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Roberto Petrini per "la Repubblica"
Un concordato di massa, con centinaia di migliaia di «inviti» agli evasori a «patteggiare», per rastrellare 5 miliardi. E´ questa la soluzione che avanza all´interno del governo, confermata dallo stesso presidente del Consiglio Berlusconi che ha ammesso che sulla sanatoria c´è «una discussione in corso». La proposta è emersa dalla riunione della cabina di regia di martedì notte e porta la firma di due esponenti del Pdl, l´ "anti-tremontista" Guido Crosetto e lo specialista di questioni fiscali Maurizio Leo.
Sull´operazione tuttavia pende il punto interrogativo del giudizio del ministro dell´Economia Giulio Tremonti il quale ieri è tornato a rivendicare la politica dei «rubinetti chiusi» alla spesa pubblica: «Non aver fatto una politica di stimoli è stata una felix culpa», ha detto.
Il concordato di massa dovrebbe ricalcare quello già messo in campo nel 1994 dall´allora ministro Tremonti, e fare perno sull´istituto, già presente nel nostro ordinamento tributario, dell´«accertamento con adesione». In pratica l´Agenzia delle Entrate dovrebbe fare uno screening dei contribuenti (grazie a banche dati e anagrafi varie), individuare gli evasori ed inviare una montagna di inviti ad aderire al concordato.
La differenza con l´attuale accertamento con adesione, che consente al singolo contribuente, una volta «accertato» dalla Finanza, di optare per la via del patteggiamento, previo contrattazione con l´amministrazione finanziaria, è che l´operazione di massa non prevederebbe singole contrattazioni con l´Agenzia delle entrate, ma sarebbe del tipo «prendere o lasciare», o accetti o l´accertamento va avanti e sono guai peggiori.
Naturalmente il concordato di massa rientra nella famiglia delle sanatorie, con tutti i problemi etici conseguenti. Tuttavia il concordato tecnicamente non è un vero e proprio condono perché l´evasore viene individuato dall´amministrazione finanziaria e - secondo il progetto in discussione - l´adesione non chiude la strada ad ulteriori accertamenti e non sana i reati.
Tre le proposte sul tavolo del governo anche altre misure: si parla di una addizionale Irpef del 5 per mille sull´aliquota più alta, quella del 43 per cento (sopra i 75 mila euro) e anche di emissioni di titoli di Stato a tassa più bassi di quelli di mercato garantiti dal patrimonio pubblico.
Mentre l´efficacia del decreto sviluppo è sempre appesa al filo delle risorse, un nuovo monito arriva da parte del Quirinale: Bisogna «abbattere il debito gradualmente - ha detto Napolitano - ma a ritmo sostenuto e costante, puntando insieme ad una nuova fase di crescita». Replica di Berlusconi che è tornato sulla sua posizione di martedì («Non ci sono soldi»): «Stiamo lavorando, ma non è facile, ci sono problemi».
Per risolverli, dopo il vertice di martedì della «cabina di regia», Tremonti oggi vedrà al Tesoro i ministri per fare il punto sulle misure per lo «sviluppo». Mentre continuano i maldipancia: ieri i parlamentari della maggioranza, Urso, Ronchi e Scalia, hanno minacciato di non votare il provvedimento se sarà «senza risorse e senza riforme».
BERLUSCONI-TREMONTI
crosetto
GIORGIO NAPOLITANO
Maurizio Leo
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