare per non marcire», come motteggia dal palco l’ideologo Lorenzo Gasperini — ex leghista come Simoni — che poi promette alla folla: «Non moriremo come Gianfranco Fini». Applausi, tifo da stadio, militanti in piedi, l’ex modella e showgirl Sylvie Lubamba sventola un bandierone bianco di FnV. È tutto un elogio della purezza da queste parti dove il «saluto del legionario» è prassi.
roberto vannacci foto lapresse 7
(...) I deputati come Domenico Furgiuele, che canticchia Giovinezza , si fanno i selfie mostrando tre dita della mano: «Sono Dio, patria e famiglia: che domande fa?».
L’ospite d’eccezione è l’eurodeputato di Alternative für Deutschland (AfD) Marc Jongen, che la sera prima ha fatto tardi per fortuna non in una birreria di Monaco, ma in un ristorante di Orvieto, per dichiarare guerra agli umbrichelli al tartufo. Bolla come «stupidaggini» le mire tedesche sul Sud Tirolo, cita Julius Evola tra gli applausi e porta soprattutto l’ endorsement della «capa» del suo partito Alice Weidel: «In un futuro, non lontano, ci incontreremo nelle responsabilità di governo». Profezia esplicitata anche da Gianni Alemanno, che ha fatto confluire il suo movimento Indipendenza dentro FnV: «Il generale fra 10 anni sarà premier». L’ex colonnello di An, estromesso anche dalla Fondazione di Via della Scrofa, parla male di Meloni.
STEVE BANNON - SALUTO ROMANO ALLA CPAC
In pubblico («Fa la pura, ma fu causa della degenerazione di An») e in privato («Qui abbiamo un generale con una carriera incredibile prima della politica, dall’altra Giorgia, che ha fatto al massimo la babysitter alla figlia di Fiorello»). Il clima è questo. E la consapevolezza di un accordo quasi impossibile pervade tutti, vecchi camerati e giovani futuristi. Ecco Vannacci fa l’appello al «voto utile» per sé.
Mettendoci in mezzo, dopo il solito pistolotto contro la stampa che gli chiede dei rapporti con Mosca, il «no alle armi a Kiev», «il patriarcato mediterraneo», il «no» al dl Antisemitismo e l’orgoglio nel ripudiare il femminicidio.
All’una e mezza il generale va a pranzo, come dicono i suoi, per «nutrirsi». Con la testa già in America: il paracadute è pronto.
Domenico Furgiuele
laura ravetto agora estate
roberto vannacci foto lapresse 3
DAGOREPORT – SCHLEIN E CONTE SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE, SCIORINANDO UNA MINCHIATA DOPO L'ALTRA –…
IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO…
DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO,…
DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI…
DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE…
DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI…