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LE PERSONE CHE HANNO PIU’ DI 100 ANNI SONO RICCHE DI CELLULE IMMUNITARIE ANTICANCRO. LA SCOPERTA E' STATA FATTA DALL’UNIVERSITA’ DI OSAKA – I RICERCATORI GIAPPONESI HANNO RISCONTRATO LA PRESENZA MASSICCIA DI QUESTE CELLULE NEL SANGUE DI ALCUNI ANZIANI ULTRACENTENARI – SI TRATTA DI LINFOCITI RARI PER LA MAGGIOR PARTE DELLA VITA, CHE COMPAIONO CON L’AVANZARE DELL’ETA’: “QUESTE CELLULE POTREBBERO AIUTARE A RICONOSCERE I TUMORI PRIMA CHE DIVENTINO CLINICAMENTE RILEVABILI...” 

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Tumori cancro

(ANSA) - Nei Supercentenari si osserva un'insolita abbondanza di particolari cellule immunitarie anticancro. Lo dimostra uno studio su 28 anziani, di cui 10 con età pari o superiore ai 110 anni, condotto dai ricercatori dell'Università di Osaka e pubblicato sulla rivista Cell Reports.   

 

Nel sistema immunitario umano ci sono delle cellule specializzate, chiamate linfociti T citotossici CD4, che agiscono come dei killer identificando e uccidendo le cellule infettate e le cellule tumorali.

 

Quando una persona si ammala, questi linfociti si moltiplicano (attraverso un processo di 'espansione clonale') per contribuire a combattere la malattia. I ricercatori giapponesi ne hanno valutato la presenza nel sangue in tre diverse fasce d'età: 70-99 anni, 100-109 anni e 110 anni e oltre.     

 

I dati raccolti dimostrano che questi linfociti, rari per la maggior parte della vita, aumentano drasticamente intorno ai 100 anni e nei Supercentenari arrivano addirittura a costituire quasi un quinto di tutti i linfociti T presenti nel sangue.

 

"Anziché mostrare segni di esaurimento, queste cellule rimangono altamente attive e potrebbero aiutare l'organismo a far fronte alle minacce persistenti che aumentano con l'età", afferma il primo autore dello studio, Kosuke Hashimoto. 

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Molti di questi linfociti analizzati nello studio si erano espansi in grandi popolazioni di cellule identiche, suggerendo che avessero incontrato ripetutamente gli stessi bersagli nel corso degli anni. Sorprendentemente, i loro recettori molecolari corrispondevano a quelli trovati sulle cellule immunitarie di pazienti affetti da tumore, sebbene i Supercentenari non avessero mai avuto la malattia.   

 

"La somiglianza tra queste sequenze recettoriali e quelle trovate nelle cellule T isolate dai tumori suggerisce che queste cellule potrebbero aiutare a riconoscere i tumori prima che diventino clinicamente rilevabili", aggiunge Hashimoto.

 

"Potrebbe essere che i cambiamenti immunitari nell'età estremamente avanzata siano meglio comprensibili come una riorganizzazione del sistema immunitario piuttosto che come un semplice indebolimento". 

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