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FORZA, VENITE GENTE: NON SI RALLENTA LA SCIENZA - IN TUTTO IL MONDO GLI SCIENZIATI SONO AL LAVORO SU 158 POTENZIALI TERAPIE PER CURARE L’ALZHEIMER MA E’ DIFFICILISSIMO TROVARE I PARTECIPANTI PER LE SPERIMENTAZIONI - SERVONO ALMENO 350 MILA VOLONTARI E I CRITERI DI SELEZIONI SONO STRINGENTI - IN ITALIA LE PERSONE CHE SOFFRONO DI DEMENZA SONO OLTRE 1,4 MILIONI, DESTINATE A DIVENTARE 2,2 MILIONI ENTRO IL 2050…

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1. ALZHEIMER, 158 POSSIBILI TERAPIE MA IN POCHI PARTECIPANO AGLI STUDI CLINICI

Alzheimer

(ANSA) - La ricerca sulla malattia di Alzheimer potrebbe essere a un punto di svolta. Attualmente, gli scienziati di tutto il mondo sono al lavoro su 158 potenziali terapie e sono in corso 192 studi clinici, 8 dei quali sono in fase III, l'ultimo miglio della ricerca clinica prima di raggiungere i pazienti.

 

Tuttavia, questi passi avanti rischiano di rallentare per la difficoltà di reclutare partecipanti per le sperimentazioni. Per sostenere gli studi attivi servono infatti circa 55mila volontari, ma i criteri di selezione molto stringenti fanno sì che, per arrivarci, occorra coinvolgerne almeno 350mila.

 
È uno dei dati emersi dal Rapporto mondiale 2026 diffuso da Alzheimer's Disease International in occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer e presentato nel nostro Paese da Alzheimer Italia.

 

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Il problema principale, si rileva nel rapporto che quest'anno è dedicato alla ricerca clinica sulle demenze, è soprattutto la difficoltà di accesso agli esami specialistici e, quindi, la diagnosi spesso tardiva: questo impatta anche sulle potenzialità dei nuovi trattamenti, che agiscono soprattutto nelle fasi iniziali della condizione.

 

Per questo la campagna di quest'anno è focalizzata soprattutto su una diagnosi tempestiva. Con lo slogan "Prima lo sai, di più puoi fare", invita a un maggiore sforzo dei sistemi sanitari verso la diagnosi precoce, ma anche a prestare attenzione a dieci segnali d'allarme: perdita di memoria, difficoltà a svolgere attività abituali, problemi con il linguaggio, disorientamento nel tempo e nello spazio, scarso o ridotto giudizio, difficoltà a tenere traccia delle cose, oggetti messi nel posto sbagliato, cambiamenti dell'umore e del comportamento, difficoltà a comprendere le informazioni visive e spaziali, ritiro dal lavoro o dalle attività sociali.

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In Italia, intanto, cresce l'attenzione al nuovo Piano Nazionale Demenze presentato in occasione della Giornata. Alzheimer Italia sottolinea l'importanza di un impegno chiaro da parte delle Istituzioni, che passa innanzitutto da un finanziamento stabile del Piano. "I fondi a termine, utilizzati finora, non sono in grado di rispondere a un bisogno continuativo: chi riceve oggi una diagnosi avrà bisogno di servizi per i dieci o quindici anni successivi, non per i trentasei mesi di durata di un progetto", afferma Mario Possenti, segretario generale di Alzheimer Italia.
 

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"I passi avanti nella ricerca e la diagnosi precoce non servono se le persone poi vengono abbandonate a loro stesse. Oggi in Italia sono oltre 1.430.000 le persone con demenza, destinate a diventare 2.200.000 entro il 2050. In un Paese come il nostro, in cui la cura è ancora quasi interamente affidata ai caregiver, il sostegno all'intera famiglia è la condizione imprescindibile perché qualsiasi percorso funzioni", conclude Possenti.
 
2. LA RICERCA SU ALZHEIMER 'A UN PUNTO DI SVOLTA' MA MANCANO PARTECIPANTI AGLI STUDI

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(ANSA) - Quasi 160 possibili terapie in valutazione in oltre 192 studi clinici nel mondo, otto dei quali in fase III attesi al completamento entro il 2026. Progressi nella ricerca che rischiano di essere rallentati dalla difficoltà di reclutare partecipanti alle ricerche: ne servirebbero circa 55mila, ma i criteri di selezione molto stringenti fanno sì che occorra coinvolgerne almeno 350.000. Sono i numeri del Rapporto Mondiale 2026 diffuso da Adi - Alzheimer's Disease International in occasione della XXXIII Giornata Mondiale Alzheimer, che ricorre domani, e presentato nel nostro Paese da Alzheimer Italia.

 

Il documento è dedicato alla ricerca clinica sulle demenze, che "è in una fase di espansione senza precedenti" e ha mostrato per la prima volta che alcuni trattamenti possono rallentare la progressione della condizione.
 

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Ad ostacolare la partecipazione alle ricerche sono la difficoltà di accesso agli esami specialistici e, soprattutto, la diagnosi spesso tardiva: a livello globale si stima che il 75% delle persone che convivono con una forma di demenza non riceva una diagnosi formale: in alcuni Paesi può raggiungere il 90%. Questo impatta anche sulle potenzialità dei nuovi trattamenti, che agiscono soprattutto nelle fasi iniziali della condizione: da qui l'importanza della diagnosi precoce.

 

La campagna pone l'attenzione anche su 10 segnali d'allarme da non sottovalutare: perdita di memoria, difficoltà a svolgere attività abituali, problemi con il linguaggio, disorientamento nel tempo e nello spazio, scarso o ridotto giudizio, difficoltà a tenere traccia delle cose, oggetti messi nel posto sbagliato, cambiamenti dell'umore e del comportamento, difficoltà a comprendere le informazioni visive e spaziali, ritiro dal lavoro o dalle attività sociali.

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Secondo i ricercatori della Lancet Commission, fino al 45% dei casi potrebbe essere ritardato o ridotto agendo sui fattori di rischio: indicate come azioni positive la partecipazione ad attività cognitive, sociali e fisiche, lo stop al fumo, la riduzione del consumo di alcol e un'alimentazione sana ed equilibrata.
 
Suggerito poi di gestire obesità, diabete, ipertensione, colesterolo e perdita dell'udito, e sconsigliata la terapia ormonale in menopausa come strumento per ridurre il rischio.

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